lunedì 25 aprile 2016

Convitto Nazionale "Giovanni Falcone" già "Vittorio Emanuele"

L'imponente edificio rosato, che occupa l'intero lato orientale di Piazzetta Sett'angeli, prima della ventata anticlericale, culminata nella confisca del patrimonio posseduto dalla Compagnia di Gesù (1767), fu parte integrante dell'enorme complesso edilizio costituente il Collegio Massimo dei Gesuiti (1586), le cui vaste propaggini si estesero sino al Cassaro (odierno Corso Vittorio Emanuele). Nel 1778, Ferdinando III di Borbone - re di Sicilia dal 1759 al 1816 - ne volle fare un Real Convitto per i giovani rampolli dell'aristocrazia locale. Con l'avvento dell'unità d'Italia assunse il nome del Sovrano Vittorio Emanuele II di Savoia. L'attuale denominazione di Convitto Nazionale "Giovanni Falcone", Istituto Comprensivo  nasce dalla volontà di perpetuare la memoria del Magistrato martire della legalità, caduto in quel di Capaci - il 23 maggio 1992 -  per mano mafiosa.





















Il timpano sommitale del frontespizio accoglie un tondo, con doppia cornice rientrante, al cui interno è l'immagine - ad altorilievo - di Re Vittorio Emanuele sovrastata dallo stemma del Regno d'Italia.
Il prospetto neorinascimentale ottocentesco è decorato, al piano terra, da finto bugnato liscio che incornicia, arcuandosi, gli ingressi. Il secondo ordine reca al centro cinque porte-finestre balaustrate, con arco a tutto sesto, divise da lesene con capitello tuscanico. Quattro candidi balconi in pietra emergono in corrispondenza delle sottostanti  aperture passanti. I frontoni che abbelliscono le finestre sono triangolari. L'ultimo ordine è caratterizzato da una lunga teoria di finestroni rettangolari sormontati da finestrelle quadrate e racchiusi, nella parte centrale, entro lesene con capitelli corinzi.



Cortile del Convitto (già chiostro databile attorno al 1673) con porticato, oggi, su tre lati. Sulla cornice d'attico del fronte orientale emerge l'artistico orologio sovrastato da croce sabauda e la loggetta campanaria. Tra le decorazioni dei vari portali spicca una triquetra.





Un  andito conduce dal vano d'ingresso al vestibolo che a sua volta immette nel refettorio e nel cortile. Lungo la parete opposta alla "sala mensa" si possono ammirare due artistici lavatoi barocchi - realizzati con marmo del vicino Monte Billiemi. La tecnica ad altorilievo fa risaltare i delfini simbolo del Salvatore e la conchiglia portatrice, bianca e pura, della perla (Cristo), quindi simbolo mariano nonchè emblema di vita, di resurrezione, di purificazione dal peccato (legato all'acqua) e di pellegrinaggio.




Il Refettorio - risalente all'ultimo quarto del '600 - fu progettato dall'Architetto gesuita Angelo Italia (*1628 +1700). Nella parte inferiore presenta una fascia di rivestimento composta da un centinaio di pannelli lignei i cui intarsi riproducono episodi della storia del cristianesimo. Al pari dei gruppi scultorei, intagliati nel legno, che affollano le pareti.
Di notevole pregnanza artistica sono i due portali dirimpettai che recano sull'architrave lo stemma sabaudo (croce argentea su fondo rosso) e l'aquila - emblema di Palermo - che stringe tra gli artigli un cartiglio con l'acronimo S.P.Q.P. (Senatus PopulosQue Panormitanus).

















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A destra è l'immagine (ripresa da un libretto esibito dallo studente che guidava i visitatori) della statua in stucco -   restaurata nel 1997 - che rappresenta l'Immacolata Concezione, splendida opera di Giacomo Serpotta (1652 +1732), acquistata dai Gesuiti nel 1690 ed in seguito collocata in una nicchia della scala monumentale (1723), in pietra di Billiemi, con accesso dal chiostro dell'ex Collegio Massimo. Nella foto a sinistra è visibile, invece, la prima rampa della scala minore, ai cui piedi fa bella mostra di sè una fontana del XVIII secolo. 



Fontana del XVIII secolo con vasca a conchiglia di marmo grigio (forse di Billiemi). L'edicola barocca,  realizzata con marmi mischi, funge da sfondo ai simulacri del Cristo risorto e di due cherubini. Tre figure inginocchiate, di chiaro registro simbolico, sostengono la conca.


































SX: Sul primo pianerottolo dello scalone, una nicchia ospita il busto del Re Vittorio Emanuele II.
DX: Lapide commemorativa del Bollettino della Vittoria redatto il 4 Novembre 1918 dal Generale Armando Diaz.


Monumento commemorativo dei convittori caduti nella guerra 1915-18.




La foto di Leo Sinzi da contezza delle dimensioni, veramente notevoli, del corridoio del primo piano. Esso presenta eleganti volte a crociera e due aperture, verso l'esterno, alle estremità: una su Piazzetta Sett'angeli, l'altra su Vicolo del Giusino. Le sue pareti accolgono numerose testimonianze fotografiche sulla vita del Convitto nel tempo. Nicchie e rientranze custodiscono busti di ullustri personalità, quali Francesco Crispi (opera di Mario Rutelli *1859 +1941)
























La giovane guida che accompagna i visitatori lungo il corridoio, si sofferma su una foto incorniciata (scattata dal balconcino sovrastante l'ingresso meridionale della sala mensa) che evoca - a suo dire - le linee e l'atmosfera del refettorio della scuola di Harry Potter. L'altra immagine mostra una scultura contemporanea.



 







 La foto a destra mostra il Vicolo del Collegio Giusino con la facciata barocca della Chiesa di Santa Maria del Giusino, visti da una finestra dell'ex casa gesuitica.  A SX lo spendido dipinto seicentesco, restaurato nel 2007, con "la Madonna che consegna lo stendardo missionario ai santi Ignazio e Francesco Saverio" . La tela, proveniente dalla sconsacrata Chiesa di Santa Maria della Grotta,  è firmata dal messinese Francesco Calamoneri. L'opera fu acquisita dal Collegio nel 1916 ca..


Le finestre del Convitto offrono la splendida visione di Piazzetta Sett'angeli, con le absidi arabo-normanne della Cattedrale, il prospetto e la loggia della Chiesa di Santa Maria di Monte Oliveto detta Badia Nuova.




Nella porzione di Piazzetta accostata al prospetto del Convitto
 si trovano le vestigia musive di edifici di epoca romano-imperiale.







Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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