sabato 9 maggio 2015

Chiesa di S. Maria dell'Itria dei Cocchieri

 
Nel rione Kalsa (dall'arabo Al Kalisah l' "eletta"), tra Via Alloro e Piazzetta Chiesa dei Cocchieri, proprio dirimpetto al Giardino dei Giusti, si trova la Chiesa della Madonna dell'Itria con l'esiguo sagrato stretto e quasi nascosto tra due datati palazzetti. Fu costruita, agli albori del seicento, dalla Confraternita dei Cocchieri sopra la preesistente e più vasta chiesa ipogea e cripta voluta, per la sepoltura dei propri defunti, dalla Congregazione dei Carrettieri che in seguito opterà per una nuova sede nella zona bagnata dal Papireto.
La Confraternita di Santa Maria dell'Itria dei Cocchieri nacque nel 1576. Nella seconda metà del '700, accusata di massoneria, venne sciolta. Continuò ad operare nell'ombra fino alla riabilitazione di inizio ottocento. Tra i vari obblighi istitutivi anche quello di far celebrare una solenne funzione religiosa ogni terza domenica di Pentecoste, giorno dedicato alla Madonna Odigitria.

Il prospetto non offre elementi architettonici di rilievo, a parte la settecentesca loggetta campanaria.



Sul portale, in un riquadro visibile al centro dell'architrave, si legge "Febraris 1611", possibile data di ultimazione della costruzione. Tra le due finestre, ornate di semplice cornice, emerge un piccolo bassorilievo con la Vergine titolare assisa sulla portantina sostenuta dai due "vecchioni".



La chiesa, a navata unica con due cappelle parietali, presenta breve presbiterio con abside poligonale e catino a spicchi.





Il catino dell'abside  reca affreschi con la Colomba-Spirito Santo in posizione centrale, una Croce sulla sommità, due Serafini a figura intera ai lati e teste alate di Cherubini negli spicchi intermedi. Sull'arco di trionfo è un cartiglio ove si legge: "Gloria in eccelsis Deo".
Sull'altare maggiore (marmi policromi del XVII Sec.) è una nicchia con in simulacro della Madonna Addololorata, opera del 1898 di Vincenzo Piscitello. Al suo posto un tempo era la pala con La Vergine dell'Itria che oggi dovrebbe trovarsi in Sacrestia in attesa di restauro.





Nicchie vetrate accolgono le statue dell'Ecce Homo e dell'Immacolata Concezione.



 SX: Dinanzi al Presbiterio è posizionato un Crocifisso ligneo di grande espressività. DX: L'Immacolata schiaccia il serpente.




Le foto sopra mostano i due altari parietali. A destra è la teca con il Cristo morto che il venerdi santo, con l'Addolorata, viene portata in processione per le vie del quartiere Kalsa. I due dipinti ornamentali raccontano l'incontro di Maria di Magdala con Gesù risorto e l'adorazione di Cristo in croce da parte della Santa Madre con la Maddalena e San Giovanni.



L'addobbo decorativo, oggi visibile, si fa risalire al XX secolo. L'immagine a sinistra mostra il coro sopra l'ingresso.


Una apertura nel pavimento della chiesa accoglie la scala che conduce alla Cripta. Accostati alla parete d'ingresso si intravedono Il sepolcro marmoreo della Famiglia Airoldi (a DX) ed una acquasantiera in marmo rosso (a SX).


CRIPTA


SX: Un piccolo andito unisce diversi ambienti della cripta. DX: Nel vano principale una arcata ribassata precede il sanctorum dell'antica chiesa dei carrettieri ove sono i resti dell'altare.























Gli affreschi della volta e delle lunette, che richiamano il tema delle anime purganti, furono realizzati su iniziativa della Confraternita di Gesù e Maria accolta, dal 1729, in quel luogo per dedicarsi alla tumulazione dei confrati.



I due vani ipogei furono rinvenuti nel 1980. A destra un tratto dell'originaria pavimentazione in cotto.









Lunette chiudono le vele della volta e recano affreschi settecenteschi: le foto di zio-silen mostrano quelli meglio conservati.



 

Pilastrini decorati sostengono la bassa volta e l'intera struttura. Tra essi sono una serie di loculi (circa novanta) in cui riposavano i confrati defunti. Un "colatoio" degli umori cadaverici era posto ad un livello inferiore rispetto alla cripta.



 

La volta della Cripta presenta due fori, visibili anche dal sacrato che, forse, servivano per dare luce all'ambiente sotterraneo o (ipotesi meno probabile) per agevolare l'entrata di merci in quello che, prima dell'arrivo della Confraternita dei Carrettieri, sarebbe stato il deposito merci (?) del vicino Palazzo Naselli d'Aragona (Sec. XVI), futuro Hotel Patria.



Il Beato protettore dei Cocchieri è Riccardo di cui la Chiesa dell'Itria custodisce una statua lignea che si fa risalire al XVII secolo.  San Riccardo di Clichester Vescovo, uomo di nobili sentimenti e di grande dedizione verso malati ed anziani, venne alla luce nel 1197 in Inghilterra, a Wych, Contea di Worcestershire, da modesti fattori. Nella fattoria dei genitori conduceva con maestria i carri trainati da cavalli: da qui - e dai miracoli che, da Vescovo, gli vengono attribuiti - nacque la venerazione dei cocchieri che lo elessero loro Patrono.




 

Il medaglione sopra il cancello esterno ricorda l'episodio dei due monaci basiliani ("calogeri" bei vecchi) che nel 718, durante l'assedio di Costantinopoli, condussero al mare una "Vara" ante litteram con la Vergine dell'Itria rivolta verso la flotta saracena. Da quel momento le sorti della battaglia volsero a favore dei cristiani. Due soldati siciliani che assistettero al prodigio, vollero che su quelle tavole fosse dipinta l'immagine della Santa Vergine con i due "Vecchioni".
Altra leggenda racconta della Vergine "Odigitria" (dal greco ὸδηγήτρια "colei che indica la via") - nella forma abbreviata detta dell'Idria o dell'Itria -  (Patrona della Sicilia) il cui simulacro veniva condotto su una portantina dagli esponenti di due diversi villaggi che se lo contendevano. L'uno tirava a dritta l'altro a manca. Ad un bivio la statua divenne talmente pesante da non poter essere più mossa; in quel luogo le due parti decisero di realizzare il santuario mariano. La denominazione Odigitria  nasce anche dalle icone bizantine e medievali  che raffigurano la Madonna con il Bambino seduto in grembo. Questi con una mano benedice e con l'altra trattiene un rotolo di pergamena che la Santa Madre "indica" con la mano destra.  Le predette icone riproducevano quella che, secondo tradizione, fu dipinta dall'Evangelista Luca e che, custodita dai monaci basiliani nella Basilica di Costantinopoli, andò perduta quando, nel 1453, la città bizantina venne espugnata dai trecentomila turchi del Sultano Maometto II il Conquistatore.


La Madonna Odigitria o dell'Itria nel ciclo musivo del Duomo di Monreale.





Foto e didascalie di Peppino C./zio-silen

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