giovedì 15 agosto 2013

La sovranità appartiene al popolo?



Quella fredda mattina di Gennaio del 2049, Padre Mansueto Arraggiato, con gli occhi dardeggianti indignazione e la voce stentorea,  non smentì il suo cognome.

Io - confessò con la naturalezza dei preti - tanti anni fa, ho votato il Blue Party convinto di conferire a Ricky Giant & Co. mandato per dare attuazione al programma politico nel quale mi riconoscevo. 

Ero sicuro che tale forma di rappresentanza discendesse direttamente dal disposto dell'art. 1 della Legge Fondamentale dello Stato, che (fino a prova contraria) tuttora stabilisce: "La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione."

Quella delega - provvisoriamente concessa (insieme a qualche milionata di altri speranzosi votanti) al precitato Partito per rendere concreti i "benefici" promessi (con sbandierato spirito di servizio) in campagna elettorale - come per magia  si sarebbe trasformata, in una sorta di investitura popolare del cosidetto "Leader"; investitura senza possibilità di revoca, neanche in caso di gravi sopravvenienze.

Sto parlando di Ricky; Capo, Condottiero, "Sovrano" cui, secondo i "politici d'area", avrei ceduto la mia quota-parte di "sovranità", per acquisire, felice e contento, il ruolo di suddito o seguace. 
Ciò, a prescindere dai risultati di governo (vedi "crisi del 45, 46, 47 e 48"), e quindi contribuendo alla vestizione perpetua del "nostro" con cappa di ermellino e  corona.
  
Incredulo e avvilito - registro l'allargamento dell'abisso che separa elettori ed eletti e confido nell'Altissimo affinchè illumini il "Leader" (?) con la sua Corte e faccia restituire a noi, legittimi detentori, la "Sovranità"... magari per farne uso migliore.
 

Preghiamo, Fratelli...



Racconto breve di zio-silen

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