domenica 22 novembre 2015

Chiesa di Santa Maria del Piliere

La Chiesa di Santa Maria del Piliere - con la sua Cripta - si trova in Piazzetta degli Angelini, alle spalle di Villa Whitaker sede della Prefettura di Palermo. Prese il nome dal simulacro ligneo della Madonna con Bambino che, dopo essere stata rinvenuto (1539) all'interno di un pozzo sito nel sottosuolo del futuro edificio di culto, venne posto su una colonnina (piliere)  di marmo ed offerto alla devozione dei fedeli che ne ricevettero innumerevoli grazie. Il campanile risulta quasi in asse con l'ingresso di Palazzo Branciforte ubicato sul lato opposto di Via Bara all'Olivella. Venne costruita nel 1541/42 per volere (e finanze) della nobile Giulia De Panicolis mossa da particolare fervore verso la Santa Madre, ivi raffigurata dalla statuetta miracolosa che fu collocata - con il suo piliere - nella cappella eretta sopra la sorgente miracolosa, da cui venivano attinte le freschissime acque.  Ambrogio, figlio di Giulia deceduta nel 1546, in tempi diversi affidò l'edificio di culto alle maetranze dei Calzettieri (1549) e degli Argentieri (fino al 1650). L'Oratorio poi - correva l'anno 1683 - entrò nella disponibilità dei Pizzicagnoli, con la Compagnia dedicata a "Santa Maria degli Angelini". Tale titolo fu esteso alla Chiesa che, tuttavia, per il volgo rimase "del Piliere".

 


Il portale, esposto verso l'ovest, presenta due poderose colonne che reggono una movimentata trabeazione con medaglione coronato  poggiante sull'architrave. Il timpano spezzato accoglie un finestrone ad edicola decorato con il motivo dei festoni che si ritrova, copioso, all'interno. L'ingresso principale è stato murato internamente per impedire le incursioni di ladri e vandali. L'accesso avviene dalla porticina laterale che immette nella Sacrestia. Si narra che un'altra entrata esistesse sotto il magnifico portico un tempo addossato al fronte meridionale, prorio dove oggi si levano le anonime strutture di un palazzotto moderno.


Il campanile torriforme è composto dall'assemblaggio di conci tufacei lasciati a vista. Semicolonnine e cornicioni segnapiano fungono da elementi architettonici decorativi. Le arcate dei due ordini inferiori sono tampognate. Una nicchia con conchiglia è visibile sul lato sud.


Rappresentazione fotografica del simulacro ligneo della Madonna del piliere.



L'aula si presenta al visitatore con un ricco allestimento decorativo - tpicamente barocco - realizzato, in stucco, verso la metà del '700. I Profeti, sulle mensole parietali, sono di scuola serpottiana; come gli angiolini sull'arco trionfale e sopra l'altare maggiore. Ghirlande dorate,  festoni e cornici completano l'addobbo.


 

Profeti


Questa statua del Profeta Amos si distingue per la magnifica fattura. Amos era uno dei dodici Profeti "Minori" (così detti per la brevità dei loro libri): Abacuc, Abdia, Aggeo, Amos, Gioele, Giona, Malachia, Michea, Naum, Osea, Sofonia, Zaccaria. I Profeti detti "Maggiori" erano quattro:  Daniele, Ezechiele, Geremia, Isaia.


 

 Profeti


SX: Giona. DX: Geremia








SX: Presbiterio. DX: Particolare dell'ambone ligneo.


Pala d'altare: "Natività"

Altare maggiore con Tabernacolo a tempietto. Frontespizio inquadrato da colonnine binate. Nei riquadri sono bassorilievi dorati che raccontano "il sacrificio di Isacco".


 Mosè


 

Quadroni del presbiterio.


 
Gli affreschi della volta furono parzialmente distrutti dai bombardamenti del 1943. Vito D'Anna (*14 Ottobre1718 + 13 Ottobre 1769) descrisse la "Nascita di Sansone", episodi biblici e, nelle vele, le Sibille.
I dubbi sulla paternità delle opere pittoriche - alcuni studiosi vi videro la partecipazione di Olivio Sozzi, suocero del D'Anna - sembrano fugati con l'attribuzione a quest'ultimo.

 




 
Negli affreschi delle vele sono quattro Sibille, di cui tre recano libri e cartigli con l'indicazione del loro nome: Artemide (Delfica); Sambeta (Persica); Amaltea o Demofila (Cumana), mentre la quarta potrebbe essere Erifide, Sibilla Eritrea. Le Sibille (insieme ai Profeti) erano considerate la massima espressione delle virtù e della sapienza e soprattutto (anche loro come Isaia, Geremia, Daniele etc.) conoscitrici della venuta del Messia.









 

Le cappelle sono ricavate negli spessi muri longitudinali. L'Ostensorio è custodito nell'altare barocco, tra angiolini ed elementi vegetali. Sul frontespizio di due altari, che si fronteggiano nei pressi dell'ingresso monumentale, è dipinto il simbolo francescano.


Cappella della Madonna del Rosario
 con San Domenico e Santa Caterina.


Particolare del gruppo scultoreo con la Madonna del Rosario di Pompei.

 

Il parapetto della cantoria (sopra l'ingresso principale) reca al centro un medaglione con il simbolo francescano: due braccia strette intorno alla Croce; uno, quello di Gesù ignudo e l'altro, di San Francesco, coperto con il saio, a rappresentare la conformità agli insegnamenti di Cristo.

 
Tra i tanti miracoli ascritti alla Madonna del Piliere viene ricordato quello a beneficio di una ragazza caduta proprio in quel pozzo che per secoli (forse dai tempi della dominazione araba) conservò - intatta - la statuetta della Vergine. I genitori, dopo giorni di vane ricerche, la ritennero morta. Trovandosi casualmente a passare vicino al pozzo, sentirono delle grida provenire dal fondo: era la figliola che, riportata alla luce, raccontò di una meravigliosa Signora che, fermata la sua caduta, la consolò e mantenne in vita fino al ritrovamento.





Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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2 commenti:

Alessandra Vegan ha detto...

Ho avuto il piacere di visitare recentemente questa chiesa e sono rimasta colpita dal fstto che il gruppo scultoreo della Madonna del rosario presenta le occhiaie tinte di nero sia la madonna che il bambino che i due santi posti ai lati....mi saprebbe dire il perché di questa stranezza mai vista in altro luogo visto che la guida non ne conosceva il motivo?
La ringrazio anticipatamente per l'attenzione e la saluto cordialmente. Lucia Montalto

Leo Sinzi (zio-silen) ha detto...

Non ricordo significati particolari. Potrebbe trattarsi di zone d'ombra (accentuata) sui volti. Tecnica ricorrente in pittura.

Cordialità