venerdì 8 novembre 2013

Cappella e Arca di Santa Rosalia in Cattedrale

 La Cappella di Santa Rosalia chiude la navata meridionale della Cattedrale palermitana.




 Bassorilievi (1830) di Valerio Villareale (1773-1854) sulle pareti della Cappella di Santa Rosalia:
"Processione delle sacre spoglie" a SX e  "Santa Rosalia ferma il braccio all'angelo della morte" a DX.









L'arca che custodisce le sacre spoglie di Santa Rosalia venne realizzata nel 1631 (anno indicato nella scritta posta, in basso, tra le zampe dell'aquila senatoria) da maestri argentieri palermitani (Francesco Rivelo - Matteo Lo Castro - Giancola Viviano - Giuseppe Oliveri) su disegno di Mariano Smiriglio (1561-1636). Il prezioso manufatto barocco (pesante 1750 libre e costato 20.000 scudi) si compone di tre parti sovrapposte: il basamento, con l'aquila simbolo della città, e quattro putti che sorreggono l'urna con una mano mentre l'altra sostiene lo scudo con la rosa (attributo iconografico della Santa); il corpo dell'arca,  decorato con incisioni a basso ed alto rilievo (magnifici i quattro teatrini  con scene tratte dalla vita della Giovane Eremita ed i numerosi cherubini assisi sul bordo); il coperchio con sei ovali a bassorilievo che raccontano episodi legati alla Vergine di Quisquina , teste alate di cherubini sugli angoli ed all'apice Rosalia in abiti di monaca basiliana  nell'atto di sconfiggere il drago (la peste).
I palermitani, devotissimi alla Patrona, ogni 15 luglio usano portare l'urna con le reliquie in processione.


Particolare decorativo della parte apicale dell'urna barocca con la Patrona di Palermo in abiti di suora basiliana che schiaccia il drago  (Rosalia avrebbe vissuto per un periodo nel Monastero del SS. Salvatore, sul Cassaro). Sulla parete dietro l'arca è visibile la tela con la Santa dipinta da Giuseppe Velasquez (1750-1827).


Paliotto argenteo con splendido bassorilievo raffigurante Rosalia. Riconoscibili alcuni degli elementi iconografici che spesso accompagnano la raffigurazione della Santa eremita: TESCHIO (abbandono della vita terrena per quella trascendente e contemplativa); LIBRO SACRO (esistenza condotta nella parola di Dio); ROSE (Rosario, purezza); SCETTRO nella mano sinistra (discendenza dagli imperatori normanni).



Santa Rosalia, in abito di monaca basiliana, benedice dalla sommità dell'Arca e schiaccia sotto il piede il drago che simboleggia la peste. Il flagello colpì Palermo nel 1624, proprio l'anno del ritrovamento delle sacre reliquie della Santa in seguito al sogno rivelatore della popolana Gerolama Gatto ed alla successiva apparizione a Vincenzo Bonello. Quest'ultimo era un saponaio che, trovatosi a cacciare sul Monte Pellegrino (forse con propositi suicidi dopo la morte della moglie, vittima dell'epidemia), ebbe la visione della Santa che gli affidò un messaggio per le Autorità ecclesiastiche: le ossa ritrovate poco tempo prima in una grotta erano le sue e portate in processione per le contrade cittadine avrebbero sconfitto, come in effetti avvenne, il morbo.  Il 3 settembre 1625 le Autorità cittadine dichiararono debellata la peste.  Il  4 settembre è il giorno dedicato alle solenni celebrazioni in occasione della ricorrenza della morte di Rosalia da Sinibaldo. I devoti fanno "l'acchianata" alla Grotta-Santuario, recando talvolta ex voto.



 La Vara










 Si narra che la nascita della fanciulla, destinata alla santità, venisse preannunciata ai genitori da una visione avuta da Re Ruggero II, il normanno, che governò in Sicilia dal 1095 al 1154. Questi ebbe la ventura di ascoltare le parole di un Angelo : "ti annuncio che nascerà nella casa di Sinibaldo, tuo congiunto, una rosa senza spine". Maria Guiscardi, sposa del Conte Sinibaldo, Signore della Quisquina, effettivamente era cugina di Ruggero. Alla nascita della figlia, avvenuta nel 1130 ca., Sinibaldo si ricordò di quelle parole profetiche ed impose alla piccola il nome di Rosalia, derivante dall'unione di rosa e lilia (gigli). Una diversa versione vorrebbe come autore di quella profezia il figlio di Ruggero, Guglielmo I (il malo) insieme alla moglie Margherita di Navarra. Tale versione zoppica un po' in quanto Guglielmo nacque nel 1120, quindi aveva 10 anni quando  Rosalia venne alla luce. La giovinetta, cresciuta alla corte dei sovrani normanni, fu chiesta in moglie dal futuro re di Gerusalemme, Conte Baldovino. Convocata da Ruggero, si presentò con i biondi capelli recisi, a simboleggiare l'abbandono di ogni interesse terreno e la volontà di farsi sposa di Cristo. Dopo un periodo  trascorso in un monastero basiliano, scelse la vita contemplativa dell'eremita: nel Bosco di Palazzo Adriano prima e nelle grotte della Quisquina e di Monte Pellegrino successivamente. Sul promontorio che gli antichi greci chiamavano Ercta morì il 4 settembre 1160.











 


 








 La Cappella priva dell'artistica cancellata, rimossa per restauri.






Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

Questo Blog, fermo restando quanto puntualizzato nelle "avvertenze", consente la copia di proprie foto e scritti per finalità esclusivamente personali e "non commerciali" CON OBBLIGO DI CITAZIONE DELLA FONTE: «www.palermodintorni.blogspot.it».
La copia è parimenti negata a chi, a qualunque titolo, intenda farne uso a scopo di lucro.
Si ricorda che la violazione del diritto d'autore (copyright) è perseguibile a norma di legge.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

La processione dell'Urna è il 15 Luglio e non il 16...

zio-silen ha detto...

Ringrazio il commentatore che precede per la precisazione in ordine al giorno dedicato alla processione della vara con le reliquie della Santuzza. Correggo di buon grado.