mercoledì 4 novembre 2015

Chiesa dell'Origlione

La Chiesa di San Giovanni dell'Origlione domina l'omonima piazza alla quale si perviene da Vicolo del Protonotaro che, a sua volta, si diparte da Corso Vittorio Emanuele. La denominazione potrebbe derivare da quella trecentesca del primo monastero sorto in quel sito: "Joannis de Ruchono" che la vulgata nel tempo trasformò in "Origlione". La Facciata è incorniciata da due paraste che sostengono un enorme frontone curvilineo. Al centro del timpano è un oculo decorato con motivi barocchi. A coronamento dell'edificio è la loggetta a tre campane e l'attiguo campanile coperto.
L'edificio seicentesco venne realizzato per l'esercizio dei riti religiosi delle suore benedettine del preesistente Monastero. Nel 1866, la ventata anticlericale, culminata nel sequestro dei beni ecclesiastici, portò al suo abbandono. Il 9 maggio 1943 venne raso al suolo dai bombardamenti dell'ultima guerra. Su quei resti venne realizzato un istituto scolastico. La chiesa subì danni nelle strutture e nelle decorazioni ma rimase in piedi. Negli anni settanta fu sede della Parrocchia di San Benedetto. Oggi è chiusa a visitatori e fedeli per i restauri avviati da oltre un decennio.






Il portale è sovrastato da una artistica insegna coronata recante, nel medaglione centrale, l'immagine del Battista. Il  timpano è arcuato e spezzato; negli spazi del frontone si insinuano due dei quattro vasotti. Il finestrone centrale è decorato con conchiglie e festoni.


L'aula rettangolare - in atto inagibile - presenta navata unica con tre cappelle parietali ricavate lungo i lati longitudinali. La volta a botte, da ristrutturare, presenta ampi squarci e buchi. Gli elementi decorativi ancora visibili facevano parte di un vasto allestimento - risalente all'ultimo scorcio del XVIII secolo - che comprendeva stucchi e affreschi che, purtroppo, sono andati perduti.










L'apparato decorativo delle pareti è realizzato con stucchi bianco-oro. Di ottima fattura sono le testine alate poste al culmine degli archi ed i capitelli corinzi delle paraste presenti anche nell'abside.


 Il Presbiterio, chiuso da balaustra in marmi mischi, accoglie l'altare in pietra policroma.






L'abside è arricchito da quattro quadroni con bassorilievi in gesso e da un altorilievo centrale composto da Spirito Santo, angiolini e nuvole su fondo a raggiera.
 


Si racconta che attorno alla metà del XVI secolo alcune Repentite olivetane presero il posto delle benedettine uscite dal loro Ordine per fondare - adottando le rigide regole dei Minimi di San Francesco di Paola - il Monastero dei Sett'Angeli. Le religiose, a stretto contatto con quanti vivevano nelle abitazioni contigue, sentirono vacillare i propositi di vita contemplativa, costringendo le Autorità ecclesiastiche del tempo a correre ai ripari ed a trasferire le Sorelle in altri conventi tra cui, ricordiamo, quello fondato nel 1576 a ridosso del Mercato del Capo dalla nobile Laura Ventimiglia (attiguo alla Chiesa dell'Immacolata Concezione) ed abbattuto nel 1932 per fare spazio al Palazzo di Giustizia. Si narra altresì che, un secolo e mezzo dopo, le monache dell'Origlione si divagassero osservando il passeggio sul Cassaro che solevano raggiungere, al riparo da occhi indiscreti, attraverso un camminamento coperto (costruito nel 1717 sopra i palazzi di civile abitazione) che univa l'antica via al loro convento.






Sul lato destro dell'aula si apre l'ingresso allo scalone del campanile, sopra il quale è un tondo con bassorilievo in gesso che, se non erro, dovrebbe rappresentare la cacciata di Adamo ed Eva dall'Eden.









SX: Altarino con Santa Rosalia. DX: Particolare decorativo.
 



Nella  parete destra del sottocoro si può ammirare un piccolo riquadro di quello che un tempo fu il magnifico affresco del monrealese Pietro Novelli (1603-1647) che racconta un episodio della vita di Re Davide. Dipinto che giace sotto quattro centimetri di intonaco in attesa di tornare alla luce. La parte di recente recuperata - Donne ebree che danzano in segno di giubilo - mostra i segni delle picconate dei muratori necessarie per fare attaccare la malta.



Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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