venerdì 6 maggio 2016

Seminario dei Chierici: Immagini

 
Il Seminario dei Chierici, allungato sul Cassaro (odierno Corso Vittorio Emanuele),  si ritrova a fare da cortina settentrionale a buona parte di Piazza della Vittoria e Villa Bonanno. Dal 1840 - su iniziativa dell'Arcivescovo Ferdinando Pignatelli (*1770 +1853) - condivide l'austera facciata con il Palazzo dell'Arcivescovado (risalente al 1460). Il cinquecentesco edificio è contiguo al Quartiere Militare San Giacomo. Dista pochi metri dal normanno Palazzo Reale e dalla Cattedrale. A occidente è separato dal secentesco Palazzo Regio della Catena (oggi di proprietà dell'ARS) da un passaggio murato (ex Vicolo San Crispino) che un tempo introduceva all'alloggio del "Mastro di Campo" (comandante delle truppe acquartierate nello slargo, interno al Piano della Galca, titolato a S. Giacomo).
La struttura, destinata ad accogliere l'Istituzione formativa dei potenziali presbiteri, fu voluta, nel 1580, dall'Arcivescovo Cesare Marullo (+1588), le cui spoglie riposano in un sarcofago all'interno della Cripta del Duomo normanno di Palermo. Il progetto venne commissionato all'Architetto Giorgio Di Fazio, attivo in città dal 1559 al 1592, anno del decesso.
I lavori furono avviati il 7 marzo 1583 (vedi foto sotto: lapide gaginiana) e conclusi nel 1591, con l'arcivescovo Don Diego De Ajedo (*1589 +1608). 



 
SX : Ingresso del Cassaro. Sull'architrave due angiolini, opera di Vincenzo Gagini (*1527 +1595), reggono un cartiglio marmoreo con la scritta: "SEMINARIUM CLERICORUM". DX: Una artistica lapide del medesimo  scultore, posta nell'androne che immette nel chiostro, ricorda le origini del fabbricato: 7 Marzo 1583.


SX: Altra immagine del portoncino d'ingresso. DX: Corsia meridionale del chiostro con volta a crociera retta da archi a tutto sesto e colonnato dai richiami tuscanici.

 Il porticato del chiostro si apre sul cortile acciottolato e disegnato con basole in pietra.


 

 I giovanissimi ciceroni, che nella "Giornata FAI" accompagnano i numerosi visitatori, forniscono preziose notizie su storia, arte, architettura del luogo.
Chiariscono, ad esempio, che la bicroma sopraelevazione del terzo piano, i cui decori - opera di stuccatori siciliani del XVIII secolo - fanno pensare ad una cappella, in realtà contiene il voluminoso meccanismo dell'orologio - dalle bronzee lancette - che svetta al centro della facciata di Corso Vittorio Emanuele. 


 Il terzo ordine -  nella foto di Leo Sinzi - venne realizzato attorno alla metà del settecento.
 Al centro è visibile l'andito arcuato che immette nello scalone della stessa epoca.



Il loggiato del chiostro ripartito su due ordini.

CAPPELLA DELL'IMMACOLATA
Dal portico del secondo ordine si accede alla Cappella dell'Immacolata (metà del XVIII secolo) che sostituì quella del piano terreno recante tracce dell'edificio di culto un tempo noto come Chiesa di Santa Barbara la Sottana, parzialmente distrutto per far posto al nascente Seminario, da non confondere con il Tempio di "Santa Barbara la Soprana" sito nello spazio che ospita l'odierna Villa Bonanno, quasi a ridosso della Regia normanna, ed abbattuto, nel 1648, per esigenze difensive (costruzione Bastioni).


Statua di Santa Barbara (1496) in marmo dipinto. Scuola gaginiana. 
Un tempo nella Chiesa (Sottana) titolata alla Santa, mentre oggi è
esposta in una sala del Museo Diocesano di Via Matteo Bonello.



 
L'edicola sull'altare maggiore accoglie nella nicchia il simulacro ligneo (Sec. XIX) dell'Immacolata e sul frontone una composizione in stucco con il  tetragramma biblico "Jahvè" iscritto nel simbolico triangolo da cui diverge una raggiera dorata.


La volta è a botte, con vele dai ricami dorati che accompagnano le luci. Nel punto più alto della parete di fondo, un cartiglio, tra testine alate, recita: APPROPIATE AD ME, INDOCTI, ET CONGREGATE VOS IN DOMUM DISCIPLINAE ("Appressatevi a me, ignoranti, e adunatevi nella casa d'istruzione") Eccl. C. 51, V. 31.



Le pareti dell'aula esibiscono quattro tele: "Santa Marina d'Antiochia di  Pisidia" - "Cristo risorto appare a Maria di Magdala e all'altra Maria" - "La conversione di Maddalena nella casa di Marta" - " Gesù con Simone il fariseo".





Le decorazioni in oro, di gusto rococò, si estendono
 anche alla cantoria soppalcata sopra l'ingresso.

 

Particolari decorativi.




Il sottocoro offre all'ammirazione dei visitatori due dipinti settecenteschi con le patrone palermitane, Santa Rosalia e Santa Oliva, ed una tela (che abbisogna di restauri) (Sec. XVIII) con l'Immacolata attorniata da un nugolo di angiolini.



SALA DEI PROFESSORI
Il Seminario dei Chierici dal 1949 ha traslocato nell'edificio della Badia Nuova, in Via dell'Incoronazione (dietro la Cattedrale). I locali sul Cassaro oggi ospitano la Facoltà Teologica di Sicilia "San Giovanni Evangelista". La foto di Leo Sinzi mostra la Sala dei Professori. La volta fu affrescata con motivi damascati e finti stucchi che fanno da cornice alle figure nei medaglioni.










BALCONE DEL VILLAREALE

Valerio Villareale (*1773 +1854)  realizzò questo splendido balcone nel 1840, nell'ambito della rivisitazione artistico-architettonica voluta dall'Arcivescovo Pignatelli. L'opera è chiaramente ispirata a quella di Vincenzo Gagini  che decora l'estremo opposto del fabbricato (lato Cattedrale).
Nelle mensole sottobalcone sono scolpite cinque teste di altrettanti insigni artisti dell'epoca: Ignazio Francesco Marabitti (*1719 +1797), scultore; Venanzio Marvuglia (*1729 +1814), architetto e pittore; Pietro Novelli (il Monrealese) *1603 +1647, pittore; Vincenzo Riolo (*1772 +1837), pittore; Giuseppe Velasco (palermitano, inteso Velasquez) *1750 +1827, pittore.





BALCONE DEL GAGINI
Vincenzo Gagini (*1527 +1595), figlio di secondo letto del grande Antonello, firmò questo balcone in marmo nel 1593, quasi due secoli e mezzo prima di quello, allocato in posizione simmetrica, del Villareale.



SX: Fregio con insegne arcivescovili all'interno del timpano spezzato posto sul portale gaginiano.
DX: Insegne del fondatore del Seminario poste sopra un cartiglio lapideo che reca la scritta: " DON CESARE MARULLO MESSINESE SICILIANO ARCIVESCOVO PALERMITANO - 1587.




Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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