martedì 14 aprile 2015

I cunti di zio-silen: "Il salto della battente"

 
Particolare di "Salle de billard au Ménil-Hubert" di Edgard Degas

Crisi economica; disoccupazione; immigrazione gestita da novelli schiavisti; stragi in mare ed in terra; epidemie; cataclismi naturali e politici; ecc.: non c'è da stare allegri. Eppure il rimedio, il toccasana, la sublimazione del Bene esiste. Dove? Nelle colorate, morbide sponde tamburate dello Strumento. Ciascuno dovrebbe possederne almeno uno. Soprattutto chi ha la ventura di abitare il piano intermedio di un condominio.
Il Beato Possessore del Bene, per sua natura, mai tradirebbe uno dei principi cardine - opportunamente adattato - di questa nostra Società così aperta ed inclusiva: «bandire ogni forma di egoismo ed estendere ai Vicini i benefici effetti sonori di quel santo aggeggio musicale».
D'obbligo, però, cominciare con la "creazione" della Sala dedicata. Non badare a spese - mesate di martello pneumatico verranno accolte dai condomini come un dono del cielo. Eliminare qualsiasi ostacolo fonoassorbente, rinvenuto all'interno di pavimento e pareti, che possa limitare il libero fluire del suono verso le altre abitazioni; assicurarsi che anche un leggero tocco produca un dolce rimbombo nell'ambiente che dovrà restare rigorosamente privo di mobili: la melodiosa risacca delle onde sonore potrebbe interrompersi. Gli inquilini dei piani inferiore, superiore e laterali dovranno poter condividere la  passione e l'estro dell'Esecutore: gli saranno eternamente  grati. Godranno pienamente l'armonia dell'iniziale "spaccata" e ancor più quella dell'eventuale "rispaccata". Indescrivibile, poi, la belluria del "popoponf", ad intervalli più o meno regolari, delle  note "tonde" in caduta. E come dimenticare la polifonia delle arciNote "fuori tavolo" con il loro ritmato, ridente, prolungato rimbalzo. Gli abitanti dei contigui appartamenti - nati con la camicia - andranno in sollucchero nell'avvertire l'esecuzione del "salto della battente", ed il tympanon vibrerà gioioso all'avvento della "battente racchettata". Rinunceranno persino agli svolazzi di un Paganini o di un Rubinstein pur di concentrarsi sul virtuosismo del "tiro carrozza". Protesteranno - eccome se protesteranno! - qualora il "concerto", incautamente, dovesse aver termine prima delle consuete cinque o sei ore filate (mai si perderebbero le sinfonie da seicento minuti e dodicimila rintocchi a cascata) . Alla fine, appagati di cotanto sentire - specialmente con l'acustica perfetta delle ore notturne -, i fortunati Vicini del generoso e civile "Strumentista", nell'incontrarlo, non potranno esimersi dal giocare di sponda e, a costo di prendere una stecca, con calma e gesso manderanno in buca  la loro incommensurabile riconoscenza.


Cuntu di Leo Sinzi/zio-silen


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