domenica 26 marzo 2017

Palazzo delle Poste di Via Roma: "dal littorio al decò"


L'iniziativa culturale le "Vie dei Tesori" ogni anno offre la possibilità di visitare siti solitamente chiusi al pubblico.
Una leggiadra fanciulla guida i visitatori elargendo interessantissime notizie storico-artistiche.
Così apprendiamo che il Palazzo fu realizzato nel 1934, in pieno regime fascista, su un terreno in parte ceduto dai Padri Filippini dell'Olivella.
Progettista fu l'Architetto bolognese Angiolo Mazzoni (*1894 +1979).
Lo stile è tipico del razionalismo italiano con chiare influenze liberty-decò negli interni.
Elementi architettonici caratterizzanti la facciata sono: l'imponente colonnato (alto 30 m.), la vasta scala di porfido, le due vasche laterali, i due bassorilievi sommitali (autore: Napoleone Martinuzzi *1892 +1977) con le figure allegoriche dei Messaggeri alati, il rivestimento in marmo proveniente dal vicino Monte Billieni.
Immagini d'epoca mostrano un triplice fascio littorio stilizzato (stessa altezza dell'edificio) affiancato al prospetto di destra. Venne distrutto in seguito alla caduta del regime.




 
SX: Il pronao, con volta a botte, separa il colonnato dal salone con gli sportelli utenti. DX: Uno dei Messaggeri alati di Martinuzzi.




Il fianco sinistro dell'edificio presenta una mastodontica statua di San Cristoforo con il Bambino, opera di Benedetto De Lisi junior (*1898 +1967).


 
Uno dei due cortili accoglie la gigantesca statua di un milite supino: Monumento ai caduti postelegrafonici della guerra 1915-1918, dello scultore ravennate Domenico Ponzi (1891-1973). Le foto danno un'idea delle dimensioni dell'opera: gli scarponi, ad esempio, superano in altezza un'automobile.

 
SX: Scala con accesso dal cortile. DX: Busto di Umberto I, Re d'Italia dal 1878 al 1900.


La Sala del Consiglio, in particolare, ha valore museale con varie tele, tra le quali i cinque dipinti futuristi in tema di "Comunicazioni" di Benedetta Cappa (*1897 +1977), allieva di Giacomo Balla e consorte di Filippo Tommaso Marinetti (*1876 +1944), fondatore nel 1909 del Futurismo, movimento artistico di avanguardia culturale.


 
Due quadri dell'artista futurista Tato (Guglielmo Sansoni *1896 +1974) ricordato anche per l'aeropittura.

L'arredo venne realizzato dalle Officine Ducrot con le quali collaborò come dirigente progettista il pittore Manlio Giarrizzo. Dette Officine erano ubicate nei padiglioni che oggi ospitano i Cantieri Culturali della Zisa. Le pareti della Sala del Consiglio sono rivestite di pregiato marmo rosso di Trapani. Il lampadario è corredato di vetri di Murano. Le sedie rivestite di rame e marocchino rosso nacquero dall'estro di Angiolo Mazzoni Architetto del Ministero delle Comunicazioni dell'epoca..



Il Palazzo custodisce, tra le pregevoli sculture, una Diana cacciatrice di Corrado Vigni, nonchè tende di lino ricamate con motivi relativi alle "Comunicazioni", opere di Brunas (Bruna Somenzi).

Benedetta Cappa Marinetti: Terra - Mare - Aria


Benedetta Cappa Marinetti: Telegrafia - Radiofonia.


 
Sulla sinistra l'opera futurista di Piero Bevilacqua (Televisione degli albori), a destra un saloncino in stile. Di rilievo artistico anche la Sala del Direttore con due affreschi futuristi concernenti le Comunicazioni marittime e terrestri e la Sala Stampa.



L'immagine a destra si riferisce alla scala marmorea che conduce agli uffici.


L'edificio nel 1988 fu danneggiato da un incendio e successivamente restaurato.




Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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