martedì 27 ottobre 2015

Chiesa di Santa Maria di Monte Oliveto detta "Badia Nuova"


L'esercito di appassionati d'arte, turisti e fedeli, per lunghi lustri ha tentato, vanamente, di superare i robusti sbarramenti lignei che chiudevano la Badia Nuova. In essa, i seminaristi dell'attiguo Seminario Arcivescovile, ben sostenuti dalle messe mattutine e dalle orazioni vespertine, hanno resistito stoicamente all'assedio. Almeno fino alle ore 10.00 di una soleggiata domenica di ottobre.
Quello è stato il momento - da raccontare ai nipotini - in cui un manipolo di addestrati visitatori, percorrendo con attenzione le inesplorate Vie dei Tesori, ha visto crollare le ultime resistenze e, trionfante, ha potuto varcare le seicentesche porte. Presto però il varco tornerà a chiudersi, salvo ripensamenti.
A proposito di "ripensamenti", val la pena di ricordare l'origine della denominazione "Badia Nuova". Si racconta che un gruppo di suore provenienti dal Convento di Santa Chiara, attratte da un diverso percorso spirituale, scelsero di adottare l'abito e le regole delle monache Benedettine Olivetane. Nel 1512 venne loro concessa una "Casa", titolata a Santa Maria di Monte Oliveto, nell'edificio che dal V secolo al 1460 ospitò l'Arcivescovado Vecchio. Le Religiose, seppure Olivetane,  per diversi anni mantennero le vesti delle Clarisse fino a rendere manifesto - nel 1520 - il proposito di rientrare nell'Ordine fondato da Santa Chiara. Il Monastero fu denominato Badia (comunità monastica?) Nuova.
L'annessa cappella,  titolata a Santa Maria di Monte Oliveto, nel 1620-23, venne sostituita dall'attuale Chiesa costruita, su progetto di Mariano Smeriglio (*1561 +1636), quasi in linea con le absidi arabo-normanne della Cattedrale.

 

La facciata, in stile manieristico, presenta un portale bicolonnato con frontone arcuato e spezzato. Il relativo timpano accoglie il Simbolo francescano: due braccia incrociate intorno alla Croce, uno, quello di Cristo ignudo e l'altro di San Francesco coperto con il saio, a rappresentare la conformità agli insegnamenti del Redentore. Nella nicchia è il simulacro della Madonna di Monte Oliveto. 
L'oculo al centro del secondo ordine è affiancato da decorative volute e quadrangoli. Il prospetto viene chiuso dalla loggia (Sec. XVIII) dalla quale le religiose ammiravano  il panorama circostante.


Attiguo alla Chiesa è il Seminario Arcivescovile, già Monastero Olivetano fondato nel 1512 e, prima ancora (fino al 1460) Arcivescovado Vecchio (di cui rimangono alcune vestigia).



Il sottocoro accoglie i visitatori con quattro imponenti colonne di grigio marmo di Billiemi (stile dorico) che reggono archi a tutto sesto.


 

Il coro è totalmente chiuso da una grata in ferro, secondo l'uso delle monache di clausura.
L'addobbo decorativo del sottocoro stupisce l'osservatore per trama e magnificenza.  Gli affreschi di Filippo Tancredi raccontano episodi della vita della Santa Vergine. I dipinti sono incastonati negli stucchi (1693) del grande Giacomo Serpotta (*1656- +1732) e del fratello Giuseppe (*1653 +1719).





I quadroni parietali - forse opera di Pietro dell'Aquila (*1630 +1692) - sono dedicati alla Patrona di Palermo: Santa Rosalia.
SX: Comunione di Rosalia. DX: Nozze mistiche.





SX: Santa Rosalia nella grotta della Quisquina. DX: Angelo accompagna Rosalia all'eremo.



Il drago


La Santa Vergine nell'Assunzione







Stucchi serpottiani




AULA A NAVATA UNICA

L'aula, rettangolare - navata unica - presenta sui lati longitudinali quattro cappelle parietali (i paliotti degli altari sono realizzati con policrome pietre dure) e due piccole cantorie.







La volta a botte reca gli affreschi del monrealese Pietro Novelli (1603 +1677). L'ottagono centrale descrive l'Ascensione. Attorno sono dei quadroni con Santi francescani.



Il presbiterio, di ridotte dimensioni, è caratterizzato dallo spazio circolare, balaustrato e affrescato, che si innesta nel catino absidale. La grande pala d'altare è opera di Giuseppe Patania (*1780 +1852) e racconta di Cristo inviato nel mondo dalla SS. Trinità.



 

Coppie di cherubini e serafini in stucco reggono la pala d'altare.








SX: Uno dei due quadroni laterali del presbiterio. 
Dx: Raffinato Tabernacolo in pietre nobili sormontato da pregevole Crocifisso e corona dorata.



La lunetta della volta reca un altorilievo in stucco di Giovanni Maria Serpotta (nipote di Giacomo e figlio di Procopio): " Madonna di Monte Oliveto".



L'aula vista dal presbiterio.


CAPPELLE PARIETALI



SX: "San Luigi riceve il cordiglio dell'Ordine francescano" di Pietro Novelli (1603 +1677).
Dx:  "SS. Diecimila Martiri Francescani" (1765) di Gioacchino Martorana (1735-1779)






SX: Madonna con Bambino dai richiami gagineschi.
DX: Crocifisso ligneo (Sec. XVII) su artistico reliquiario barocco.

SACRESTIA-ORATORIO

Una porticina sul lato sinistro del presbiterio si apre sull'artistico Oratorio che oggi viene adibito a Sacrestia.







Due teatrini serpottiani


 La volta reca un affresco di Filippo Tancredi ("Incoronazione di Maria"- 1697).








L'altare barocco è decorato con marmi intramischi e colonne a spirale che incorniciano una bella "Natività"
dai rimandi caravaggeschi.


 



Nei quadroni parietali sono L'ultima cena e San Francesco.


LAVABO GAGINESCO

Il sottocoro, nel lato sinistro, si apre sul locale in cui è possibile ammirare il Lavabo gaginesco affrescato con l'immagine di San Francesco: una delle poche opere cinquecentesche.


 






SX: Affresco: San Francesco, sul Monte Alverno, riceve le stimmate dal Serafino.
DX: Addobbo decorativo della volta










UBICAZIONE

La Chiesa di Santa Maria di Monte Oliveto e l'attiguo Seminario Arcivescovile - edifici dirimpettai del fronte settentrionale della Cattedrale normanna - prospettano su Via dell'Incorazione. La Badia Nuova si erge quasi ad angolo con Piazzetta Sett'angeli.





Altro Post sulla Badia Nuova QUI



Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

Questo Blog, fermo restando quanto puntualizzato nelle "avvertenze", consente la copia di proprie foto e scritti per finalità esclusivamente personali e "non commerciali" CON OBBLIGO DI CITAZIONE DELLA FONTE: «www.palermodintorni.blogspot.it».
La copia è parimenti negata a chi, a qualunque titolo, intenda farne uso a scopo di lucro.
Si ricorda che la violazione del diritto d'autore (copyright) è perseguibile a norma di legge.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Volevo segnalare che accedendo alla piccola sacrestia (a destra del presbiterio) della Badia Nuova è possibile accedere attraverso una porta all'antica abside in blocchi squadrati, dove in alto è ancora visibile un rosone murato. Sempre dall'interno della sacrestia fino a una ventina d'anni fa era possibile accedere alla cripta,finché uno dei rettori del seminario ne fece murare l'accesso. Sarebbe stato interessante consentire un'ispezione archeologica, essendo la cripta della Badia Nuova in contiguità con la cripta della cattedrale.

Complimenti per il vostro lavoro

R.E.M.

Leo Sinzi (zio-silen) ha detto...

Ringrazio il lettore che precede per il cortese contributo e per i complimenti.

Cordialità