lunedì 17 novembre 2014

Le carrozze di Palazzo Ajutamicristo

 
La Regione Siciliana, Assessorato ai Beni Culturali - acquisita dal Colonnello Vincenzo Martorana Genualdi, barone di Molinazzo, la ricca collezione di portantine, carrozze d'epoca, calessi e finimenti -  ne ha curato l'adattamento museale prima presso Palazzo Mirto e, in tempi relativamente recenti, nei Palazzi Ajutamicristo di via Garibaldi 41 e Asmundo di Corso V. Emanuele.



 
Wagonette da caccia (2^ metà XIX Sec.)







Forno su ruote. Le aperture per infornare sono anteriori.

 
Carro agricolo


Landau a doppia capote



Landau





Milord







Una gradevole scultura classica - posta tra le carrozze - consola un tantino il visitatore (autore di questi scatti) del negato accesso ai cortili interni ed al più ricco (d'arte e memorie) piano nobile. L'immaginazione vaga in cerca del salone da ballo (fatto realizzare, nel 1763 - su progetto dell'architetto trapanese Andrea Gigante - dal Principe Giovanni Moncada), ammira i soffitti affrescati con "La Gloria del Principe Virtuoso"(1780) da Giuseppe Crestadoro (*1725-1730  +1808), allievo di Vito D'Anna (1718-1769) e scruta le pareti dipinte dal napoletano Benedetto Cotardi attivo a Palermo dal 1775 al 1818; poi si sofferma sulle due stele del veneto Antonio Canova (1757-1822) e sulla figura marmorea del Giureconsulto "Carlo Maria di Napoli", scolpita dal palermitano Ignazio Marabitti (1719-1797); dedica una lunga occhiata al Busto del Signore di Alcamo e Maestro razionale del Regno, Pietro Speciale (1469), attribuito da taluni esperti a Domenico Gagini (1420 ca.-1492) - padre del più celebre Antonello - e da altri a Francesco Laurana (1430-1502); non trascura le antiche insegne nobiliari e altri interessanti reperti storici.



Provvidenziali pannelli a cura dei ragazzi di "La scuola adotta la città 2014" consentono al visitatore di farsi un'idea del loggiato quattrocentesco o del "Cortile Petrosino" (suggestivo terrazzo, ricco di addobbi floreali, affacciato su una delle corti interne che parimenti esibivano, e forse esibiscono, svariate specie vegetali, anche esotiche)  e di acquisire informazioni sull'architettura, anche comparata con quella di altri edifici storici.



Coupé (2^ metà XIX Sec.)



Vis-à-Vis (2^ metà XIX Sec.)






Duc (2^ metà XIX Sec.)


Jeep esercito americano (2^ guerra mondiale)







Sopra l'andito d'ingresso al palazzo era un elegante
loggiato tripartito (oggi chiuso) - visibile dal primo
cortile interno -, opera di fine '400 di Nicolò Grisafi 
che nel 1494 sostituì l'Arch. Carnilivari.



Prospetto su Via Garibaldi in cui diversi stili - dal gotico-catalano al barocco - danno prova del variare di gusto dei proprietari in occasione di restauri e rivisitazioni architettoniche.

Nel lontano 1491, il banchiere di origini pisane Guglielmo Ajutamicristo, Signore di Calatafimi, stanco di dimorare nel castello chiaramontano della baronia di Misilmeri, decise di regalarsi un prestigioso palazzo all'ombra di Porta di Termini, a due passi dalla Basilica normanna della Magione. Affidò l'incombenza al celebre Architetto Matteo Carnilivari da Noto, chiamato a Palermo sin dal 1487 (progettista anche di Palazzo Abatellis), coadiuvato dal Capomastro Grisafi. Nel 1501 i lavori di costruzione della "domus magna" che doveva testimoniare la gloria e la ricchezza del suo proprietario, vennero sospesi per il sopravvenuto trapasso dello stesso, che venne tumulato nel mausoleo di famiglia in San Domenico. Ripresero nel corso di quel secolo per interessamento degli eredi che adattarono la fabbrica al gusto dei singoli.  Margherita Ajutamicristo, nel 1588, concesse il Palazzo in locazione al Principe di Paternò, Francesco Moncada, che ben presto ne chiese e ottenne il riscatto. Alla fine dell'800 una parte della signorile dimora venne ceduta alla nobile Famiglia Tasca d'Almerita e l'altra ai Baroni Cefalati di Canalotti; i discendenti di questi ultimi vi risiedono tuttora mentre il resto dell'immobile, dal 1992, è entrato nel patrimonio della Regione Siciliana per destinarlo a sede della Soprintendenza ai Beni Culturali ed a polo museale.






Losanga, sopra il portale principale, reca le insegne della nobile Famiglia Ajutamicristo.
La lapide marmorea, sulla facciata, ricorda che,
 nel 1535, l'imperatore CarloV, reduce dalla
 vittoria di Tunisi, abitò nell'edificio.
Il Palazzo accolse nelle sue sale altri ospiti 
illustri, quali: Giovanna d'Aragona, consorte
 del Re di Napoli (nel 1500); Muley Hassan,
 Re di Tunisi (nel 1544); Giovanni d'Austria, 
 (nel 1576), fratellastro di Filippo II d'Asburgo,
Re di Spagna (Giovanni guidò la Lega Santa
 contro gli ottomani nella vittoriosa battaglia
 di Lepanto del 1571).



Nel lasciare l'edificio sembra di vedere i membri di quelle Famiglie aristocratiche conversare attorno alla splendida "Fontana del Cavalluccio Marino", opera di Ignazio Marabitti, un tempo collocata nel giardino rivolto verso la Magione, mentre oggi si può ammirare a Piazza Santo Spirito, nei pressi di Porta Felice sul Cassaro.


Fontana del Cavalluccio marino



Foto e didscalie di zio-silen

Questo Blog, fermo restando quanto puntualizzato nelle "avvertenze", consente la copia di proprie foto e scritti per uso esclusivamente personale e "non commerciale", CON OBBLIGO DI CITAZIONE DELLA FONTE (www.palermodintorni.blogspot.it).
Si ricorda che la violazione del diritto d'autore (copyright) è perseguibile legalmente.

2 commenti:

carmelo ha detto...

Le sue poesie sono bellissime si sente la melodia del dialetto siciliano complimenti

zio-silen ha detto...

Ringrazio Carmelo, le cui parole costituiscono incentivo all'ulteriore pubblicazione dei miei componimenti in vernacolo.