mercoledì 19 aprile 2017

Convento di Santa Caterina d'Alessandria




Il Convento di Santa Caterina d'Alessandria - contiguo all'omonima chiesa - si trova a Piazza Bellini, proprio di fronte le normanne "Martorana" (Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio) e Cappella di San Cataldo. Lo storico edificio, per volontà della Curia, viene finalmente aperto al pubblico. Lo scrivente, stretto in un gruppo di una trentina di visitatori - varcato un passaggio nell'ala destra del transetto della Chiesa di Santa Caterina -, si trova immerso in un affascinante scenario che nel suo divenire evoca atmosfere mistico-contemplative o rimanda ad aspetti materiali quali l'organizzazione del monastero e l'attività culinario-commerciale. Una leggiadra fanciulla guida tra i segreti di quel luogo elargendo notizie afferenti la sua storia, l'architettura, l'arte e quant'altro. Così apprendo, tra l'altro, che l'Istituto monastico sorse grazie ai lasciti testamentari, risalenti al 1310 circa, della nobile Signora Benvenuta Mastrangelo (Magistro Angelo) e della madre Palma che includevano alcuni preesistenti immobili affacciati sul Cassaro (l'odierno Corso Vittorio Emanuele).
Il Complesso, completato nel 1329, fu inizialmente chiamato  "Santa Caterina delle donne" in quanto destinato a donne in cerca di redenzione. Nel quattrocento  subentrarono le suore di clausura, il cui numero si moltiplicò rapidamente imponendo, nel 1532, l'allargamento della struttura con l'acquisizione dei fabbricati (sul Cassaro) dirimpettai, tra cui l'edificio di culto che in seguito si sarebbe trasformato nell'odierna Chiesa di San Matteo. Varie vicissitudini, negli anni, assottigliarono quel numero fino a due unità che, in tempi relativamente recenti, furono trasferite. La struttura in futuro, salvo ripensamenti, dovrebbe ospitare un Museo etno-antropologico.






Una coloratissima statua di Santa Caterina con la ruota, simbolo del suo martirio, accoglie i visitatori che si avviano - come prima tappa - verso la Sala della Priora.
Caterina fu una principessa cristiana diciottenne che nel 305 subì - miracolosamente senza danni - lo strazio della ruota dentata. Quindi venne decapitata.  All'epoca, sulle sponde del Nilo governava il romano Massimino Daia che prima cercò di condurre al paganesimo la giovane donna, poi le propose di sposarlo. Ricevette due dinieghi che scatenarono la sua ira funesta. 
Secondo leggenda, gli angeli raccolsero il corpo esanime di Caterina e lo custodirono sul Monte Sinai. In quel luogo l'Imperatore Giustiniano, nel 700, volle un Monastero titolato alla Vergine d'Alessandria.


SALA DELLA PRIORA





La Sala della Priora presenta ampi armadi murali ad arco ribassato ed un antico pianoforte a coda. Alle pareti sono quadri e ceroplastiche realizzate dalle monache. Dal soffitto emergono decorazioni lavorate a fresco.











Sulla parete in fondo al corridoio una grata a maglie larghe, corredata di uno sportellino, consentiva alle religiose di ricevere la Comunione.

SACRESTIA

La sacrestia è riccamente addobbata con affreschi sulla volta e lesene scanalate alle pareti. Festoni e ghirlanda, a rilievo, accompagnano il pellicano (simboleggia Gesù) che si squarcia il petto per nutrire con il sangue i suoi  piccoli (gli uomini, purificandoli dal peccato). Il pavimento è maiolicato. Un doppio leggìo reca il Messale.
















PORTICATI E ANDITI

La foto di Leo Sinzi mostrano due dei tre porticati con volta a crociera. Alle pareti si possono ammirare diverse tele, una edicola votiva con la Santa Madre Vergine ed un Crocifisso.





Una scala di marmo grigio (presumibilmente tratto dal vicino Monte Billiemi) ascende uno degli anditi con volta a botte.

ARCHI TRECENTESCHI





Elementi architettonici del XIV secolo - tra i quali emergono tre archi ogivali e una coppia di colonnine tortili - appartennero (forse) alla dimora di Giorgio d'Antiochia (1090-1151) che, già in avvio dei lavori sarebbe stata accorpata, grazie alla munificenza dei propretari dell'epoca,  al nascente complesso monastico. L'Antiocheno, la cui immagine musiva è rintracciabile in una delle pareti del sottocoro della "Martorana", fu potente ammiraglio della flotta di Ruggero II.

SALA CAPITOLARE E CUCINE


Il trecentesco arco a sesto acuto immette nella Sala capitolare  (soffitto ligneo quattrocentesco sorretto da una colonna marmorea), in cui si studiavano le regole dell'Ordine domenicano. La Sala è contigua alle Cucine.

CHIOSTRO MAGGIORE

















Il Monastero si articola attorno a due cortili.
Il Maggiore (cinquecentesco), dal pavimento
maiolicato, accoglie una Fontana monumentale
- talentuosa opera di Ignazio 
Marabitti (*1719 +1797) - con vasca
 quadrilobata, conchette a conchiglia
  e statua di San Domenico in 
posizione sommitale. Nell'angolo
 settentrionale dello spiazzo si erge 
l'imponente campanile della chiesa,
 mentre in quello orientale è un 
obelisco con simbolo domenicano 
a rilievo, già torre d'acqua.
La balconata sul lato occidentale reca, ad intervalli regolari, delle artistiche fontanelle dalle quali le religiose, uscendo all'aperto, attingevano l'acqua per le loro necessità.




Le singole suore, impegnate periodicamente nel digiuno, indicavano le assenze dal desco estraendo dai tabelloni forati le cordicelle che sporgevano accanto ai rispettivi nomi.

REFETTORIO




Il refettorio mantiene la disposizione originaria dei tavoli. Alla Badessa era riservato il posto centrale dello scranno ligneo addossato alla parete di fondo.


 DOLCERIA









Dopo l'espropriazione dei beni ecclesiastici (1866/67), determinata dalla ventata anticlericale che seguì l'unità d'Italia, le monache di Santa Caterina  aguzzarono l'ingegno per procurarsi i mezzi di sostentamento. Fu così che cominciarono a commercializzare i famosi dolci che per oltre un secolo (fino agli anni settanta del '900) deliziarono il palato dei palermitani e non solo. Tra gli altri ricordiamo i "frutti di martorana" - in pasta di mandorle - il cui nome rimanda alla dirimpettaia Chiesa della "Martorana". La Dolceria conserva dozzine di stampi in gesso dalle svariate forme: frutti, pecorelle, chiavi di San Pietro, Sante ecc..

Il martirio di Sant'Agata, che l'iconografia suole rappresentare con i seni tagliati e deposti su un vassoio, ha ispirato alle talentuose suore un altro delizioso dolce a base di pasta di mandorle, ricotta zuccherata e ciliegia candita: le "minni di vergini".

LE RUOTE












Ogni ruota del convento, oltre ad impedire il contatto visivo tra le monache ed i visitatori, assolveva ad un compito specifico. Quella sovrastata da una ampia grata, ad esempio, serviva per ordinare, ricevere e pagare i succulenti dolci monacali.

CONFESSIONALI





Le cellette-confessionali del monastero presentavano piccole aperture schermate da doppia lastra metallica nella quale erano stati praticati dei fori per consentire al sacerdote di raccogliere le confessioni sistemandosi in una delle cappelle sul lato destro dell'attigua Chiesa.


I prospetti - alquanto anonimi - del Convento, vantano una interessante peculiarità: quello prospicente Via degli Schioppettieri ingloba nella propria base un tratto delle antiche Mura Puiniche.



Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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2 commenti:

carmelo ha detto...

Le foto della sorgente acqua santa sono bellissime ed uniche come al solito complimenti

Leo Sinzi (zio-silen) ha detto...

Ringrazio Carmelo per la sua cortesia.