martedì 6 gennaio 2015

Un palermitano ad Agrigento: "La Valle dei Templi"

 
La cinta muraria lunga (nel VI secolo a. C.) 12 Km; i resti di quattro delle otto porte originarie; tre Santuari; l'Agorà inferiore e superiore; le Necropoli; la Tomba del Tiranno Terone (*488 +472 a. C.); l'Oratorio di Falaride (I Sec a. C. ca.): l'Ekklesiasterion; il Quartiere Ellenistico-Romano ed altre magnificenze monumentali nella Valle dominata dai  templi dorici intitolati, in età umanistica, ai seguenti Dei: Zeus (Olympeion); Giunone; Ercole; Vulcano; Esculapio; Castore e Polluce (Dioscuri). Il tempio in migliore stato di conservazione è quello della Concordia. Al tempo della Magna Grecia la Valle era bagnata dal Fiume Akragas - oggi Torrente San Biagio - che diede il nome alla città fondata, nel 582 a. C. ca., dai coloni provenienti da Rodi. Insediamento che i Romani  nel 210 a. C. ribattezzarono Agrigentum e che godette il periodo di maggior splendore al tempo della Democrazia (471-406 a. C.), forma di Governo a partecipazione popolare, cui contribuì il Filosofo Empedocle (*492 +430 a. C. ca.).



Tempio dei Dioscuri Castore e Polluce (V Sec. a. C.). Interamente distrutto (rimangono le fondazioni e blocchi calcarenitici vari), venne ricostruito, limitatamente all'angolo di nord-ovest, nel XIX secolo. Tre colonne, recuperate da altri monumenti dorici furono innalzate, con la trabeazione, nel 1836; la quarta nel 1856. Da tempo è stato scelto come segno di riconoscimento simbolico della Città di Agrigento.



Il Tempio dei Dioscuri svetta tra le rovine del Santuario delle Divinità Ctonie (sotterranee).

 

Tempio della Concordia (430 a. C.) il cui nome si fa risalire alla creatività di Tommaso Fazello (*1498 +1570), storico, autore dell'imponente opera titolata "De Rebus Siculis Decades Duae" (1558/1568). Il teologo domenicano, probabilmente, prese spunto da una lapide con iscrizione latina - di epoca romano-imperiale - ritrovata in loco (conservata nel Museo Archeologico?), il cui incipit recita: "Concordiae Agrigentinorum Sacrum Repubblica Lylibetanorum...". Il Tempio fu riadattato come chiesa cristiana a tre navate nel VI secolo d. C.,  per intervento del Vescovo Gregorio, e titolata ai Santi Pietro e Paolo. Nel 1788, il Principe di Torremuzza, Gabriele Lancillotto Castelli (*1727 +1794), numismatico, antiquario, esperto di storia siciliana, nonchè, dal 1778, Regio Custode delle Antichità - coadiuvato dall'Arch. Carlo Chenchi e dal pittore di vedute Luigi Mayer - si adoperò - in coerenza con il suo Plano del 1779 - per ripristinare le linee classiche del monumento, facendo asportare le sovrapposizioni imposte, nei secoli, dal mutare del gusto estetico, in particolare quelle in stile barocco. Numerosi restauri hanno interessato, nel tempo, la struttura: ricordiamo quello curato, nell'ultimo scorcio del XIX secolo, dal palermitano Giuseppe Patricolo (*1833 +1905), Architetto della Real Casa Borbonica e Docente universitario.



Peristasi lato nord del Tempio della Concordia: il colonnato porticato circonda il "naos" (cella centrale) in cui era custodita la divinità.



Un'opera dello scultore polacco Igor Mitoraj (*1944 +2014), recentemente scomparso, esposta dinanzi al Tempio della Concordia.



 Tempio di Ercole (VI Sec. a. C.) con le otto colonne rimaste. Stile: dorico arcaico.



Tempio di Giunone (450 a. C. ca.). Stile: dorico arcaico. Incendiato dai cartaginesi nel 406 a. C.. E' posizionato ad un'altezza di 120 m. slm., circondato da boschetti di mandorli e ulivi saraceni.



La Necropoli paleocristiana, chiusa dalle antiche mura dell'Akragas, accoglieva tombe ipogee e sub vivo (sotto gli occhi di Dio) cioè all'aperto (in superfice), nonchè arcosoli ricavati nella roccia.



Necropoli ad ovest del Tempio della Concordia.



Il Tempio della Concordia domina il Parco archeologico di 1300 ettari. La valle dei Templi, con provvedimento dell'UNESCO del 1997 è stata dichiarata "Patrimonio Mondiale dell'Umanità".



Foto di Fabiuss
Didascalie di zio-silen

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