sabato 18 giugno 2016

Chiesa di Maria SS. della Purificazione

 Chiesa di Maria SS. della Purificazione, interna all'Albergo delle Povere.

L'edificio di culto - prospicente il cortile d'accesso al Real Albergo dei Poveri - risale all'ultimo scorcio del XVIII secolo. La sua consacrazione avvenne nel 1779, sotto il regno di Ferdinando III di Borbone (Re Nasone).  Il prospetto barocco - in pietra da taglio -  si presenta alquanto dinamico nel rincorrersi delle linee ardite da cui emergono le cornici aggettanti, le colonne in marmo di Billiemi (doriche nel primo ordine e ioniche nel secondo), le nicchie, il portale con trabeazione recante un fregio dalle geometriche  metope, il timpano arcuato e spezzato al pari di quello sommitale (triangolare) che mostra al centro un oculo ovale, gli orologi dei due armoniosi campanili, i vasotti laterali.
Il complesso che accoglie la chiesa venne progettato - nel 1746 - dall'architetto Orazio Furetto (*1714 - +1785), regnante Carlo, padre del succitato Ferdinando. La costruzione fu seguita anche da Venanzio Marvuglia (*1729 +1814) e Nicolò Puglia (1772 ca. +1865).


L'aula, a navata unica, presenta sei cappelle laterali (tre per lato). Il presbitereio è anticipato da un imponente arco trionfale che reca in sommità un gruppo scultoreo in stucco.

Gioacchino Martorana (*1735 +1779) fu l'autore del cromatico affresco absidale realizzato su finte architetture di altro pittore. Nella foto a DX si può ammirare il  tabernacolo, un tempo decorato con lapislazzuli (asportati da mano criminale).



















Il gruppo scultoreo di scuola serpottiana posto sopra l'arco di trionfo è percorso da un cartiglio con il salmo che richiama la precipua missione del Real Albergo: "Pauperes Saturabo Panibus" (Sazierò di pane i poveri). Sopra il taberbacolo una mensola sostiene l'immagine di Santa Maria della Purificazione (seconda metà XVIII secolo) in cornice ovale - dai richiami barocco-rococò - corredata di simbolo mariano.
















La cupola, disegnata a spicchi, culmina in un lanternino. Le due ali del transetto - chiuse da inferriata e rosta - offrono originali soluzioni architettoniche quali il doppio coro sovrapposto, i balconi angolari e la tribunetta.

 


 


 





Gli altari laterali, in marmi policromi, sono decorati, a rilievo, con una corona d'alloro posta al centro del fronte a simboleggiare la gloria, l'immortalità dell'anima, il martirio. Due candide conchiglie alle estremità ricordano la vita, la resurrezione, la purificazione dal peccato (legata all'acqua). La conchiglia inoltre è emblema mariano in quanto portatrice, bianca e pura, della perla (Cristo). E poi come dimenticare la capasanta della Galizia cucita sull'abito dei pellegrini in cammino verso Santiago di Compostela.
Due aperture ovali con schermatura di ottone sono visibili ai fianchi degli altari: consentivano alle ospiti dell'Albergo di confessarsi evitando ogni contatto con il sacerdote.


 
La foto sopra mostra la volta a botte movimentata da vele e festoni che avvolgono le finestre. Sui cornicioni longitudinali si aprono una serie di palchi protetti da parapetto in ferro battuto, dai quali gli  ospiti del Ricovero - specialmente gli orfanelli (divisi per sesso) - assistevano alle funzioni religiose.

I balconi nel sottocoro erano destinati ai musici.
 Le porticine sotto i balconi conducevano a due locali di servizio.




Lapide dedicata a Francesco Paolo Gravina, Principe dei Palagonia (*1800 +1854) in ricordo della chiusura - il 30 ottobre 2000 - del processo di beatificazione. Il Gravina, Pretore di Palermo dal 1832 al 1834, presiedette anche la Commissione Centrale per la Sanità. Nel 1835 fondò il Deposito di Mendicità che accolse circa cinquecento indigenti. Dal 1839 fu eletto Presidente dell'Albergo dei Poveri, Struttura in grado di ospitare oltre mille persone. Dedicò la sua esistenza alle opere di carità ed all'assistenza degli infermi. Nel 1847 istituì l'Ordine religioso delle Suore di Carità del Principe di Palagonia.






Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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