sabato 26 dicembre 2015

Palazzo delle Aquile: Immagini e altro

Palazzo delle Aquile, lambito ad occidente dal fiume metallico di Via Maqueda, si trova incastonato tra Piazza Pretoria che esibisce la splendida Fontana cinquecentesca e Piazza Bellini che vanta meraviglie quali la Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio (Martorana) con il suo addobbo musivo, la Cappella di San Cataldo (Sec. XII) e la cinquecentesca Chiesa di Santa Caterina
Le prime pietre del maestoso edificio vennero poste, nel XV secolo, nel cosidetto Piano del Pretore. L'alto Funzionario (Pretore), che rispondeva al nome di Pietro Speciale, si adoperò per dotare la città di una sede per l'esercizio delle funzioni aamministrative e giuridiche svolte da un collegio di dignitari in origine (XIII Sec.) chiamati Giurati (in seguito Senatori) guidati dal Baiuolo (poi Pretore).  In quel tempo (1470 ca.) la struttura era alquanto diversa dall'attuale, sia nei volumi (minori) che nella distribuzione dei locali. Una torre con merli di coronamento svettava nel prospetto rivolto a ponente. Ampliamenti e ristrutturazioni, nel tempo, vennero curati da rinomati Architetti, tra i quali Giuseppe Spatafora (seconda metà del '500); Mariano Smeriglio (albori del '600); Paolo Amato (fine XVII Sec.); Giuseppe Damiani Almeyda (tra il 1874 ed il 1891). I prospetti neoclassici, oggi visibili, risalgono al 1891 e sono caratterizzati dal colore ocra pallido dell'intonaco e dal finto bugnato che ammanta la parte di superfice libera da aperture, stemmi, lapidi commemorative, orologio e quant'altro.





Una edicola con nicchia, realizzata - in posizione centrale - al culmine del prospetto principale, accoglie "Santa Rosalia", patrona di Palermo. La scultura, del 1661, si deve all'estro di Carlo D'Aprile (*1621 +1668).

Le quattro aquile poste agli angoli sommitali dell'edificio [autore: Domenico Costantino (*1840 +1915)], quella, enorme, ad ali spiegate sopra il portale d'ingresso (Salvatore Valenti *1835 +1903) e le altre disseminate nei prospetti, nell'atrio, nello scalone monumentale e in buona parte dei locali interni, compongono quello stormo (circa cento esemplari) che ha influito, inevitabilmente, sulla denominazione di "Palazzo delle Aquile".   




Il  portale marmoreo dell'ingresso principale è caratterizzato da una trabeazione con stretto epistilo che sostiene un fregio con metope alternate a triglifi (opera di Domenico Castantino). A coronamento del portale è posta l'aquila realizzata con la tecnica dell'altorilievo da Salvatore Valenti (*1835 +1903).
In asse con l'ingresso - al centro dell'ordine sommitale - è allocato il prezioso orologio che il Sindaco del tempo, Antonio Starrabba Marchese di Rudinì, il 20 agosto 1864, acquistò dall'illustre orologiaio francese Armand Fracoise Collin (*1822 +1895) cui, tra gli altri, si devono gli orologi di Notre Dame e del Louvre.
Il pregevole strumento segnatempo è immerso in una cornice di candido marmo dalla quale rilevano due artistici grifoni ad ali spiegate. L'epigrafe sottostante recita: "Pereunt et Imputantur" (Le ore passano e non vanno sprecate). L'orologio, fermo da trenta anni, è stato riavviato - previo accurato restauro - il 4 settembre 2014.


Sulla facciata del Palazzo, il Genius Loci, nume laico, si accompagna a Santa Rosalia, protettrice religiosa di Palermo, il cui simulacro è visibile nella foto sopra. Il Genio, con il serpente che si nutre dal suo petto, simbolicamente sovrasta lo stemma coronato con l'aquila cittadina.

























Aquila - emblema di Palermo - che tiene tra i suoi artigli  il cartiglio con l'acronimo S. P. Q. P (Senatus PopulusQue Panormitanus). Collocata nel portico opposto all'ingresso; poggia su  piedistallo marmoreo impreziosito da un bassorilievo con  Cerere (Dea della Sicilia) che stringe tra le braccia il Corno dell'abbondanza (cornucopia) e la Triquetra (triscele).
Sulle origini dello stemma palermitano circolano diverse versioni. La più suggestiva vorrebbe che il capoluogo della Regione Siciliana si fosse guadagnato il privilegio di esibire nelle proprie insegne l'aquila romana grazie alla proficua alleanza con Roma nella guerra punica contro Asdrubale.




Atrio porticato.


 


Pannelli informativi, collocati strategicamente sotto i portici dell'atrio e nelle varie sale, rendono edotto il visitatore sugli ambienti che via via si incontrano e sulle numerose opere ivi esposte. Così apprendo che il gruppo marmoreo di età imperiale, visibile nella foto a sinistra, costituiva ornamento di un sarcofago;  la foto di destra mostra invece il simulacro del grande Poeta dialettale Giovanni Meli (autore: Vincenzo D'Amore (1888).


 

SX: Targa a Dante Alighieri (1921), altorilievo bronzeo di Antonio Ugo (*1870 +1956). DX: Erma cineraria con Giano Bifronte posta a rappresentare l'Alleanza tra Palermo e Roma. Alleanza ricordata dalla targa in cui si legge il nome di Lucio Cecilio Metello e dal sottostante bassorilievo con due figure simboliche.


Copertura dell'atrio in metallo e vetro.



 SX: Scalone monumentale (1827 ca.) in marmo rosso che conduce al piano nobile.
DX: Portale rinascimentale, attribuito a Domenico Gagini, con Sante Patrone palermitane riconoscibili nei medaglioni scolpiti sull'arco del frontone e con i  "Giurati", ad altorilievo, all'interno del timpano a lunetta. Tale porta è visibile lungo l'andito che conduce al secondo ingresso del Palazzo, su Piazza Bellini (lato Chiesa di Santa Caterina), riconoscibile dal portale marmoreo con architrave recante la scritta latina: PAX HUIC DOMUI (Pace in questa casa).

Nella foto di Leo Sinzi si intravede uno dei due artistici portali che si fronteggiano - circondati da lapidi parietali - in un andito del piano terra.


Soffitto ligneo a cassettoni dello scalone.





Le pareti dello scalone accolgono uno scudo in pietra con lo stemma cittadino e due altorilievi, in stile barocco (in origine sul prospetto esterno) con relative lapidi poste a ricordare le incoronazioni a Sovrano di Sicilia di Vittorio Amedeo di Savoia nel 1713 (opera realizzata da Matteo Ferrara su disegno dell'Arch. Paolo Amato) e Carlo III di Borbone nel 1735.


Sala del Bassorilevo









Minerva e Cerere incoronano la Sicilia (1819), scultura di Valerio Villareale (*1773 +1854) che decora una parete dell'anticamera del piano nobile chiamata Sala del Bassorilievo che, attraverso la Sala degli Stemmi,  conduce alla Sala delle (cinquanta) Lapidi, dal bellissimo soffitto ligneo dipinto, corredato di artistico lampdario. Quest'ultima Sala ospita le sedute del Consiglio Comunale.



Soffitto della Sala degli Stemmi o dei Gonfaloni dei principali Comuni Siciliani affrescato, nel 1922, da Salvatore Gregoretti (*1870 +1952).



La Sala Montalbo (ex Sala Antinoo) reca opere di grande pregnanza artistica: 

- bassorilievo di Benedetto Civiletti (*1845 +1899) "Federico III d'Aragona pone la prima pietra del Palazzo Pretorio" (1876). Una curiosità: la cornice lignea non costituisce corpo unico con il bassorilievo, infatti,  incernierata in alto, è sollevabile con un dito;
- tela di Antonio Rocchetti Torres (*1851 +1934) "Piccola Vedetta Lombarda" (1891);

- olio di Nicolò Giannone (*1848 +1915) "Senato alla Cattedrale di Palermo" (1889); 
- "Interno di San Domenico" di Salvatore Marchesi (*1852 +1926); 


- sette busti di marmo raffiguranti altrettanti sindaci (Perez; Balsano; Raffaele; Stabile; Benso; Di Martino; Ugo) opere di illustri scultori tra i quali ricordiamo Vincenzo Ragusa (*1841 +1927), S. Rubino, Benedetto Civiletti; Vincenzo D'amore.





La Sala Montalbo comunica con la Sala Gialla che ospita la Giunta comunale [apparato decorativo di Rocco Lentini (*1858 +1943) e Francesco Padovano (*1842 +?); camino del 1891 di Vincenzo Ragusa]. Alle pareti due dipinti con Umberto I, re dal 1878 al 1900 e con la consorte, Margherita Maria Teresa (*1851 +1926) (nella foto in abito bianco), prima regina dell'Italia unita.


Dalla Sala Gialla si accede alla Cappella Senatoria (1663) ricca di marmi policromi tipicamente barocchi; la pala d'altare reca l'Immacolata Concezione (sec.XVIII), ai suoi fianchi i simulacri marmorei di San Sebastiano e San Rocco e nella soprastante nicchia una pregevole statua di Santa Rosalia, opera di Cosmo Sorgi (-1892 +1979).
 
L'attuale studio del Sindaco è nella Sala Rossa con affreschi del 1891 di Gustavo Mancinelli (*1842 +1906) "La Pace" e Francesco Padovano  "Prosperità" e "Giustizia".



Prese il nome di "Garibaldi" la Sala dal cui balcone l'eroe dei due mondi - il 30 maggio 1860 - arringò il popolo che lo acclamava nella sottostante Piazza Pretoria [(arredo artistico: Efebo o Antinoo in marmo; "Garibaldi" dipinto da Salvatore Lo Forte (*1804 +1885); busto di Francesco Crispi (1893) di Mario Rutelli (*1859 +1941)].






 


 
Nei sopraporta sono dipinte vedute di alcuni luoghi significativi dell'epopea garibaldina: Marsala - Calatafimi - Gibilrossa (PA) - Caprera.

 
 La Sala delle Lapidi ospita i lavori del Consiglio comunale:



 




 IL GENIO

Il Genio di Palermo, nume laico Protettore della città (di cui si fa cenno sopra nella descrizione della facciata del Palazzo), si offre nuovamente ai visitatori sul primo pianerottolo dello scalone che conduce al piano nobile. Il gruppo scultoreo sembra composto da elementi appartenenti ad epoche e stili diversi. Domenico Gagini (*1420 +1492), padre del più famoso Antonello, sarebbe uno degli artisti autori dell'opera.








La conca, sotto il Genius Loci assiso, reca la scritta: "Panormus Conca aurea suos devorat alios nutrit" (Palermo Conca d'oro i suoi figli divora gli stranieri nutre).










 
Il visitatore, superato l'androne che da Piazza Pretoria - tramite uno scalone - conduce all'atrio del Palazzo, viene accolto dalle plastiche forme del portale barocco (1691) in pietra di tufo e da due affreschi: "Crocifissione" di Giuseppe Albina detto il Sozzo e "Madonna del Rosario" (1591) di Giovan Paolo Fondulli.


L'abbassamento del livello di Via Maqueda, avvenuto nel 1864, ha imposto la realizzazione di una vasta scalinata per raggiungere il piano di Piazza Pretoria.  Due sfingi marmoree, opere del 1877 di Domenico Costantino, delimitano e ornano la scala.




Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

Questo Blog, fermo restando quanto puntualizzato nelle "avvertenze", consente la copia di proprie foto e scritti per finalità esclusivamente personali e "non commerciali" CON OBBLIGO DI CITAZIONE DELLA FONTE: «www.palermodintorni.blogspot.it».
La copia è parimenti negata a chi, a qualunque titolo, intenda farne uso a scopo di lucro.
Si ricorda che la violazione del diritto d'autore (copyright) è perseguibile a norma di legge.

Nessun commento: