mercoledì 4 giugno 2014

Catacombe paleocristiane di Porta d'Ossuna

 
L'ingresso delle Catacombe paleocristiane di Porta d'Ossuna si trova in Corso Alberto Amedeo quasi dirimpetto al Bastione della Balata ed alle attigue Torri d'acqua. Il complesso cimiteriale sotterraneo, in cui le prime comunità cristiane solevano seppellire i loro morti, si fa risalire, presumibilmente, al periodo tra il IV ed il V secolo d. C.. Esso si estendeva al'interno del banco calcarenitico compreso tra i fiumi Kemonia e Papireto (interrati nel XV secolo). Tracce della catacomba - nel '500 divisa in due dalle fondamenta del Bastione - sono state rinvenute nel 1739 sotto la Chiesa della Sacra Famiglia detta delle Cappuccinelle in via Papireto: ricordiamo una lapide funeraria (oggi custodita al Museo Salinas) recante un epitaffio dedicato ad una bambina di nome Maurica. A detta degli esperti, i cunicoli sepolcrali arrivavano nei dintorni dell'attuale Via Imera distante qualche centinaio di metri verso sud-ovest.



Nella foto è visibile la scala che conduceva all'ingresso originario di sud-ovest.






Loculi nell'immagine di sinistra; un cubicolo (piccola camera sepolcrale) in quella di destra.




La galleria principale, che si allunga da est verso ovest, è intersecata da innumerevoli corridoi più piccoli che corrono da Sud verso Nord. In queste arterie furono ricavati, scavando la roccia, degli "arcosoli" in grado di accogliere molte salme che riposavano in loculi di misura adeguata ad adulti e bambini. L'arcosolio era costituito da un'arca sepolcrale incassata in una nicchia parietale. Di particolare interesse sono i cubicoli a tre absidi e le fosse ricavate in alcuni spazi calpestabili.



 
Alcuni corrridoi sono ostruiti da pilastri e fondamenta di edifici soprastanti; altri sono dotati di archi di sostegno che consentono il passaggio.











Le catacombe,  chiuse e dimenticate in seguito alla costruzione delle fortificazioni cinquecentesche, vennero in parte esplorate, nel XVIII secolo, dal Principe di Torremuzza Gabriele Lancillotto Castelli (1727-1794), numismatico, antiquario  ed esperto di storia siciliana  e due secoli dopo da studiosi tedeschi cui si deve la prima piantina del luogo.



In un cubicolo sono le uniche tracce, appena visibili,
 di decorazioni  (due colombi con un ramoscello d'ulivo).




 
Nei pressi dell'antico ingresso di sud-ovest attira l'attenzione questo cubicolo in gran parte occupato da una sorta di massiccio tavolo in pietra sul quale i primi cristiani si dedicavano a mense rituali.





 Uno dei pozzi di aerazione scavati in verticale.





Gallerie scavate nella calcarenite.




L'ingresso delle catacombe, al civico 110 di Corso Alberto Amedeo, si presenta alquanto anonimo. Una lapide al centro della parete rassicura il visitatore sul fatto di trovarsi effettivamente sopra quel millenario sito ipogeo. La scritta in latino ricorda che il vestibolo circolare (dietro quella porta), a cielo aperto, si deve alla munificenza di Ferdinando I di Borbone che lo fece realizzare nel 1785.



 





Nel vestibolo si trova un manifesto, curato dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra - Città del Vaticano - Ispettorato per le Catacombe della Sicilia Occidentale (gestore del sito), che offre alla conoscenza dei visitatori notizie storiche e scientifiche, due antiche piantine di Palermo e la planimetria delle Catacombe (vedi foto sopra).







Il "giardino" di Via Giuffredi Argisto, non particolarmente curato, in cui sono visibili alcuni pozzi di aerazione.




 Foto e didascale di zio-silen

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