martedì 4 novembre 2014

Villa Trabia alle Terre Rosse

Villa Trabia alle Terre Rosse prese il nome da una delle tante famiglie proprietarie, succedutesi nel tempo, che con maggior vigore vi lasciò la sua impronta: i Lanza,  che con Giuseppe (1780 -1855) principe di Trabia e di Santo Stefano di Mistretta, Duca di Camastra, Conte di Sammatino e Mussomeli - sposato con Stefania Branciforte, Pricipessa di Butera, Leonforte e Scordia - la acquisì nel 1809.

Prima di lui ricordiamo alcuni proprietari:

 - dal 1740  il reverendo Don Pietro Nunzio Serio che  ottenne, dal  Convento di San Francesco di Paola che li deteneva dagli albori del '700, la disponibilità  di circa 10 tumuli di terra situati a cavallo delle Contrade delle Croci e delle Terre Rosse;

 - dal 1756,  il facoltoso Don Paolo Spinelli che vi impiantò la sua dimora ed il primo abbozzo di giardino;

 - dal 1771 Ottavio Gaetani e Lanza, Marchese di Sortino, Principe di Cassaro, Coadiutore del Superiore della Compagnia della Carità e Pretore di Palermo; alla sua morte, avvenuta il 5 febbraio 1774, subentrò la vedova Maria Cristina Luccchesi, datagli in sposa dal duca padre all'età di quattordici anni;

 - dal 1807, morta Maria Cristina, il fratello di lei Ignazio Lucchesi Palli, Principe di Campofranco che, acquistati alcuni attigui appezzamenti di terreno, avviò la costruzione della casena che ancora oggi è possibile ammirare.

Nel 1809  Igazio Lucchesi Palli, per onorare un debito, cedette a Giuseppe Lanza e Branciforte  la casena, il giardino ed i terreni circostanti.

Seguirono altri proprietari, tra cui:

- Don Giuseppe (1833-1868), Principe di Trabia, di Catena e di Campofiorito - sposato con la fiorentina Sofia Galeotti (1839-1936) Dama di Palazzo della Regina Margherita che, nel 1891, ospitò nella Villa alle Terre Rosse;

- Don Pietro Lanza (1862- 1929) Principe di Trabia, Butera e Scordia, senatore del regno; al suo trapasso, la vedova Giulia Florio (1870-1949), Dama di Palazzo della Regina,  che insieme alla cognata Franca (moglie di Ignazio Florio) fu protagonista della Belle Epoque palermitana;

- Raimondo,  figlio naturale (con il fratello Galvano) di una nobildonna veneta e di Don Giuseppe  Lanza Branciforte (1889-1927). Quest'ultimo, figlio di Giulia Florio e del Principe Pietro, fu politico e Deputato dal 1919, poi Sottosegretario alla Guerra. Raimondo, cresciuto, in Sicilia, a cura dei nonni paterni, solo alla morte del padre - ed in quanto adottato dallo zio Ottavio Lanza - ne assunse il nome.  Ebbe una vita breve e intensa. Si distinse nello sport - pilota d'auto, partecipò alla Targa florio e fu Presidente, nel 1951, del Palermo Calcio - e finì spesso nelle pagine di cronaca. Sposò l'attrice Olga Villi.  Pose fine alla sua esistenza a Roma, nel 1954, a soli 40 anni.

- il Banco di Sicilia (fino al 1980);

- il Comune di Palermo (nella primavera del 1980 acquisì una parte, e nel 1984 l'intera villa).

Il toponimo richiama la Contrada Malaspina alle Terre Rosse all'interno della quale si trova la Villa. Tale Contrada comprendeva un vasto quadrilatero cittadino, orientativamente delimitato dalle odierne vie Notarbartolo a nord - La Farina a  Sud  - Marchese Ugo ad Est - Terrasanta ad Ovest, che tra il XIX ed il XX secolo fu oggetto di intensa speculazione edilizia, con la realizzazione di ville classiche e liberty ed edifici di civile abitazione.

Il "viale della catena", che collega l'ingresso di Piazza Luigi Scalia con la casena, è abbellito da una grande esedra con balaustre dalle linee barocche.










L'Architetto Patricolo tra il 1886 ed il 1903 rivisitò il parco sfruttando le cave di calcarenite della "pirrera", presenti in una depressione naturale del terreno, per creare suggestive grotte. Allo stesso livello, nel 1967, sotto le quattro arcate del ponte settecentesco venne realizzato il sottopasso - carrabile al centro e pedonale ai lati - di Via Piersanti Mattarella che divise in due il seicentesco parco. L'insigne architetto, peraltro, seppe interpretare ottimamente il gusto padronale e  rivoluzionò la struttura geometrica del parco realizzando un giardino "romantico": angoli ombrosi, raccolti; viali sinuosi e scarsamente illuminati , fontane; fiori e piante ovunque. Il tutto all'apparenza naturale e spontaneo, anche se la mano dell'uomo si notava negli elementi di supporto e ornamentali: serre d'orchidee, scale, cespugli e  pergole ad occultare panchine e sedili, simulacri prevalentemente allegorici, etc, disposti secondo una "ordinata" casualità. Giardino voluto per agevolare l'intimità, l'emozione relazionale, l'approccio poetico.







Laghetti come quello nella foto (asciutto al momento dello scatto)  furono disegnati nel 1884 dal Patricolo.


 


Un'ampia radura, all'intersezione tra il viale principale ed altri minori, accoglie la "Fontana del Glauco", opera del 1779  dello scultore palermitano Filippo Pennino (1755-1801).















Particolari del gruppo marmoreo della Fontana del Glauco con tritone al centro, puttini e mostri acquatici alla base.




Alcune raffinate panchine in marmo e tufo provenivano dalla Villa dei Lanza di Bagheria.




L'Architetto Patricolo, a partire dal 1885, fece abbattere lo scalone esterno; curò altresì l'addobbo dei prospetti, laddove il timpano del finestrone centrale accoglie lo stemma dei Lanza con il leone rampante. I balconi sono chiusi da ringhiere in ferro battuto realizzate a petto d'oca. Putti affiancano Santa Rosalia posta all'interno della cimasa - addobbata di stucchi floreali -sulla corona d'attico.
Oggi, alcune sale ospitano uffici dell'Assessorato comunale alla Cultura e Turismo mentre altre sono destinate a finalità socio-culturali ed accolgono biblioteca per bambini, mediateca e internet point.











La corte della casena - esposta ad ovest verso la via Antonio Salinas è accessibile attraverso due anditi simmetrici aperti a nord e a sud.





L'ingresso, coperto da artistica pensilina in vetro-ghisa, che dalla corte conduce al vano scala, è sormontato dallo stemma bipartito dei Lanza e Branciforti.


 
Enorme ficus magnoiloides sul lato settentrionale
 della casena. Rami e radici aeree fannno da 
suggestiva scenografia per concerti e svariate
 manifestazioni culturali.








Le serre disegnate dal Patricolo erano provviste di stufe per assicurare un clima adeguato alle orchide ed alle altre specie esotiche.







Il Capo giardiniere Vincenzo Ostinelli  dal 1885, seguendo le direttive della Principessa di Trabia Sofia Galeotti, rivisitò l'intero giardino impiantando palmeti, ficus macrophylla, boschetti di araucarie, querce, lecci, agrumi, conifere, yucche, oleandri, robinie ed innumerevoli altre specie. Il Parco agli albori del '900, accogliendo quasi 2800 diverse specie vegetali, anche esotiche, acquisì le caratteristiche di orto botanico; oggi  ne ospita circa 150.






Elementi architettonici in stile rococò abbelliscono la casena.

 




All'interno uno scalone a doppia rampa - scaturito dal genio del Patricolo - si arrampica in forma ellittica verso il piano superiore. Stemma Lanza e Branciforti affrescato sul soffitto.







 

Sala del primo piano corredata di camino in pietra.




La fontana ottagonale ricca di ninfee.




Pavimentazione a spina di pesce per il tratto sopraelevato del viale principale.









Paricolari dell'ingresso monumentale le cui scelte architettoniche e decorative ricordano quello di Villa Trabia a Bagheria. L'altro accesso, con attigua casetta del custode, è stato aperto su via Antonio Salinas, nei pressi della casena.


Per accedere a Villa Trabia si attraversa il monumentale ingresso ottocentesco (anch'esso progettato dal Patricolo) con i due piloni in stile neoclassico addobbati con vassotti, pannelli in stucco recanti puttini e figure allegoriche sui timpani a triangolo.



Foto e didascalie di zio-silen



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3 commenti:

Anonimo ha detto...

Sempre interessante leggere e visionare le immagini.

zio-silen ha detto...

Ringrazio il lettore che precede per il commento che ha voluto lasciarci.

Anonimo ha detto...

Grazie mille...molto interessante...mi aiuterà a trasmettere ai miei alunni l'amore per la loro città...