giovedì 15 gennaio 2015

Oratorio di Santa Elena e Costantino


Memore di una deludente visita di qualche anno addietro (vedi il "cuntu" nel mio post del 7 marzo 2013, titolato "I misteri dell'Oratorio"), mi accosto con qualche titubanza al candido edificio seicentesco che si offre allo sguardo dell'osservatore affiancato da un gradevole palazzetto neogotico (a DX) e dall'ex Monastero di Santa Elisabetta (Sec. XVI-XVIII) sede della Squadra Mobile della Questura (poco discosto, a SX). Stavolta, però, le competenti Autorità hanno aperto alla Città - senza apporre limitazioni extraculturali - alcuni siti monumentali tra cui la Chiesa e l'Oratorio di S. Elena e Costantino di Piazza della Vittoria, quindi approfitto per saziarmi senza ritegno d'arte, storia, cultura e immagini.
Una scaletta a doppia rampa contrapposta conduce all'esiguo sagrato, qui un portale dal timpano spezzato  introduce, attraverso un andito, nel cortile.


CHIESA DI SANTA ELENA E COSTANTINO


Foto SX: loggetta campanaria, in parte tampognata, a margine del prospetto segnato dai finestroni dell'Oratorio e dalle residue tracce di tre portali barocchi. - Foto DX: affresco parietale dell'andito d'ingresso.


 

Anche le mura perimetrali del cortile recano tracce degli affreschi un tempo appartenenti alla Chiesa di S. Elena e Costantino. Fino agli albori del XVIII secolo, infatti, la navata unica di tale luogo di culto inglobava, oltre alla crociera del transetto - tuttora esistente - anche l'andito e l'attuale cortile, all'epoca coperto. Furono i confrati della Compagnia titolata ai precitati Santi che, sul finire del XVII Sec., per creare un accesso indipendente alla scala marmorea del realizzando Oratorio, divisero l'originaria chiesa in tre parti distinte.
Nel "Piano" del Palazzo Reale, a poca distanza dall'attuale, già nel XII secolo esisteva una chiesa denominata "San Costantino alla Galka" dall'arabo Yalka (alto), con riferimento alla parte alta dell'antica Paleopolis. Nella prima metà del '400 assunse il nome di Santa Elena e Costantino, per il popolo "San Costantino de Plano".
Nel XVI secolo fu titolata alla Madonna di Monserrat, la cui effige, dipinta su pietra, venne offerta alla venerazione dei fedeli dal Vicerè Don Ferdinando D'Avalos e collocata - ad elargire Grazie - sopra l'altare maggiore. 
Nel 1602, il Vicerè Don Lorenzo Suarez, Duca di Feria, al fine di predisporre una migliore difesa del Palazzo, fece radere al suolo il Tempio di età normanna. Lo stesso anno, lungo il bordo meridionale del Plano - stretta tra le mura puniche e il fiume Kemonia - grazie alle donazioni e lasciti dei fedeli, nonchè al contributo di cento scudi concesso dal Senato palermitano, venne ultimata la costruzione della nuova Chiesa di Santa Elena e Costantino, iniziata nel 1587 dalla omonima Confraternita che, qualche anno più tardi (1650 ca.) assurse a Compagnia.





In asse con l'ingresso è il cappellone con l'altare maggiore in legno, risalente al XVIII Sec., illuminato da un oculo e riccamente addobbato con stucchi. Sull'altare una nicchia plurilombata custodisce la sacra immagine della Madonna con Bambino e Santi. Sulla sinistra un pregevole ambone ligneo proveniente da una chiesa dismessa. Il Transetto, con due brevi cappelle sulle ali, è l'unica parte rimasta della chiesa seicentesca, nonostante i danni provocati, nell'800, da un incendio. Nel 1947, la chiesa venne sottratta al culto e per lungo tempo abbandonata. Parte degli arredi sono custoditi presso il Museo Diocesano.




Nella foto a sinistra la cantoria lignea, dalle linee curve e spezzate, posta sopra l'ingresso; nell'altra, la cappelletta di destra del transetto con due simulacri già sottoposti a restauro: Assunta dormiente e Crocifisso.










ORATORIO DEI SS. ELENA E COSTANTINO

 
All'Oratorio, situato sopra l'andito d'ingresso, si perviene tramite uno scalone monumentale in pietra di Biliemi. Scalone - definito nel 1715 e affrescato nel 1724 con scene della Passione, perdutesi nel tempo - che si diparte dal lato sinistro del cortile. 
Fu voluto, a cavallo dei secoli XVII e XVIII dai Confrati della nascente Compagnia (prima Confraternita) di S. Elena e Costantino per officiarvi i loro riti. La Compagnia si sciolse nel 1832 e l'Oratorio con l'annessa chiesetta, fino al 1947, entrò nella disponibilità della Compagnia della Carità dedita all'assistenza di indigenti e malati. Dopo un lungo periodo di incuria il Complesso è stato acquisito dalla Regione Siciliana e, conclusi i restauri avviati nel 1988, è stato preso in carico dell'ARS che ne ha fatto la sua Biblioteca Archivio storico e un Info Point Centro di Informazione e Documentazione Istituzionale.

Le pareti e la volta sono interamente ricoperte da artistiche immagini che raccontano episodi della vita di Costantino e della madre Elena e Storie della Vera Croce. L'addobbo pittorico viene attribuito a prestigiosi autori quali: Guglielmo Borremans, Filippo Tancredi, Gaspare Serenario (*1694 +1759) allievo del Borremans. Il pavimento maiolicato si fa risalire alla scuola di Filippo Sarzana.





Il Cappellone con l'unico altare.




Negli spazi tra le finestre, lungo le pareti longitudinali, sono otto quadroni istoriati. Sotto, si può ammirare una larga fascia percorsa da un fregio; decorata con festoni, motivi vegetali, elementi architettonici e cartigli da cui si levano delle croci.



La volta reca al centro Visione di Santa Elena e Costantino di Filippo Tancredi (*Messina, 1655 +Palermo, 1722). Attorno quattro lunette affrescate, nel 1733 ca., dal Fiammingo Guglielmo Borremans (*Aversa 1672  +Palermo 1744).




Rivelazione della Croce (G. Borremans)









L'affresco del Tancredi reca un cartiglio con l'indicazione dei Committenti: Cono De Nastasi, Superiore - Giacomo Carchiolo e Vincenzo Lo Neo, Coadiuvanti - Luca De Leonardi, Rettore. Poi: l'anno 1690.
Al centro l'iscrizione "IN HOC SIGNO VINCES" versione latina della locuzione greca "Ev Τούτῳ Νίkα" - vista da Costantino in cielo sotto una Croce luminosa -. L'espressione in italiano corrisponde a "Con questo Segno vincerai". Il figlio di Santa Elena fece riprodurre quel Segno su scudi e stendardi, vincendo così, il 18 ottobre 312,  la Battaglia di Ponte Milvio, a Roma, contro l'autoproclamato Imperatore Romano Marco Aurelio Massenzio che finì annegato nel Tevere.





 Battaglia di Ponte Milvio (Borremans)



Battesimo di Costantino (Borremans)



Sogno di Costantino (Borremans) con i Santi Pietro e Paolo.




Momenti della vita di Santa Elena nei quadroni parietali. Le immagini risultano alquanto confuse e poco nitide in quanto sarebbero costituite dai disegni preparatori degli affreschi. Questi ultimi - si narra - sarebbero stati staccati durante l'ultima guerra mondiale per proteggerli dai potenziali effetti distruttivi delle bombe. Ad oggi non risultano rinvenuti. Raccontano del Sogno della Santa Imperatrice; del suo Viaggio; della distruzione degli idoli; degli Scavi alla ricerca della Croce; dell'Incontro con il Saladino; ecc..








La loggetta tripartita del coro si trova sopra l'antioratorio in cui si aprono le due porticine verso l'Oratorio.



 
Ultima Cena



Maioliche con composizione pittorica in cui viene riconosciuto dagli esperti lo stile della scuola del Sarzana. Il disegno sarebbe dell'Architetto del Senato cittadino, Andrea Palma (*Trapani 1644 +Palermo 1730), dell'Ordine Domenicano. L'opera, del 1731 ca., ci mostra Costantino in battaglia.



Foto e didascalie di Peppino C./zio-silen

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6 commenti:

Anonimo ha detto...

ciao leo, potrei utilizzare la foto del sogno di costantino nella mia tesi di storia dell´arte (al momento no è previsto pubblicarla)? saluti.Luisa

Leo Sinzi (zio-silen) ha detto...

Cara Luisa, fermo restando l'obbligo di citazione della fonte, sarei lieto se la mia foto venisse utilizzata nella tua tesi di laurea.

Cordialità... e in bocca al lupo.

Leo

Marco ha detto...

Nella speranza che nella tesi non ha ricordato Costantino come santo non essendo mai stato canonizzato da Santa Romana Chiesa come sopra citato.

Leo Sinzi (zio-silen) ha detto...

Beh, Costantino dalla Chiesa ortodossa viene considerato Santo e per i cattolici "santo" è colui che vive e muore in grazia di Dio, e poi... sardignolu sugnu.

Ciò detto, ringrazio l'amico Marco per aver rilevato la svista e correggo.

Leo Sinzi

Domenico DiVincenzo ha detto...

Mi complimento per la qualità del Blog. Un gran bel lavoro condotto con dedizione e sacrificio. Grazie!

Leo Sinzi (zio-silen) ha detto...

Grazie a Te, Domenico.
Cordiali saluti.