sabato 30 aprile 2016

Cimitero inglese all'Acquasanta: Immagini


Tiepido mattino di primavera. I mass media locali mi informano che grazie all'iniziativa culturale "Panormus - la scuola adotta la città" è possibile visitare l'ottocentesco Cimitero acattolico degli inglesi ... e non solo. 
Di buonora mi porto presso la marinara Borgata dell'Acquasanta (alle falde di Monte Pellegrino) che prese il nome dall'acqua miracolosa sgorgante nella Grotta sul porticciolo già al tempo della dominazione araba (831- 1072). 
In Via Simone Gulì (ex via Acquasanta), forse suggestionato dall'imminente visita, mi soffermo a rimuginare sulla tragica sorte del siciliano Gulì, Comandante del  "Principessa Mafalda", affondato con il suo piroscafo a poche miglia da Rio de Janero, il 25 ottobre 1927. 
Al civico 21 noto un gruppetto di giovani che, armati di promemoria, stazionano davanti ad un triste portale in arenaria dalle linee semplici e squadrate, appena abbellito da una scultura in stucco (evidenti i segni del tempo e dell'incuria) posta su un basamento al centro della cornice di trabeazione: dovrebbe rappresentare il Genio della salute affiancato dalle insegne reali, dall'aquila cittadina e da una benaugurante cornucopia. 
Tra architrave e cornice è leggibile la scritta: "LAZZARETTO".
Le giovani guide (studenti di una vicina scuola) chiariscono che quello fu l'ingresso esterno dell'edificio destinato - in epoche di peste e colera - al ricovero ed alla quarantena . Fu voluto, nel 1628, dal Vicerè De La Cueva, Duca de Albuquerque. All'uopo si adattarono dei vecchi magazzini, sul terreno - fronte mare - allocato appena oltre il camposanto. Si determinò quindi una sorta di commistione di spazi.
Da buon palermitano mi piace ricordare che, nel 1625, una delle epidemie provocata dal terribile morbo cessò, miracolosamente, per intercessione di Santa Rosalia. 
Nel 1771, nuovi episodi di contagio indussero Don Giovanni Fogliani Sforza d'Aragona, Vicerè di Sicilia dal 1755, a disporre l'ampliamento della struttura sanitaria.
Le emergenze che si rincorsero negli anni determinarono la sottrazione di spazi alle sepolture. 
Una rivisitazione architettonica fu commissionata, nel 1833, all'Architetto Niccolò Puglia (*1772 +1865).
Nel 1885, una cospicua porzione del Lazzaretto lasciò il posto alla Regia Manifattura Tabacchi, oggi in disuso, il resto fu acquisito dai Cantieri navali. Le linee di produzione richiesero nuove aggiunte di locali. I bombardamenti dell'ultima guerra inflissero notevoli danni al complesso industriale, che venne abbandonato. Nel prossimo futuro quel che resta della Fabbrica potrebbero essere riconvertito in albergo. 
I ciceroni in erba mi rendono edotto sulle origini del sepolcreto acattolico (e su tanto altro) che, a far data dal 1812, custodì le salme dei membri della comunità britannica presente in città.
Mi ricordano anche di come il Vicerè Francesco Maria Venanzio D'Aquino (*1738 +1795), per ragioni di salute pubblica, dal 1787 avesse vietato le sepolture all'interno delle chiese, favorendo così la nascita di nuovi cimiteri cittadini.
Nel 1851  le Autorità disposero che le inumazioni dei cattolici impenitenti avvenissero parimenti in quel luogo. Questa vicinanza forzata si protrasse fino al 1858 ca., allorchè i protestanti anglicani ottennero un nuovo pezzo di terra - separato dal precedente con barriere - in cui trasferire i propri morti.
Giuseppe Garibaldi, reduce dalla vittoria sui Borboni, nel 1860 con proprio editto accolse la richiesta di James Rose - avanzata in nome e per conto dei suoi compatrioti -  di disporre di nuove aree per le tumulazioni all'interno del Cimitero dei Rotoli. Tale spazio sepolcrale fu realizzato, nel 1837, nella confinante Borgata di Vergine Maria - su terreno donato dal Barone Bordonaro - per far fronte all'improvvisa strage provocata dal colera.
Nel 1950, gli ultimi esponenti della Famiglia Whitaker affidarono al Comune di Palermo la gestione dei due succitati cimiteri.

 
 Al cimitero si accede percorrendo un andito passante 
con un arco sul fronte interno (a sinistra nella foto sopra).


Nella foto di Leo Sinzi è visibile - in primo piano - una delle 69 tombe. La lapide, parzialmente coperta dal cartello informativo, reca un nome molto stimato dagli studiosi di culture e civiltà del passato: quello di William Harris, l'archeologo che nel biennio 1822-1823, insieme al collega Samuel Angell, scoprì le tre metope del Tempio C di Selinunte e le trasferì al Regio Museo di Palermo. Morì di malaria il 16 luglio 1823, a soli ventisette anni. 
In secondo piano si distingue il cippo, a tronco di piramide, che ricorda lo svizzero Gustav Adolf Dieder (*1815 +1860).


 



La foto di sinistra mostra il cippo, a tronco di piramide, posto in ricordo di Richard Valentini, nato a Napoli il 22 Luglio 1806 - morto a Palermo nel settembre del 1854.


Nell'immagine sono visibili la tomba (sarcofago) di Ellen Prior consorte del Banchiere Samuel e quella di Joseph Gunsburg (*1826 +1856) riconoscibile dalla colonna, abbellita da scanalature, gravante su basamento cubico.














Questo sarcofago, in origine purpureo, richiama quello dell'Imperatore Enrico VI di Hohenstaufen, padre di Federico II, custodito tra le Tombe Reali all'interno della Cattedrale palermitana. Sul retro del basamento è incisa una Goletta (un piccolo riquadro ne riporta il nome: "Ida"). Rappresentata con le vele spiegate e le bandiere, australiana e britannica, al vento. Il vascello sembra navigare sulla seguente epigrafe: "Dedicato alla memoria di Thomas Ogle ultimo capitano della barca Ida di Newcastle on Tyne".


 
In primo piano è la lapide marmorea, inserita sul fronte del basamento, che reca il nome del defunto: Francis George Hare (*1786 +1842). In secondo piano svetta il grande vaso cinerario di James William, ultimo comandante del veliero Richard Hill di Plymouth, deceduto nel 1836 a 33 anni.


Questo monumento funebre, in conci di arenaria arrotondati a comporre un cilindro, è dedicato a Guglielmina Sofia, tedesca, della Famiglia dei Baroni di Hosberg, deceduta nel 1836. L'Uroboro reca nel cerchio dei simboli (corona; pellicano che nutre i figli con il proprio sangue; spighe) che ricordano l'indole amorevole della nobildonna, molto apprezzata per l'mpegno profuso in innumerevoli opere di carità.


Il monumento a Christ Fisher presenta nel riquadro superiore (un tempo verticale) una clessidra alata, simbolo del tempo. Rilievi con lo stemma familiare (sopra l'epigrafe) ed una falce (chiaro rimando alla mietitrice) adornano i lati.



Questo cippo e le due tombe a terra (foto sotto) sono della Famiglia Gardner. Nel monumento verticale si legge: "Sacred fof Charlotte Gardner - Born in Boston Mass. USA - Died in Palermo 15 March 1865. Charlotte era coniugata con il Barone Gabriele Chiaramonte Bordonaro.


Lungo i bordi dei coperchi emergono i nomi dei due defunti: Robert Shaw Gardner , morto il 21 ottobre 1867 a soli 24 anni e Thomas Henry Eayres Gardner morto nel 1871 a 22 anni.



Il cippo con la simbolica colonna spezzata, sito al centro del cimitero, reca una frase del Poeta latino Orazio:
"Vitae Summa Brevis Spem Nos Vetat Inchoare Longam"; nella traduzione: " La brevità della vita ci vieta di principiare speranze a lungo termine

 




Nella foto a sinistra è la sepoltura, a tempietto, di Aloise Reymond Blanc, nata a Losanna nel 1823 - morta a Palermo nel 1845.









Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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