sabato 23 novembre 2013

Palermo che NON vorrei: "Verde a perdere"

Fino a poche settimane addietro, il meraviglioso viale alberato, titolato al grande esteta Ernesto Basile, accoglieva quanti entravano in città con la bellezza delle sue fronde verdi, emblema - certamente non voluto - della magnificenza di quella natura tanto cara al geniale architetto che la tradusse nel suo stile floreale.
Fronde cresciute rigogliose nello spartitraffico, nonostante gli scarichi venefici prodotti dalle numerose auto in transito giorno e notte.
Ebbene, non ci crederete, tanto splendore - in forza di una radicale potatura - sta per essere ridotto ad una sequenza interminabile di scheletri lignei che, forse, riacquisiranno cotanta chioma tra una ventina d'anni.
Sembra che l'intervento defalcante nasca dalla richiesta di uno sparuto gruppo di residenti del Villaggio Santa Rosalia di godere nottetempo, senza ostacoli vegetali, della luce alogena dei lampioni posti tra le due carreggiate.
La maggiorana dei palermitani, che brama più verde in questa landa cementificata, se ne faccia una ragione.
Purtuttavia, nasce spontanea una domanda: in democrazia non dovrebbe essere la minoranza ad adeguarsi al volere della maggioranza? Boh! Cu 'i capisci è bravu.









Foto e commento di zio-silen

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6 commenti:

Carmelo ha detto...

Le chiome degli alberi ricrescono in modo migliore,la pianta si rinforza e vive più a lungo.Le chiedo ha mai attraversato al buio la via Ernesto Basile? Provi .La potatura è un normale procedimento di coltivazione delle piante arboree,ha fatto caso alla villa di via Carmelo Raiti? Vede come crescono bene dopo la potatura ,certo non si fa ogni anno ma prima che la pianta diventa adulta si aiuta a crescere meglio.

zio-silen ha detto...

Ringrazio Carmelo per il cortese contributo dialettico.


Cordialmente

zio-silen

BlackPanther ha detto...

Caro zio-silen,
leggere questo post mi fa immediatamente pensare che davvero "tutto il mondo è paese" ! Io non sono siciliano e mai ho avuto il piacere di visitare la vostra bella Terra, (scrivo infatti dall'altra isola maggiore del mar Tirreno: la Sardegna) ma vedere quel viale alberato in quelle condizioni è come vedere diversi viali (per non parlare dei parchi e piazze..!) della mia città.
Anche qui infatti da diversi anni si applica la tecnica della "Capitozzatura", considerata da molti esperti dannosa non solo per la specie arborea, ma anche -di conseguenza- per le specie di uccelli che nidificano in particolari periodi dell'anno e per la vita urbana nel suo insieme, uomo compreso, che non ha più i "filtri" naturali che lo difendono dall'inquinamento dell'aria.
Mi dispiace doveR contraddire il Sig. Carmelo, ma credo che se il problema sia solo di buio sulla via (problema legittimo e importante naturalmente) beh si sarebbe potuto studiare una soluzione alternativa. Senza contare che molti degli interventi vengono praticati (almeno dalle mie parti) da operai comunali e non da esperti arboricoltori come dovrebbe essere.

Le lascio alcuni link utili che potrebbero interessare lei, al signor Carmelo e ai suoi visitatori:

http://www.isaitalia.org/gli-indispensabili/237-perche-la-capitozzatura-e-dannosa.html

http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2012/07/13/gli-alberi-di-cagliari/

Colgo infine l'occasione per farle i complimenti per il suo blog, ricco di cultura, luoghi, storie della sua Regione.

Un saluto da Cagliari

R.

zio-silen ha detto...

Ricambio il saluto dell'amico di Cagliari e Lo ringrazio per il suo apprezzato intervento.

zio-silen

zio-silen ha detto...

Ho fatto una capatina sul Sito della SIA Società Italiana di Arboricultura - Onlus (segnalato in calce al commento sopra postato dal lettore cagliaritano BlackPanter) ed ho trovato interessante quanto affermato nell'articolo che tratta di "capitozzatura".
Ne riporto alcuni passaggi quale contributo all'eventuale ulteriore dibattito:

- "Perché la capitozzatura è dannosa

La capitozzatura è la più dannosa tecnica di potatura degli alberi, eppure, nonostante più di 30 anni di letteratura e di seminari per spiegare i suoi effetti nocivi, la capitozzatura rimane una pratica comune. Questo opuscolo spiega perché la capitozzatura non è una tecnica di potatura accettabile e propone tecniche alternative migliori.

Cos’è la capitozzatura?

La capitozzatura è il taglio indiscriminato del fusto, delle branche primarie o di grossi rami.
Il motivo più comune per cui si pratica la capitozzatura è la riduzione delle dimensioni di un albero. Molte persone hanno paura che gli alberi troppo alti possano costituire un pericolo. La capitozzatura, tuttavia, non è un metodo adeguato di riduzione dell’altezza ed in generale delle dimensioni della chioma e non riduce il pericolo né di ribaltamento né di cedimenti. In realtà, la capitozzatura renderà l’albero più pericoloso nel lungo termine.

La capitozzatura indebolisce gli alberi

La capitozzatura può rimuovere fino al 100% delle foglie dell’albero. Le foglie sono gli organi con cui l’albero produce il proprio nutrimento; rimuovendole l’albero rimane senza l’energia necessaria ad alimentare tutte le sue parti. La perdita di così tante foglie attiva un meccanismo di sopravvivenza che consiste nella produzione di rami di lunghezza maggiore ma più esili, così che l’albero possa recuperare, il più velocemente possibile, il suo volume fogliare. Questi rami hanno origine dalle gemme latenti che l’albero produce lungo il fusto e le branche e dalle gemme avventizie che si formano a livello dei grossi tagli. Tale meccanismo di sopravvivenza richiede un grande impiego di energia che l’albero preleva dalle sue riserve. Se l’albero non possiede una riserva di energia sufficiente, il rischio che muoia è molto alto. Un albero capitozzato è più vulnerabile agli insetti e alle malattie. Alcuni insetti sono effettivamente attratti dalle sostanze chimiche rilasciate dai tessuti interni esposti.

La capitozzatura causa il decadimento dell’albero


I tagli della capitozzatura consentono un facile accesso alle parti interne dell’albero ai funghi agenti di carie del legno (alburno e durame) causandone il degradamento, provocando cavità e rendendo meno robusta la struttura. L’asportazione di una così grande quantità di foglie produce una grande quantità di radici morenti che minano l’ancoraggio dell’albero e causano una perdita di apporto di sali ed acqua. Un albero capitozzato ha un’aspettativa di vita molto inferiore rispetto ad un albero potato correttamente."

[...]

"Quando un albero deve essere ridotto in altezza o diventa troppo ingombrante è possibile ridurne la chioma senza distruggerne l’armonia e, soprattutto, senza grossi tagli. Se un ramo deve essere accorciato, lo si può fare rimuovendolo a partire dall’inserzione con un ramo secondario (taglio di ritorno). In questo modo l’albero è in grado di rimarginare la ferita del taglio in un lasso di tempo accettabile. Le regole da rispettare sono: il diametro del ramo laterale non deve essere inferiore ad un terzo del diametro del ramo asportato; non dovrebbero essere rimossi rami con diametri maggiori di 7-10 cm; non dovrebbe essere rimosso più del 30% delle foglie.
I periodi in cui eseguire una potatura di questo tipo sono l’inverno e la tarda primavera-estate".

Anonimo ha detto...

Il bello ma anche il brutto di un bolg simie e che ognuno secondo la sua idea scrive di ciò che lo circonda. Premesso ciò non posso non commentare questo titolo. Signori la potatura è normale pratica, il problema in questa immagine è che in questa via come in numerose altre questi maestosi e splendidi alberi, sottolineo non adatti ad alberatura stradale, non sono mai stati manutenuti.Quindi questo è il risultato di anni di menefreghismo dell'amministrazione, invece di fare potature drastiche ogni 5/6 anni si potrebbero fare potature annuali. Un altro problema dovreste farvelo pensando: dove va a finire l'immensa massa vegetale che viene potata? Ve lo dico io in discarica. Di questo dovremmo parlare, questo materiale è potenzialmente utilizzabile come biomassa per la produzione di energia!!