martedì 13 ottobre 2015

Oratorio dei Santi Pietro e Paolo

L'Oratorio dei Santi Pietro e Paolo fa parte di quel meraviglioso complesso architettonico e artistico che si affaccia su Via Matteo Bonello e che, in poche decine di metri, comprende la Cattedrale, la Cappella e Loggia dell'Incoronazione, la Chiesa di Santa Cristina la Vetere,  l'Oratorio dei Pellegrini, l'Arcivescovado (l'Elsa della spada di Matteo Bonello è inchiodata sul portone principale) ed il Museo Diocesano.

Una cancellata in ferro battuto ed un grande scalone in pietra di Billiemi guidano il visitatore verso il barocco Oratorio progettato da Paolo Amato (* Ciminna 24 Gennaio 1634 +Palermo 1714), Sacerdote e Architetto del Senato Palermitano dal 1687 al 1714.


 




SX: Portale barocco disegnato da Paolo Amato con due colonne tortili (esclusive delle strutture architettoniche che accolgono simulacri di Maria o Gesù), intagliate con motivi floreali  che reggono una ricchissima trabeazione con volute e cherubini (sulle mensole laterali). Medesimo stile per l'elegante loggetta campanaria.



La Santa Vergine nella nicchia centrale.


























 Mensole laterali accolgono i Santi titolari: Pietro con le chiavi nella mano destra (asportate da vandali o incuria) e Paolo con spada e libro .























Dal Sagrato dell'oratorio è visibile il tratto della via francigena che passa a ridosso delle mura della Loggia dell'Incoronazione, per condurre alla Normanna Chiesa di Santa Cristina la Vetere. Sul prospetto una lapide commemorativa datata 1698.


Il primo portale - bugnato e decorato con festoni - che si incontra salendo lo scalone, potrebbe essere quello che immetteva  nel seicentesco Ospedale dei Sacerdoti.




ANTIORATORIO

 






  L'Antioratorio presenta lapidi sepolcrali nel pavimento e un medaglione con il busto di un alto prelato. Un tondo con festoni ornamentali è  inserito nel cornicione spezzato del portale interno. Un cartiglio reca il nome del personaggio in effige e l'anno di realizzazione: 1746.











ORATORIO

L'Oratorio, che in origine fungeva da Cappella (da qui gli spazi contenuti) dell'adiacente Infermeria (o Ospedale) dei Sacerdoti, si fa risalire al 1697/98. Nacque sotto i buoni auspici di Ferdinando Bazan Y Manriquez, Arcivescovo di Palermo dal 1686 al 1702.  L'Arch. Francesco Paolo Palazzotto (*1849 +1915), allievo di Giuseppe Damiani Almeyda, ne curò la rivisitazione nel 1897. 
Sulla volta gli intensi colori dell'opera barocco-rococò (1697) di Filippo Tancredi (*8 Nov 1655 +1722): "Incoronazione della Vergine".



 Particolari dell'affresco sulla volta.




 Insegne vescovili sul pavimento.


 L'aula rettangolare presenta due altari parietali splendidamente addobbatti di stucchi serpottiani.


 


















Gli stucchi dell'Arco di Trionfo, del Presbiterio e della parete absidale furono realizzati da Vincenzo Messina: particolare attenzione meritano i simulacri dei due Santi titolari che affiancano la pala d'altare. Il Tabernacolo è di tartaruga e lapislazzoli.


 Serafini sul cornicione sovrastante l'Arco Trionfale. La balaustra del presbiterio è in marmi mischi, con angiolini alternati ai balaustrini.






  




  










Due grandi angeli, ai lati dell'arco, sorreggono corone con teatrini. Quest'ultimo elemento rimanderebbe a Giacomo Serpotta che, in particolare, nell'Oratorio di San Lorenzo, unitmante alle figure allegoriche muliebri, ne fece elemento caratterizzante la sua arte eccelsa. Invece sarebbero opera di Vincenzo Messina e stanno a rappresentare la "Consegna delle chiavi a Pietro" e la "Conversione di Paolo".



Sull'altare maggiore è "La Pietà" del lombardo Marcello Venusti (*1512 +1579), grande estimatore dello stile michelangiolesco. Lo stuccatore Vincenzo Messina è presente, con le sue opere, in diverse chiese palermitane, tra cui ricordiamo la Chiesa del Carmine Maggiore a Ballarò.



















Sempre del Messina sono i busti dei due pontefici posti sulle mensole dell'Arco Trionfale.




 
La parete d'ingresso presenta una loggia tripartita da pilastrini decorati da festoni con fiori e frutti, e sotto la magnifica opera del grande Giacomo Serpotta (*10 Marzo 1656  +27 Febbraio 1732).


Il gruppo allegorico è composto da un putto trombettiere che cavalca un'aquila. Il rapace,  minacciosamente proteso verso la platea, artiglia uno stendardo mosso dal vento. Due puttini si proteggono con il drappo. 



Giacomo Serpotta decorò l'altare parietale destro con le allegorie che vedono Ercole come protagonista: "Ercole uccide il leone di Nemea (1° fatica)" e "Riposo di Ercole".


Altare di San Ferdinando. 




Sull'altare di sinistra Giacomo scolpisce, invece, le allegorie della "Verginità" e della "Vittoria".
Nei mascheroni sulle mensole qualche studioso vedrebbe una serpotta, firma giovanile del grande stuccatore che, nella maturità artistica, si firmerà con una lucertolina.  


Altare di Santa Rosalia



Particolare del dipinto: Santa Rosalia, nella grotta, intercede per Palermo (Sec. XVII). Copia, di autore ignoto, della famosa opera del fiammingo Antoon Van Dyck.

 

 
Oltre a quelli già menzionati, altri valenti artisti contribuirono ad allestire l'apparato decorativo dell'Oratorio: tra questi Domenico Castelli, attivo tra la fine del XVI secolo e gli inizi del XVII - allievo di Giacomo Serpotta. si dedicò, in particolare, ai putti resi con espressione partecipe dei racconti allegorici. Collaborò anche agli addobbi dell' Oratorio di Santa Caterina d'Alessandria.









Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

Questo Blog, fermo restando quanto puntualizzato nelle "avvertenze", consente la copia di proprie foto e scritti per finalità esclusivamente personali e "non commerciali" CON OBBLIGO DI CITAZIONE DELLA FONTE: «www.palermodintorni.blogspot.it».
La copia è parimenti negata a chi, a qualunque titolo, intenda farne uso a scopo di lucro.
Si ricorda che la violazione del diritto d'autore (copyright) è perseguibile a norma di legge.



Nessun commento: