domenica 10 aprile 2016

Chiesa di San Giacomo dei Militari

Un tempo lambita dal Fiume Papireto, la Chiesa di San Giacomo dei Militari (1482) si trova all'interno del Quartiere Militare di San Giacomo (XVII secolo) che inoltre accoglie nei suoi spazi i resti della trecentesca Chiesa di San Paolo D'alga e la normanna  Chiesa di Santa Maddalena. Il "Quartiere", raramente aperto al grande pubblico, ospita la Caserma "Carlo Alberto Dalla Chiesa", affacciata sul Cassaro, sede del Comando della Legione Carabinieri Sicilia e la Caserma "Calatafimi" sede del XII Battaglione Carabinieri Sicilia.

Esaurienti pannelli informativi, posti su treppiedi lignei lungo il percorso, unitamente alle gentilissime Guide (studenti), rendono edotti i visitatori (tra cui lo scrivente) della storia, l'architettura, le opere d'arte del luogo.


 

Il Tempio, promosso dal Senato palermitano, venne definito negli anni ottanta del '400 e titolato a San Sebastiano. Agli inizi del XVI secolo entrò nella disponibilità della Confraternita degli "Scarpari", con i due Santi protettori, Crispino e Crispiniano, debitamente venerati in loco. Dal 1620 - trasferitisi i "Calzolai" nella nuova Sede di Ballarò dedicata ai due Santi precitati -  l'edificio di culto e le sue pertinenze (cedute all'edificando Sanatorio) funsero anche da  "Medicheria" delle truppe di stanza all'interno del Quartiere fortificato. La piena operatività del contiguo Ospedale della Nazione spagnola - in costruzione da quaranta anni - si ebbe a far data dal 1623. L'assistenza spirituale rimase alla chiesa quattrocentesca che trasse nuova denominazione da San Giacomo il Maggiore, Patrono degli iberici.
Nel 1874 venne sottratta ai riti religiosi.


Gli albori dell'ottocento assistettero all'intensa rivisitazione architettonica della chiesa ad opera di Salvatore Maria Marvuglia, fratello del più conosciuto Venanzio (*1729 +1814), con stravolgimenti stilistici e strutturali.
Nelle foto di Leo Sinzi è ben visibile l'ingresso principale in conci di pietra arenaria disposti a comporre l'arco ogivale,  mentre si intravede quello laterale sotto il portico settentrionale. I predetti elementi architettonici sono tornati a nuova vita dopo diversi restauri (gli ultimi nel 2008). I lavori di ripristino e conservazione hanno interessato anche l'aula (in passato utilizzata come officina meccanica): è stato ricostruito il tetto con soffitto ligneo; il pavimento - un tempo maiolicato ed oggi in cotto - è stato riportato al livello originario; hanno riacquistato pulizia ed eleganza le colonne poste a sostenere gli archi a tutto sesto ed a tripartire le navate; sono in parte tornati alla luce gli affreschi del presbiterio liberati dalle soprafetazioni; è stato eliminato il controsoffitto che nascondeva le travi lignee (quelle del presbiterio peraltro risultano ricche di decorazioni e di iscrizioni) e l'oculo del frontespizio.













L'immagine sopra (SX) mostra la porzione marginale del pavimento della navata centrale in cui si apre l'accesso (coperto da lamiera bucherellata) alla cripta provvista di colatoi degli umori cadaverici.
Nella foto a destra è la tela - a lungo custodita presso il Museo Diocesano e oggi posizionata nella Cappella rivolta a settentrione - che raffigura i Santi Cosma e Damiano intenti, rispettivamente, a medicare e visitare due ammalati. Un angelo sovrasta ed incorona i due medici. Il dipinto, della prima metà del '600, è attribuito da taluni esperti al messinese Antonino Barbalonga da altri alla scuola caravaggesca dei pittori fiamminghi.


CAPPELLA DI SAN GIOVANNI DI NAPOMUK




Nella ex Cappella (1727) dedicata a San Giovanni Nepomuceno (un tempo murata in corrispondenza dell'arco e destinata a falegnameria del complesso militare) i restauratori hanno recuperato pregevoli affreschi settecenteschi tra i quali emergono una Madonna con Bambino e la rappresentazione di un episodio della vita del Santo di Nepomuk. Il simulacro marmoreo, ivi esposto proviene dalla Gancia - Chiesa di Santa Maria degli Angeli, dove fu custodito a far data dal 1860. Risalente al 1722, è opera dell'ingegno del frate domenicano e architetto Tommaso Maria Napoli (*1659 +1725) e fu realizzata per volere di Otokar von Starhemberg, "Responsabile" del Castello a Mare  perchè facesse bella mostra di sè su un piedistallo al centro del contiguo slargo. Colà posta, con fede, per preservare la struttura dai marosi ed altre calamità. Il Martire Boemo, infatti, oltre ad essere Patrono dei Confessori, viene considerato il protettore dei ponti (nei cui pressi solitamente si trova in immagine) dagli effetti di piene ed esondazioni.
L'altare della Cappella, in verità, fino al 1877 accolse un'altra statua del Santo ceco che, con la sottrazione al culto della Chiesa di San Giacomo, venne destinata al Duomo del Santo Sepolcro di Bagheria. 





CAPPELLA DELLA MADONNA DEL ROSARIO

La cappella rivolta a meridione custodisce una splendida opera pittorica - di gusto manieristico - attribuita al fiammingo Simone De Wobreck. Sarebbe stata dipinta attorno al 1580 e raffigura la Madonna del Rosario circondata da cherubini che sovrasta quattro Santi domenicani in adorazione: Domenico, Pietro martire, Tommaso d'Aquino e Vincenzo Ferrer. In basso, al centro della composizione si racconta l'episodio dell'incontro tra il Pontefice Gregorio XIII ed il Sovrano Filippo II di Spagna, collocato temporalmente nell'ultimo quarto del XVI secolo.


La Chiesa di San Giacomo è raggiungibile da Corso Vittorio Emanuele percorrendo l'andito d'ingresso ed il cortile della Caserma Carlo Alberto Dalla Chiesa.




Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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