martedì 14 maggio 2013

Rivisitata la Chiesa dell'Assunta


A Palermo, in via Maqueda, nei pressi della sede della Provincia, quasi nascosta  tra le imponenti strutture dell'ex Monastero carmelitano (Sec. XVII-XVIII) che la stringono sui lati, sorge la splendida Chiesa Dell'Assunta (1625-1628). La facciata in conci squadrati è dominata dallo stemma nobiliare dei Moncada. Alla sua base, una iscrizione su marmo risalente al 1662.
In origine fu concepita come Cappella del convento fondato nel 1627,  che avrebbe ospitato, dal 1633 in qualità di priora, la nobile Juana De la Cerda, moglie del Duca di Montalto, Antonio Aragona Moncada (quest'ultimo colto da vocazione monastica insieme alla consorte).
L'interno, in stile barocco , è ricco di affreschi e stucchi. Di particolare pregio quelli del presbiterio, tra cui spicca il gruppo "Angeli ed Eterno Padre" attribuito a Giacomo Serpotta, gli altri, ad ornamento dell'aula, all'estro del fratello Giuseppe e del figlio Procopio. Parimenti di impronta serpottiana le statue allegoriche di figure femminili accostate alle pareti. Di grande impatto la composizione con la Vergine Maria, la Maddalena e San Giovanni in preghiera ai piedi del Crocifisso. Il dipinto dell'Assunta è dell'Abate G. Patricolo. Le opere pittoriche, di grande effetto cromatico, della volta del presbiterio come pure della volta e delle pareti dell'aula vengono attribuite da alcuni studiosi ad Antonio Grano (*1660 +1718) da altri a Filippo Tancredi (*1655 +1722). Quelle del sottocoro al fiammingo Guglielmo Borremans (*1670 +1744).



Lapide marmorea recante iscrizione del 1662
 e stemma dei duca Moncada sormontato
dal grifo (simbolo araldico).




Il presbiterio con abside squadrato, riccamente decorato, chiuso dall'arco trionfale retto da pilastri.
 Sul cornicione dell'abside "Gloria del Padre", pregevole composizione in stucco
di Giacomo Serpotta (*1656 +1732).



Pala dell'altare maggiore: "L'Assunta" (primi '800) del sacerdote diocesano,
allievo del Velasco, Giovanni Patricolo (*1789 +1861).




 Sul cornicione dell'abside "Gloria del Padre", pregevole composizione in stucco
 di Giacomo Serpotta (1656-1732).




Nell'affresco sulla volta del presbiterio: "Santa Teresa
in adorazione della Vergine incoronata" di incerta attribuzione:
 Antonio Grano o Filippo Tancredi



Mirabile altare settecentesco dall'aspetto austero realizzato con accostamenti di marmi policromi
 e intarsi di pietre nobili. In basso il simbolico cuore fiammeggiante.



Sulla sommità dell'artistico Tabernacolo questa pregevole 
statuetta raffigurante Gesù risorto.






Sul fianco sinistro dell'altare maggiore: "la Fede" attribuita a Procopio Serpotta (*1679 +1755).
 Sul fronte del piedistallo si legge "BEATO CHI CREDE".
A destra " la Carità (?) ". Sulla mensola la scritta "OPTIMA PARTEM ELEGIT" dal Vangelo di Luca.



Cherubini sepottiani sul cornicione che entra nel Presbiterio.



 
Busti dei Santi Pietro e Paolo (alcuni vi riconoscono la mano di Giuseppe Serpotta,
 fratello del più famoso Giacomo) nei tondi sostenuti da Serafini.




A sinistra, pannello ottagonale con Santa Teresa, ai piedi della Vergine, che riceve il velo da San Giuseppe. A destra: Visione delle "nozze mistiche" con Gesù che porge a Santa Teresa un chiodo della sua croce.


Nella foto di zio-silen, il fercolo con "Maria SS. della Mercede" arrivato nella Chiesa dell'Assunta 
nel 1975  con la Congregazione della Madonna della Mercede proveniente da altra sede.
Autore dell'opera lignea, che si fa risalire al 1910, dovrebbe essere
Rosario Bagnasco n. 1845, discepolo di Nunzio Morello, da non
 confondere con il suo omonimo (*1818  +1879), parimenti
scultore in legno e figlio d'arte di Girolamo.



Santa Teresa e San Giovanni della Croce,
suo contemporaneo, fondatore del primo
nucleo dei Carmelitani Scalzi.



"Madonna della Salute".
Inusuale l'aureola a dischi sovrapposti.



Sull'altare (parete destra): "Santa Teresa indica il
monastero a San Giuseppe" (1760) di Gaspare Serenario (*1707 +1779).
L'opera ricorda il momento della fondazione ad Avila (Spagna)
del primo monastero delle Carmelitane Scalze, dedicato a San Giuseppe.
In basso, il busto ligneo di Sant'Alberto.


Paliotto con stemma dorato della nobile famiglia committente.



A sinistra della tela del Serenario, la figura allegorica della Sapienza Divina portatrice di alcuni elementi simbolici ricorrenti negli stucchi dei Serpotta: Colomba (purezza); pecorella (mitezza); scudo con Spirito Santo in rilievo e Bibbia (rivelazione). A destra, la "Fortezza" reca lo scudo con la testa di leone in rilievo; la spada che stringeva nella mano destra è stata asportata da ignoti.



Al manto decorativo in stucco che, secondo il gusto barocco,
copre ogni spazio dell'aula, lavorarono Giuseppe Serpotta (*1659 +1719),
fratello del grande Giacomo ed il figlio di quest'ultimo Procopio (*1679 +1755).



Gruppo scultoreo serpottiano di grande effetto plastico (sottoposto a recente restauro) 
 raffigurante la Santa Vergine, Maria Maddalena e San Giovanni in preghiera ai piedi del Crocifisso.




Ai lati della "Crocifissione", su mensole lignee, le allegorie di "Carità" e "Misericordia".
Quest'ultima con il simbolico pellicano ai suoi piedi.



Infante di grande espressività stretto alle vesti della "Carità".







Angeli con gestualità irrituale ricorrente nelle opere serpottiane.



Sulla volta dell'aula: " Gloria di Santa Teresa d'Avila"
 attribuito a Filippo Tancredi (1655-1722).


Paricolare dell'affresco della Volta.



Angelo suonatore.



Quadroni con scene vitae della Santa fondatrice dell'Ordine delle Carmelitane scalze.




Teatrini di mano serpottiana raccontano episodi della vita di Santa Teresa d'Avila.




Particolare dell'addobbo decorativo  dell'aula: A destra, quadrone con l'"Estasi di Santa Teresa": il dardo d'oro dalla punta fiammeggiante scagliato dall'angelo provoca alla Santa quel dolore fisico e spirituale che l'avvicina a Cristo ed alla sua Passione.


"Mater Dolorosa"



Santa Teodora nella teca delle reliquie.




"Ecce Homo"





La cantoria, che ospitava le monache di clausura dell'attiguo convento, chiusa da grate dalle fitte maglie.



Apparato decorativo della controfacciata con stucchi serpottiani 
e dipinti del pittore fiammingo Gugliemo Borremans (1670-1744).




Una curiosità nel quadrone di destra del retroprospetto: gli occhiali, corredati di vistosa montatura, inforcati dal personaggio alle spalle di Santa Teresa d'Avila.




L'ala del cherubino oltre la cornice conferisce al dipinto un effetto tridimensionale.




Acquasantiera in marmo dalle barocche venature



SACRESTIA

Crocifisso ligneo (Sec.XVIII)




Nicchia con Gesù che regge il globo crucigero





Collezione di Crocifissi in Sacrestia




Con accesso da via Fiume, l'ex Monastero Carmelitano
 (oggi sede dell'Istituto Comprensivo Statale Madre 
Maria Teresa di Calcutta) realizzato nel '600 per 
ospitare la Duchessa Della Cerda Moncada.





Foto e didascalie di zio-silen

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