mercoledì 11 settembre 2013

Santuario Maria SS. del Rosario di Tagliavia: immagini


Albori del XIX Secolo. L'Arcivescovado di Monreale, che ne era proprietario, da tempo impegnato a ricavare qualche soldo dalle aride colline del Feudo di Tagliavia (già Rahalmia), considerò grazia ricevuta quella domanda di affitto inoltrata dalla Famiglia Lo Jacono di Mistretta, dedita alla pastorizia. E si affrettò ad accoglierla.
Una serena mattina di aprile, i Fratelli più giovani decisero di raccogliere dei sassi per costruire un riparo per le greggi. Con stupore e gaudio si accorsero che, tra quelle "ciache" c'era una piccola lastra di ardesia con la bellissima immagine della Madonna raffigurata nell'atto di donare il Rosario a San Domenico, mentre il piccolo Gesù, in braccio alla Madre, porge una corona di spine a Santa Caterina . Nell'angolo in basso a sinistra del dipinto poterono ammirare anche un cane con la fiaccola in bocca: simbolo dell'Ordine dei Domenicani. 
L'intera famiglia ringraziò il Cielo di cotanto inaspettato dono e tornò alla realizzazione dell'ovile. Grande fu la meraviglia nel vedere dell'acqua, abbondante, sgorgare sotto i colpi del piccone. Qualcosa di prodigioso era avvenuto. 
Qualche giorno dopo gli animali furono preda di una grave epidemia; i Lo Jacono li abbeverarono con l'acqua della nuova sorgente e, gridando al miracolo, ne  constatarono la subitanea guarigione.
La voce si sparse, e molti pellegrini, con fede, si accostarono a quell'acqua  e ne ricevettero grazie.
Anche il Re di Sicilia, Ferdinando III di Borbone, con dimora nella  Reggia all'ombra di Rocca Busambra, ebbe modo di beneficiare del prezioso liquido allorchè, bevendone un sorso, venne guarito dal male al ginocchio. Per ringraziamento, nel 1811, concesse alcune salme di terra e quaranta carri di legna (all'anno), da raccogliere nel vicino bosco di Ficuzza, agli eremiti che, dediti alla contemplazione ed ai lavori agricoli, si occupavano anche della chiesetta sorta nel luogo del ritrovamento della sacra effige.
Successivamente, insieme alla consorte Maria Carolina d'Asburgo, si affidò alla Santa Vergine Maria per un ritorno sul trono di Napoli. Ottenuta la grazia, nel 1816, con l'avvento del Regno delle due Sicilie (Carolina non potè goderne perchè era morta due anni prima), fece assegnare al Santuario l'intero Feudo di Tagliavia (30 salme).




L'interno del Santuario a navata unica, con brevi Cappelle parietali
 ed il presbiterio sollevato di alcuni gradini rispetto all'aula.






 
Il presbiterio di forma squadrata. Il retablo, struttura architettonica
 a più ordini (decorata dal Cangialosi con putti ed altri elementi a rilievo),
 incornicia il quadro della miracolosa Maria SS. del Rosario.






 
*Madonna del Rosario*, dipinto su ardesia (prima metà del '700 (?)) di Anonimo siciliano.
La composizione, probabilmente, si ispira all'omonima opera di Anton Van Dick.



 


 

Gli affreschi realizzati nel 1874 da Giuseppe Carta (1809-1889), sulle pareti longitudinali del presbiterio illustrano due episodi legati alla vita del Santuario:  * Il ritovamento, nel 1805, ad opera dei Fratelli Lo Jacono, della lastra d'ardesia con l'immagine della Madonna del Rosario* e *Operai e religiosi impegnati nella costruzione della chiesa*. Alle estremità dei due riquadri principali  si riconoscono i quattro Evangelisti: Giovanni e Matteo a sinistra e Marco e Luca a destra.





 
La calotta sul presbiterio del Santuario.





L'addobbo decorativo (stucchi) della volta e di gran parte delle pareti e del presbiterio è ascrivibile allo stuccatore palermitano G. Battista Noto. Si fa risalire al 1845.  Alcuni pannelli del presbiterio, il retablo dell'abside, l'altare del Crocifisso e la controfacciata (dopo la ricostruzione post-terremoto del 1876) sono, invece, opera pluriennale (a partire dal 1859) di Antonio Cancialosi, nativo di Marineo.






 
"Sant'Antonio Abate e San Paolo Eremita"
 (Sec. XIX) di Anonimo siciliano.






Nella Cappella, ricavata nello spessore del muro, sono visibili il Crocifisso dei primi anni del XIX Secolo e gli stucchi del Cancialosi di fine ottocento. Il pulpito liberty, finemente intagliato da Artista siciliano, risale al 1901.






"Battesimo di Cristo" ___________________________________________________ "San Pietro riceve le chiavi da Cristo",
  (Sec. XIX) di Anonimo siciliano.





*Mater Dolorosa*  (SecXIX) di Anonimo siciliano.







I due pennacchi, sotto la calotta, (visibili dall'aula) recano
 *Presentazione di Gesù al Tempio* e *Assunzione di Maria* di Anonimo siciliano (Sec. XIX).
Negli altri due pennacchi: *Annunciazione* e "Presentazione di Maria al Tempio*.






*Sacra Famiglia* copia recente, di autore fiorentino, dell'opera di Giuseppe Carta (1874).
 Nella fascia inferiore è rappresentato il committente dell'opera che, inginocchiato, ringrazia
 la Madonna di Tagliavia per la miracolosa guarigione dei suoi animali. Sulla destra, l'mmagine
 del Santuario (ante terremoto 1876) e dell'attiguo Romitorio.






Copia dell' *Adorazione dei Magi* (1876 ca.) di Antonio Fronzuto.
 La tela originale è custodita presso il Museo Diocesano di Monreale.




 
Loggiato della seconda chiesa (appoggiato alla controfacciata)  e coro.
 Al centro della ringhiera liberty si può ammirare una tela ottocentesca recante l'Ultima Cena,





 
*Ultima cena* (1881) di Corrado Tanasi.






 
A Sinistra, Antica Cappella della Madonna di Tagliavia (1801) costruita dai primi eremiti. Questi uomini, dediti alla preghiera ed al duro lavoro agricolo, inizialmente furono privi di regole e di  abito.
Re Ferdinando suggerì loro un saio simile a quello dei Cappuccini che, ben presto venne sostituito con quello bianco corredato da scapolare marrone che li distinse fino al 1965, allorchè  l'ultimo "Monaco di Tagliavia" lasciò quel luogo per raggiungere il Signore. Dopo una breve parentesi benedettina, il Santuario venne curato dall'Arciprete di Corleone. Dal 1° Febbraio 2012 è affidato ad un nucleo della Comunità Mariana delle "Cinque Terre".






Interno dell'Antica Cappella






 
Particolare dell'abside squadrato nei cui pressi -  nello stesso momento del ritrovamento della Sacra Immagine da parte dei Lo Iacono - sgorgò l'acqua miracolosa, successivamente convogliata nel pozzo realizzato nel cortile antistante la Cappella.
Sull'altare, la *Madonna del Rosario* con San Domenico e Santa Caterina: tela ottocentesca che riprende con dovizia di particolari lo stesso soggetto dipinto sulla tavola di ardesia custodita nel Santuario.






Moderna fontanella  che consente ai numerosi fedeli
 e pellegrini di attingere l'acqua dei miracoli.






Pozzo - coperto da lastra di vetro - che raccoglie l'acqua della sorgente miracolosa.






Campanile ricoperto da un originale manto bugnato.





Scaletta interna che conduce ai locali destinati ai religiosi.






Il grande afflusso di pellegrini indusse i Romiti, nel 1841, a chiedere all'Arcivescovo di Monreale l'autorizzazione ad edificare una nuova chiesa. Ottenuto il permesso, operarono con lena, tanto da inaugurare il Tempio in data 1° maggio 1845.  Il prospetto neoclassico in conci di arenaria è stato ricostruito nel 1890 per porre rimedio ai danni del terremoto del 1876. Lo scalone a due rampe venne aggiunto nel 1892.

Il Santuario Maria SS. del Rosario di Tagliavia si trova,  in raccolto isolamento, in aperta campagna (antico Feudo di Rahalmia); sulla Strada Provinciale 42, a tre Km circa dallo svincolo con la SS 118 Bolognetta-Marineo-Corleone. Il Complesso religioso è stato realizzato a ridosso del lussuregginte Bosco della Ficuzza. La Reggia di Ferdinando III (sita nella piazzetta della Frazione) dista una decina di chilometri. L'ultimo tratto carrabile che conduce alla chiesa, purtroppo, è alquanto dissestato, con grande disappunto di fedeli, pellegrini, turisti e, soprattutto sposi, con relativi  familiari e amici, che - numerosi - scelgono questo luogo ameno, così ricco di spiritualità, per coronare il loro sogno d'amore.





Nella foto, l'ex Ospizio dei Poveri,  oggi  adibito a Foresteria. I nimerosi pellegrini vengono accuditi dai membri della Famiglia Mariana "Le Cinque Terre".  Il gruppo proviene dal Santuario Madonna del Frassine, in quel di Grosseto. La Comunità è composta da frati e suore che, quasi in segno di continuità, vestono di bianco e marrone come i vecchi "monaci di Tagliavia" e portano al collo il Crocifisso con cinque pietre policrome che simboleggiano: Eucarestia (azzurra); Preghiera (bianca); Confessione (rossa); Bibbia (gialla); Digiuno (viola).





Contrafforti e scaletta laterale del Romitorio.
 Sulla lamiera che riveste il  portoncino, 
ignoti artigiani, con dei chodi, hanno composto
 l'anno 1888 ed il simbolo mariano.






Il Santuario e l'adiacente Romitorio visti dalle sponde del laghetto.







La foto di zio-silen - scattata dal sagrato - mostra il laghetto antistante la chiesa
 e, in secondo piano, le onde multicolori dei Monti Sicani.






Foto e notizie storiche liberamente interpretate da zio-silen

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2 commenti:

Stefano Spera ha detto...

posso usare le tue foto sul mio blog "non commerciale" https://stefanopassionesicilia.blogspot.it/

Leo Sinzi (zio-silen) ha detto...

Ciao Stefano.

Fermi restando l'uso non commerciale e l'INDICAZIONE DELLA FONTE, sono lieto che le mie foto possano servire a far conoscere la nostra terra ed il suo patrimonio culturale anche tramite il tuo Blog.

Cordialmente

Leo Sinzi