martedì 21 maggio 2013

Chiesa di Santa Ninfa dei Crociferi

La costruzione della Chiesa intitolata a Santa Ninfa - incentivata dal Senato palermitano con la donazione ai Camilliani di una vasta area edificabile che si estendeva lungo la Strada Nuova (appena aperta) - si protrasse dal 1601 al 1660 (anno di apertura ai fedeli). Nella stessa area, confinante con la chiesa, venne edificata anche la Casa dei Padri Crociferi. Il sacro edificio fu realizzato soprattutto con lasciti e generose donazioni di nobili famiglie palermitane (alcune furono compensate con mausolei all'interno del tempio) mosse dall'ammirazione per il caritatevole servizio di assistenza e conforto offerto a malati e moribondi dai Chierici regolari (Crociferi). Ordine fondato nel 1568 da Don Camillo de Lellis, il quale presenziò alla posa della prima pietra.
Tra quanti contribuirono al successo architettonico e decorativo del tempio va senz'altro ascritto l'Architetto camilliano Giacomo Amato (1643-1732) il cui estro si produsse in altre stupende chiese palermitane (e non solo) quali "Santa Teresa" e "Santa Maria della Pietà" nel quartire Kalsa.
 La facciata, disegnata da Ferdinando Lombardo collaborato dal giovane Architetto (presto divenuto celebre) Venazio Marvuglia, fu iniziata nel 1687 ed ultimata circa settanta anni dopo. I festoni e ghirlande in stucco si devono a Luigi Romano.
 Nel frontone: stemma dei Crociferi da cui si dipartono due festoni.






Sopra il portale di sinistra, rilievo (XVIII Sec.) di Vittorio Perez con San Camillo de Lellis che pone la
prima pietra della chiesa. Sul portale destro: "San Camillo de Lellis assiste gli infermi", opera dello stesso Perez,
 stuccatore di scuola serpottiana.







Al centro del primo ordine della facciata emerge
l'altorilievo in stucco di Gaspare Firriolo (seconda
metà Sec. XVIII) raffigurante il "Martirio di Santa Ninfa".







La navata unica si apre sulle 6 profonde cappelle
laterali (tre per lato) tra esse intercomunicanti.
La pianta è a croce latina con presbiterio
ed abside squadrato.





CAPPELLA DI SAN GIUSEPPE






"Morte di San Giuseppe" (1734)
del pittore fiammingo Guglielmo Borremans.











A SX."Sacra Famiglia" del Borremans
(Anversa 1672-Palermo 1744).
 A DX: "Il piccolo Gesù al lavoro
 con San Giuseppe falegname" (1734)
di Guglielmo Borremans.




CAPPELLA DI SAN VENANZIO

La tela di anonimo, risalente al 1724,
è sorretta da due Serafini di chiara
impronta serpottiana.
Le effigi sulle pareti laterali raffigurano
San Venanzio e San Liborio.
Gli affreschi della volta e delle lunette
sono di Vincenzo La Barbera.




San Venanzio Martire




























"Serafini" in stucco dai tratti riconducibili
alla mano di Giacomo Serpotta (1656-1732).






Affreschi sulla volta della Cappella con al centro il Padreterno.
Autore: Vincenzo La Barbera (1577-1640).



CAPPELLA DEL SACRO CUORE

L'ottocentesca statua del Cuore di Gesù
posta nella nicchia che in passato ospitava
la Madonna del Gagini oggi conservata in Sacrestia.





Nella volta l'affresco settecentesco
della Madonna Assunta in Cielo.




Ex ALTARE DI SANTA NINFA (TRANSETTO DX)

Imponenti colonne binate di granito rosso
incorniciano la nicchia con l'Addolorata.



Nella nicchia: statua lignea dell'Addolorata
(in passato conservata nella chiesa di Santa
Margherita abbattuta dai bombardamenti
dell'ultima guerra) dell'artista trapanese
Giuseppe Milanti.






















A fianco delle imponenti colonne di granito rosso
la statua del Profeta Simeone di Andrea Sulfarello.
Sul lato opposto: San Geremia di Gaspare La Farina.




PRESBITERIO

Il presbiterio, costruito tra il 1624 ed il 1649,
ospita una pala d'altare del 1768, opera di
Gioacchino Martorana, con le Sante Vergini
Palermitane, Ninfa, Rosalia, Oliva ed Agata,
San Giuseppe, Maria e la SS. Trinità.





Sull'altare maggiore in marmi policromi (1774) si allunga
un pannello in stucco dorato, realizzato a rilievo da Vittorio
Perez, con la "Traslazione delle reliquie di Santa Ninfa in Cattedrale".
Tale traslazione, dalla Chiesa romana di Santa Maria
di Monticelli, avvenne il 5 novembre 1593 per volere del
Pontefice dell'epoca, Clemente VIII, sensibile alle preghiere
della Contessa D'Olivares che si adoperò per far tornare nella
città natale le venerate reliquie della Santa. A Palermo i sacri
resti vennero custoditi nell'altare della Cattedrale.






Sulla volta: "San Paolo e il Trionfo della Croce sugli eretici" di Gioacchino Martorana.
I medaglioni monocromatici raffigurano San Pietro e Sant'Andrea.







Sulla parete destra del presbiterio, di Gioacchino Martorana,
"I Dottori della Chiesa: San Gregorio Magno e San Gerolamo.
Sulla parete sinistra, sempre del Martorana, Sant'Agostino e Sant'Ambrogio.





Uno dei meravigliosi angeli reggitori
di candelabro ai lati dell'altare.




ALTARE DI SAN CAMILLO DE LELLIS (TRANSETTO SX)

Il monumentale altare in legno in stile rococò, con effetto marmo,
che ospita le reliquie di San Camillo de Lellis.





"San Camillo ascende al Cielo",
dipinto attribuito a Gaspare Serenario (1707-1759).
La tunica, all'altezza del petto, reca la croce latina
di colore rosso simbolo dei Crociferi.
Un angiolino mostra le "Regole dell'Ordine".





Teca con le reliquie del Santo fondatore dell'Ordine
dei Crociferi e con la sua maschera mortuaria.
Nel panno bianco è possibile vedere un pezzetto del cuore.






Nimerosi simboli accompagnano le figure
allegoriche in stucco poste sulle sporgenze della
trabeazione innanzi al timpano curvilineo:
Bambino attaccato alle vesti: Carità;
Cuore nella mano sinistra: Fede;
Corona di fiori in mano al putto: Speranza;
Ramoscello di quercia: Saggezza e Fortitudine;
Aquila: Vicinanza al Cielo;
Ramoscello in fiore stretto dal putto:
Immortalità dell'anima e Virtù di San Camillo.
Gli stucchi  (Sec. XVII) vengono attribuiti a
Gaspare La Farina ed a Vito Sulfarello.






Nell'ala destra del transetto un raffinato monumento funebre,
con sarcofago in marmo rosso sorretto da due artistici grifoni,
conserva le spoglie di Donna Petronilla Lombardo (1667).



FALSA CUPOLA

Dipinto prospettico (a trompe l'oeil) della falsa cupola realizzato da Gaetano Riolo (m. 1856).
Sui pennacchi, dipinti da Giovanni Li Volsi, i quattro Evangelisti .





Una delle cantorie dai decori barocchi.





Il passaggio ad archi che pone
in comunicazione le cappelle.



CAPPELLA DEL CROCIFISSO

La Cappella del Crocifisso custodisce mirabili
opere di Giacomo Serpotta (1656-1732).





Sull'altare pregevole Crocifisso ligneo di età barocca posto su paesaggio dipinto a fresco. Cristo è rappresentato privo della ferita sul costato, quindi ancora in vita. Ai suoi piedi le effigi in stucco, dalle pose plastiche ed espressive, di Maria, la Maddalena e San Giovanni, realizzate nel 1720 da Giacomo Serpotta.






Dipinto a fresco raffigurante San Liberale.





Sulla parete i monumenti funebri
in stile rococò dei Baroni Marassi.





CAPPELLA DELLA MADONNA DELLA SALUTE
E DEI SS. LIBERALE ED EVANZIA

Sulle mensole due figure allegoriche dalle fattezze muliebri
riconducibili alla scuola serpottiana: "Giustizia" sulla sinistra
e "Penitenza" sulla destra.






Madonna della Salute (dipinto su tavola) .




CAPPELLA DI SANTA ROSALIA

L'altare di Santa Rosalia.





Statua lignea della Patrona di Palermo.







Affresco di Alessandro D'Anna (1746-1810),
figlio del più famoso Vito D'Anna, raffigurante
a SX "Santa Maddalena penitente" e a Dx
."San Filippo Neri in gloria" dello stesso autore.





Opera musiva.




VOLTA A BOTTE

La volta a botte, priva di affreschi,  presenta  nervature a rilievo
che disegnano vele sui finestroni.




MONUMENTO A JOHN ACTON
 Entrando, sulla sinistra, il monumento funebre,
in stile neoclassico, a John Acton (m. 1811),
Ministro del Regno di Napoli durante il regno
di Re Ferdinando I.


MONUMENTO A G. GIURATO
 Entrando, sulla destra, il monumento
funebre di Don Giuseppe Giurato, artistica
opera risalente al 1772 dello scultore
palermitano Filippo Pennino (1755-1801).



Antisacrestia: Crocifisso




SACRESTIA

Sacrestia con volta a crociera e altare che ospita
 la gaginiana Madonna con Bambino.





Madonna di scuola gaginiana





Con accesso da Via Maqueda,
la Cappella offre ai fedeli dal 1722
un busto in mistura (tecnica simile
alla cartapesta) dell'Ecce Homo.
La costruzione della Chiesa avvenne negli stessi tempi
in cui fu realizzata la "Strada Nuova" (deliberata dal
Senato palermitano in data 4 novembre 1597) che una
volta definita assunse il nome di "Maqueda" dal Vicerè
Don Bernardino Cardines Duca di Maqueda.





Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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1 commento:

Giuseppe ha detto...

La chiesa avrebbe bisogno,di una bella "rinfrescata" dove possibile, visto che di restauro non se ne parla, al fine di renderla più godibile per i devoti e quanti la visitano.
Gloria a San Camillo.