lunedì 25 marzo 2013

Chiesa dell'Immacolata Concezione al Capo: foto vecchie e nuove


Nel bel mezzo dello storico Mercato del Capo - nel Seralcadio (Sari-al-qadi), il quartiere del Qadi (Sultano) tra il nono e l'undicesimo secolo d. C. -, quasi nascosto tra multicolori bancarelle e "putie", si trova un vero gioiello dell'arte sacra che risponde alla denominazione di Chiesa dell'Immacolata Concezione. L'edificio di culto, limitatamente all'attuale "santuario", faceva parte di un complesso architettonico dominato dal convento benedettino sorto nel 1576 per volere della nobildonna Laura Imbarbara, vedova di Sigismondo Ventimiglia. Il monastero, nel 1866,  con lo spirare del vento anticlericale che seguì l'unità d'Italia,  venne confiscato e trasformato in sanatorio. Fu demolito nel 1932 dai governanti dell'epoca per far posto al nascente Palazzo di Giustizia.  La Chiesa assunse gli attuali volumi tra il 1605 ca. ed il 1612. Il visitatore, che (spesso casualmente) si trova a salire i pochi gradini che separano le "balate" del Capo dall'ingresso del tempio, stenta a credere ai propri occhi: un rincorrersi di statue, putti, fregi dorati, decori, marmi policromi che in un gioco di tarsie ad incastro realizzano i cosidetti "paliotti" con mirabili scene, meravigliosi dipinti e preziosi affreschi. Tra gli insigni artisti dell'epoca che hanno contribuito alla realizzazione del meraviglioso addobbo in stile barocco fiorito ricordiamo: Carlo D'Aprile, Vincenzo Guercio (padre del più famoso Gaspare), Baldassarre Pampillonia, Nicastro Di Giovanni, Filippo D'Edia e altri.



 Particolare del portale barocco, in pietra, con il timpano
spezzato raccolto in volute e sotto la cornice,
 a rilievo, la testa di un angiolino dalla quale 
si dipartono due festoni.


Nella foto, i rinfianchi dell'arco trionfale del Cappellone pricipale ricchi di decorazioni, con colonnine binate disposte simmetricamente, frutto della genialità artistica di Carlo D'Aprile (1621-1668) ed altri grandi scultori. La navata unica è ricca di marmi mischi, pietre nobili e statue di Santi, secondo il gusto barocco. Quattro le Cappelle dalla profondità appena accennata, due per lato.






Due cherubini, ai lati dell'arco trionfale, reggono le mitrie vescovili.




Cappellone centrale



Sull'altare maggiore "Immacolata Concezione"
di Pietro Novelli detto il Monrealese (1603-1647)
che curò altresì la progettazione dell'addobbo
decorativo del presbiterio.



L'Immacolata Concezione del Novelli è fiancheggiata
da angeli di mirabile fattura attribuiti a Carlo D'Aprile.



 
















La cupola del presbiterio con i suoi otto spicchi che  recano altrettante finestrelle di forma ellittica nonchè affreschi con gli Evangelisti  e Angiolini in stucco.


Uno dei due stemmi del presbiterio
in onore di Flavia Maria d'Aragona,
Badessa dell'attiguo convento, 
vissuta al tempo dell'addobbo del
cappellone (Sec. XVII).





Altare ornato da colonne tortili con Santa Rosalia.
Ai lati i Santi Idelfonso di Toledo e Pietro Damiani
(vescovo e dottore della Chiesa).




Meravigliosa Statua di Santa Rosalia,
Patrona di Palermo, scolpita dal genovese
Carlo D'Aprile (1621-1668).




Paliotto altare della Santa Patrona di Palermo.



Il paliotto dell'altare di Santa Rosalia. Realizzato in tessere marmoree policrome e pietre dure collocate ad intarsio, costituisce, unitamente agli altri tre, un esempio della maestria  decorativa di artisti e marmorai locali operanti nel seicento, quali Giovan Battista Firrera e Nicastro Di Giovanni. Al centro delle linee prospettiche è raffigurata la Patrona di Palermo all'interno della grotta eremo.
















Angiolini sull'arco della Cappella di Santa Rosalia recano oggetti simbolici.



 
 Particolare degli ornamenti sul fianco destro dell'aula.
In primo piano Santo Idelfonso di Toledo.




Nella nicchia in alto a Dx: il Santo gesuita Francesco Saverio. Ai lati, angiolini con oggetti simbolo di Cristo e dell'Ordine Gesuita. Reggono, inoltre, il famoso granchio con un crocifisso tra le chele: il crostaceo, secondo la leggenda, avrebbe ripescato dal fiume la croce del Santo.



Madonna della Mercede Sec. XVII.
La pregevole scultura viene attribuita
a  Vincenzo Guercio.















Angiolini con oggetti simbolici.







L'ultima cappella di destra conserva una tela
di Giuseppe Velasquez (1750-1827) del 1775
con San Benedetto che distrugge gli idoli.




Paliotto dedicato a  San Benedetto dal mirabile effetto prospettico.
Opera attribuita a Domenico Magrì e Filippo D'Edia.



Al centro del paliotto di Benedetto, in alto,
la rappresentazione del Trionfo del Santo.




 Sulla mensola sorretta da un cherubino  si legge:
 "San Bemba Re".
Sovrano illuminato dall'Immacolata Concezione.



Ornamenti e decori sul fianco sinistro dell'aula.
Sulle mensole le statue dei Santi Umberto di Maroilles,
Lotario Imperatore e monaco e del palermitano Agatone Papa.





















 
Nella nicchia al disopra della cappella dell'Immacolata
è posta la statua di Sant'Ignazio di Loyola
fondatore dell'Ordine dei Gesuiti.





Nella prima Cappella a Sx "Madonna Libera Infermi"
tra  le statue dei Santi Anselmo (vescovo e dottore della Chiesa)
e Umberto di Maroilles, poste su mensole.




Particolare della nicchia con la statua della Madonna Libera Infermi (1635) forse realizzata dalla mano di Gaspare Guercio (1611-1679). (Alcuni studiosi attribuiscono l'opera ad altri scultori, tra cui  il meno conosciuto padre di Gaspare, Vincenzo Guercio).



Il raffinato "paliotto"(tarsie marmoree policrome ad incastro)
realizzato da Nicastro Di Giovanni e Giovan Battista Firrera
quale decoro dell'altare dedicato alla Madonna Libera Infermi.


In questa foto di zio-silen viene evidenziato
 il centro del paliotto con la rappresentazione
dell'episodio evangelico della "fuga in Egitto".




Crocifisso ligneo su reliquario
dai pregevoli intagli (Sec. XVIII).




Il fulgore della rappresentazione architettonica
della "Fonte della vita", ai piedi del Crocifisso.
Opera attribuita a Domenico Magrì e Filippo D'Edia.


Il simulacro della Madonna delle Grazie (1888).
Considerata protettrice del quartiere
viene festeggiata la terza domenica di
maggio ed il fercolo portato in processione
dai membri della Confraternita fondata nel 1887.



Artistica acquasantiera seicentesca.




 Particolare dei meravigliosi lampadari
in ferro battuto impreziositi da migliaia
 di gocce in cristallo.


Altra acquasantiera.






 Le quattro colonnine ai lati dell'arco trionfale sostengono mensole con i Santi Scolastica e Benedetto  - Mauro e Gertrude.

















Fercolo che ospita il plastico gruppo scultoreo
con la Madonna del Lume. Alle sue spalle
l'organo con la raffinata cornice lignea intagliata ed il 
palco protetto da una ringhiera dai motivi floreali.




La volta a botte affrescata da Olivio Sozzi nel 1738.
Nei pennacchi sono le effigi dei Padri fondatori
degli Ordini religiosi (vedi le tre foto che seguono).


































L'affresco di Olivio Sozzi (1690-1765)
"Giuditta e Oloferne" sovrasta l'arco del presbiterio.




Volta: affresco di Olivio Sozzi




Particolare dell'affresco del Sozzi sulla volta:
"Le Virtù cardinali uccidono il serpente".



Angeli ornamentali ai lati delle finestre,
(chiuse da artistiche grate in ferro battuto)
alle quali si affacciavano le monache del convento.





Il coro delle monache di clausura chiuso da una inferriata
e retto da quattro colonne di marmo del palermitano Monte Billiemi
su cui poggiano gli archi progettati  nella seconda metà del '600
dall'architetto gesuita Paolo Amato che curò anche le modifiche
al prospetto con l'apertura del finestrone semicircolare .



Affresco sulla volta del coro.




Sottocoro




 





















- La volta del sottocoro DX,  con Santi e rappresentazioni simboliche, affrescata, secondo alcuni studiosi, nei primi anni del '700, da pittore riconducibile alla bottega del Borremans.
- San Benedetto con sua sorella Santa Scolastica (lato Dx della controfacciata).




Affresco volta del sottocoro, lato SX.



Pregevole tela d'epoca (1775 ca.), con episodio
della vita di San Benedetto, sulla controfacciata Sx.
Sull'estrema sinistra è visibile uno dei due palchi
 con ringhiera in ferro dorato.




Raffinato organo in legno intagliato (lato Sx). 
Al centro il simulacro ligneo di San Benedetto.




Particolare decorativo dell'Organo di Dx. 
La statua raffigura la Vergine Assunta.



 







SX: Il prospetto in stile barocco romano quasi nascosto dalle bancarelle del mercato.
DX: La Chiesa dell'Immacolata incorniciata da Porta Carini (in primo piano).






Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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1 commento:

Concetta leonela ha detto...

La preghiera è all'Enrico che la Madonna Immacolata Concezione domini il tuo cuore.