venerdì 9 maggio 2014

Oratorio di San Mercurio

Nel Cortile di San Giovanni degli Eremiti, sul lato settentrionale della famosa chiesa normanna, a lambire il fiume Kemonia (oggi interrato),  si trova (quasi nascosto dietro un'anonima facciata) l'Oratorio di San Mercurio, l'ultimo rimasto dei tre fatti costruire dalla facoltosa Compagnia della Madonna della Consolazione in San Mercurio, costituitasi nel 1572 con la missione di sostenere, con preghiere ed opere, i ricoverati del vicino Sanatorio di Palazzo Sclafani. L'edificio di culto fu realizzato nel 1557 sui resti di una chiesetta ipogea e di un vicino pozzo le cui acque avrebbero avuto poteri curativi.




L'addobbo decorativo dell'aula rettangolare si deve alla mano di un ventiduenne Giacomo Serpotta  (10 marzo 1656-27 febbraio 1732) coadiuvato dal fratello Giuseppe (1653-1719). Il talento, già evidente di Giacomo, qui non raggiunge l'arte sublime della maturità, la cui massima espressione è riscontrabile nell'Oratorio del SS. Rosario e nell'Oratorio Santa Cita.  Si nota, peraltro, l'assenza delle allegorie (Virtù) rappresentate più tardi, in altri luoghi, con figure muliebri dall'aspetto e dall'atteggiamento, talvolta, fin troppo terreno.





Un putto reca uno scudo con inciso l'anno di realizzazione degli stucchi (1678) ad opera del giovane Giacomo che ancora non aveva assunto il vezzo di firmarsi con una lucertolina (serpotta).










 
 Pavimentazione maiolicata, del 1714/15, realizzata dalla bottega
 Gurrello-Agolotta su disegno dell'Arch. Don Giulio Di Pasquale.








Uccelli fanno capolino tra gli elementi vegetali delle maioliche.





 
 La volta del presbiterio reca questo affresco con "San Mercurio in Gloria".
Le pareti laterali ospitano due quadroni, con cornici in stucco bianco e oro,
che raccontano episodi della vita del Santo: "Decapitazione dei San Mercurio"
e "San Mercurio trafigge Giuliano l'apostata". Sopra l'altare maggiore era una
pala (in restauro) recante "San Mercurio di Cesarea", in stlile manierista, di autore
 ignoto, risalente alla prima metà del '600: Mercurio, in abiti di soldato romano,
  riceve la lancia santa dalla Madonna con Bambino circondata da angiolini









 
 "San Mercurio in Gloria"

Nato in Cappadocia, nell'odierna Turchia, da famiglia cristiana, San Mercurio di Cesarea fu soldato e generale al servizio degli Imperatori romani Decio (249-251) e Valeriano (253-260). Iniziate le persecuzioni contro i cristiani, Mercurio non rinnegò la propria fede e per questo venne imprigionato, per tre volte sottoposto a supplizio ed altrettante volte sanato da forze angeliche. Tradotto nella sua terra natia, subì la decapitazione. La leggenda racconta che il suo spirito, invocato dal Vescovo Basilio Magno di Cappadocia, abbia punito l'Imperatore apostata Giuliano (tornato al paganesimo dopo Costantino), trafitto a morte da una lancia nel corso di una battaglia con il popolo dei Sassanidi di Persia. Le sue spoglie seguirono l'esercito dall'Imperatore bizantino Costante II durante la campagna d'Italia. All'ennesima sconfitta il sovrano, in rotta, le abbandonò in quel di Quartodecimo. Dal 26 agosto 768, per volere del Duca longobardo Arechi II, sono custodite nella Chiesa di Santa Sofia a Benevento. Il martire di Cesarea, patrono di commercianti ed operatori dell'ingegno, viene commemorato il 25 novembre.




 
 Altare ligneo dai colori policromi che conferiscono l'effetto marmo.


 


 La volta a botte con i resti degli affreschi che la rivestivano.



 
Particolare del quadrone
 al centro della volta.






 

















 

Una lunga sequenza di putti, quasi dialoganti con lo spettatore, nell'incorniciare le grandi finestre sorreggono armi ed oggetti simbolo del Santo guerriero. 




Nella parete sopra le due porticine balza agli occhi del visitatore la cantoria,  armoniosamente mistilinea, ed il finto organo, riprodotto su tavola di legno, laddove un tempo c'era il vero strumento musicale. Gli stucchi con angeli musicanti e putti sono stati attribuiti alla felice mano di Procopio Serpotta (1679-1756), figlio del grande Giacomo.




 
 Lo scranno, in legno artisticamente intagliato, 
destinato ai Superiori della Compagnia.






 
 Due acquasantiere dalla volute barocche affiancano gli ingressi al santuario.








I due ingressi che dall'antioratorio immettono nell'Aula presentano un ricco addobbo decorativo di matrice serpottiana (Giacomo ed il fratello Giuseppe). Nel sopraporta  sono riconoscibili due fauni tra cartigli, festoni e maschere; sopra il cornicione due cherubini sorreggono lo scudo coronato della Madonna venerata dalla Congregazione, sotto la quale, quasi schiacciata, appare la testa di un drago.





 Nel soffitto dell'Antioratorio si può ammirare l'affresco con Cristo in visita a San Mercurio inprigionato.




 
L'elegante scalinata a duplice rampa - ornata di balaustra risalente al 1719, realizzata da Pietro Bivona e Rocco Russo con il marmo tratto dalle cave del vicino Monte Billiemi - segnala la presenza dell'Oratorio cinquecentesco al piano terra di un anonimo palazzo. Dirimpetto c'è un moderno pub che occupa gli spazi sui quali, un tempo, insisteva un secondo Oratorio di proprietà della Compagnia di Santa Maria della Consolazione.



Foto e didascalie di Leo Sinzi/zio-silen
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4 commenti:

Anonimo ha detto...

Credo che sia monte Billiemi e no Bolliemi

zio-silen ha detto...

Ringrazio il lettore che precede per aver rilevato il refuso che prontamente correggo.

Maria ha detto...

Molto interessante questo blog che ho scoperto per caso
complimenti

zio-silen ha detto...

Ringrazio Maria per i complimenti e spero che ripassi da qui.