giovedì 16 ottobre 2014

Casa professa dei Crociferi e Oratorio della carità di San Pietro

 La facciata settecentesca della Casa Professa dei Camilliani domina un lungo tratto della Via Maqueda, a pochi passi dai "Quattro Canti" di Piazza Vigliena. Il suo stile austero richiama le forme di analoghi palazzi del cinquecento romano. La costruzione dell'edificio fu avviata nel primo scorcio del '600, quasi di conserva con i lavori in corso nell'attigua Chiesa di Santa Ninfa.  L'Arch. Giacomo Amato - religioso dell'Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi (detti Crociferi per via della grande croce rossa sulla tunica) -, ne curò la definizione agli albori del secolo successivo. 









Nel portale d'ingresso, due poderose colonne sorreggono il timpano mistilineo, spezzato per accogliere l'ovale con il simbolo dei crociferi. Un grande scalone in pietra, in un vasto andito, conduce all'atrio  ricco di elementi arborei e floreali.

 


 
Una delle sette rampe del monumentale scalone, disegnato dell'Arch. Giacomo Amato, si apre sulla corsia orientale del chiostro.





  












Una nicchia sul pianerottolo posto tra la penultima e l'ultima rampa dello scalone - progettato nei primi anni del Sec. XVIII dall'Arch. Giacomo Amato (1643-1732) - custodisce il simulacro del fondatore dell'Ordine dei Crociferi, Camillo de Lellis.




 
L'Ordine dei Chierici regolari ministri degli inermi fu fondato nel 1568 da Don Camillo de Lellis, rappresentato nel 1707, in posa mistica, dal grande maestro stuccatore Giacomo Serpotta (1652-1732). 





IL chiostro è chiuso su tre lati da portici sostenuti da archi centrici e colonne doriche. Il lato occidentale presenta quinte di cadenti edifici sventrati dalle bombe dell'ultima guerra mondiale. Oggi sono, in parte, ingabbiati da impalcature che lasciano intuire un possibile recupero.



Sulla parete della corsia settentrionale è collocata questa Madonna con Bambino proveniente dalla Piramide (sorta di cippo) che si trovava dinanzi la seicentesca Chiesa della Madonna della Volta; un tempo in Via Maqueda, prima di essere abbattuta, negli anni trenta del '900, per sopravvenute esigenze urbanistiche. Tale Chiesa era conosciuta per i suoi "23 scaluna" (gradini) sui quali solevano passare la giornata gli "schiffarati" del Quartiere (il cui numero sicuramente - stante la crisi economica - era inferiore a quello odierno).




Il pavimento del portico settentrionale accoglie anche tre campane dismesse. Quella nella foto di zio-silen, reca in rilievo, il simbolo dei Camilliani e l'anno di realizzazione: il 1806.




 
Questo medaglione affrescato (in attesa di urgente restauro) si trova sulla parete esterna dell'Oratorio della Carità di San Pietro, nella corsia orientale dell'atrio.



 L'ANTIORATORIO







Architetture a trompe l'oeil e finti stucchi addobbano le pareti dell'antioratorio.



La volta dell'antioratorio reca questo affresco (1738) del pittore fiammingo Guglielmo Borremans (1672-1724) con "Liberazione di San Pietro dalla prigione".


L'ORATORIO DELLA CARITA' DI SAN PIETRO

L'Oratorio, di forma rettangolare con un solo altare marmoreo opposto all'ingresso, fu nella disponibilità della Congregazione della Carità di San Pietro a far data dal 1736 e fino al 1866, allorchè la ventata anticlericale seguita all'unità d'Italia portò all'espropriazione del bene ed all'allontanamento dei religiosi, rientrati successivamente, al mutare delle condizione politiche.
L'Associazione si prefiggeva - ed, a quanto pare, si prefigge tuttora - la cura spirituale e materiale dei sacerdoti bisognosi; nonchè la dignitosa sepoltura dei defunti.
La benemerita Confraternita avrebbe anche riscattato numerosi sacerdoti prigionieri dei pirati barbareschi.
Le pareti dell'aula sono addobbati con imitazioni pittoriche di stucchi che rappresentano angiolini,  festoni, e varie architetture d'epoca. Lo stile è palesemente diverso da quello degli affreschi della volta.



Una ricca cornice barocca ed un cavalletto treppiede del medesimo stile accolgono il quadro con un ispirato Simon-Pietro.



Pregevole tela d'epoca con tondi perimetrali che narrano episodi della Passione. Al centro: "L'orazione nell'orto degli ulivi" e, sotto, un richiamo dell'Apocalisse con Cristo che sotto lo sguardo dell'Arcangelo Michele sostiene il libro dei sette sigilli su cui è adagiato l'Agnus Dei".




 

A sinistra una splendida Madonna con Bambino. La cornice  reca i simboli della divina regalità. A destra: la Patrona di Palermo: Santa Rosalia.

















Nella prima foto: il Sanctorum. L'altare ligneo (Sec. XVIII) rivolto verso il popolo reca lo stemma dei Camilliani. Finte nicchie accolgono due virtù teologali: "Fede" e "Carità". Sulla parete di fondo, ai lati dell'ingresso le rappresentazioni pittoriche delle virtù cardinali "Prudenza" e "Giustizia".

















 
Un'edicola in marmi mischi, sopra l'altare maggiore, ospita il simulacro di Pietro avvolto in un manto dorato ed assiso in trono. Dirimpetto una splendida Vergine con Bambino.



 
La cornice centrale della volta reca l'affresco del Borremans con  " La gloria di San Pietro"





 
Paricolari dell'opera del pittore fiammingo dipinta nel 1738: San Pietro stringe in mano le chiavi (seminascoste dagli adesivi protettivi) simbolo del governo della Chiesa. A destra nella foto: il libro della Parola.





Nei quattro angoli della volta sono le immagini di San Paolino che stringe le catene, simbolo di prigionia,  San Acacio (opere di Guglielmo Borremans),  San Francesco d'Assisi e San Vincenzo di Paola (opere di incerta attribuzione).









Scudo angolare con dedica alla Santuzza patrona di Palermo. Nel cartiglio si legge: "Benedicta es tu Rosalia a Domino excelso".




Un angiolino dipinto sul falso telaio dell'ultima finestra a fianco dell'altare maggiore reca una pergamena con l'anno dell'ultima rivisitazione pittorica dell'addobbo parietale: il 1887. I preesistenti dipinti, forse del Borreman, sarebbero andati distrutti in seguito all'elevazione del livello della pavimentazione (1890 ca.) per ricavare nel piano terra locali da affittare a bottegai e commercianti. L'operazione fu possibile anche per l'intervenuto abbassamento di quota, nel 1865, della Via Maqueda che, peraltro, impose di raccordare il nuovo piano stradale e quello del chiostro con il grande scalone dell'andito d'ingresso.





La Casa Professa dei Padri Camilliani sorse sulla "Strada Nuova" (deliberata dal Senato palermitano in data 4 novembre 1597). Una volta completata assunse il nome di "Maqueda" dal Vicerè Don Bernardino Cardines Duca di Maqueda.



Foto e didascalie di zio-silen

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3 commenti:

zio-silen ha detto...

Ringrazio Carla per il tempo che ha voluto dedicare alla lettura dei miei post.

Gabriella ha detto...

Interessante post che mi ha dato l'occasione per ricordare la storia dell'ordine dei Camilliani.
Grazie

zio-silen ha detto...

Grazie a Te Gabriella,
sono contento di essere stato utile.

Ciao


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Approfitto per ringraziare Carmelo che mi ha suggerito come, per la vulgata, la Chiesa della Madonna della Volta fosse " 'a chiesa ri vintitrì scaluna".