giovedì 7 febbraio 2013

Santa Rosalia nel piano della Cattedrale.

Il visitatore che varca i cancelli lungo la balaustra (1761) posta a protezione del piano della Cattedrale di Palermo (1185), viene inevitabilmente attratto da quella candida figura marmorea che si staglia contro l'imponente cupola settecentesca realizzata da Venanzio Marvuglia.


La Patrona della città, Santa Rosalia, si offre all'ossequio dei  devoti e degli innumerevoli turisti dall'alto del piedistallo mistilineo, dai decisi caratteri barocchi, che sorge laddove in precedenza era la Fontana dei Tre Vecchioni. Il similacro nacque nel 1744 dalle abili mani dello scultore palermitano Vincenzo Vitagliano.
Si narra che la nascita della fanciulla, destinata alla santità, venisse preannunciata ai genitori da una visione avuta da Re Ruggero II, il normanno, che governò in Sicilia dal 1095 al 1154. Questi ebbe la ventura di ascoltare le parole di un Angelo : "ti annuncio che nascerà nella casa di Sinibaldo, tuo congiunto, una rosa senza spine". Maria Guiscardi, sposa del Conte Sinibaldo, Signore della Quisquina, effettivamente fu cugina di Ruggero. Alla nascita della figlia, avvenuta nel 1130 ca., Sinibaldo si ricordò di quelle parole profetiche ed impose alla piccola il nome di Rosalia, derivante dall'unione di rosa e lilia (gigli). Una diversa versione vorrebbe come autore di quella profezia il figlio di Ruggero, Guglielmo I (il malo) insieme alla moglie Margherita di Navarra. Tale versione zoppica un po' in quanto Guglielmo nacque nel 1120, quindi aveva 10 anni quando  Rosalia venne alla luce. La giovinetta, cresciuta alla corte dei sovrani normanni, fu chiesta in moglie dal futuro re di Gerusalemme, Conte Baldovino. Convocata da Ruggero, si presentò con i biondi capelli recisi, a simboleggiare l'abbandono di ogni interesse terreno e la volontà di farsi sposa di Cristo. Dopo un periodo  trascorso in un monastero basiliano, scelse la vita contemplativa dell'eremita: nel Bosco di Palazzo Adriano prima e nelle grotte della Quisquina e di Monte Pellegrino successivamente. Sul promontorio che gli antichi greci chiamavano Ercta morì il 4 settembre 1160.

Parecchi pittori si sono soffermati sulle caratteristiche somatiche della Santa ascrivibili alle origini normanne. Il Museo Diocesano, appena oltre la strada (Via Matteo Bonello), dedica una sala alla Santuzza effigiata, talvolta, con carnagione diafana e chiome bionde.

 



La foto, scattata da Leo Sinzi nell'atrio del Santuario di Monte Pellegrino, mostra l'albero genealogico che attesta la discendenza di Santa Rosalia da Carlo Magno, Imperatore del Sacro Romano Impero.
 

Una delle tre facce dell'alto piedistallo accoglie questa lapide marmorea che ricorda il nome del nobile committente dell'opera: Ignazio Sabastiano Gravina Cruillas, Principe di Palagonia. In calce, la data di realizzazione: VII IDUS MAIAS MDCCXLIV (sette giorni dalle idi di maggio) cioè il 9 maggio 1744.



 

 Bassorilievo a simboleggiare guarigione e prosperità. A destra stemma della Famiglia Palagonia.



Il gruppo marmoreo del 1744 rappresenta la "Santuzza" che vince la peste. Flagello che colpì Palermo nel 1624, proprio l'anno del ritrovamento delle sacre reliquie della Santa in seguito al sogno rivelatore della popolana Gerolama Gatto ed alla successiva apparizione a  Vincenzo Bonello. Quest'ultimo era un saponaio che, trovatosi a cacciare sul Monte Pellegrino (forse con propositi suicidi dopo la morte della moglie, vittima dell'epidemia), ebbe la visione della Santa che gli affidò un messaggio per le Autorità ecclesiastiche: le ossa ritrovate poco tempo prima in una grotta erano le sue e portate in processione per le contrade cittadine avrebbero sconfitto, come in effetti avvenne, il morbo.  Il 3 settembre 1625 le Autorità cittadine dichiararono debellata la peste.  Il  4 settembre è il giorno dedicato alle solenni celebrazioni in occasione della ricorrenza della morte di Rosalia da Sinibaldo. I devoti fanno "l'acchianata" alla Grotta-Santuario, recando talvolta ex voto.



La cappella in fondo alla navata meridionale della 
Cattedrale custodisce le sacre spoglie di Santa Rosalia.



L'urna venne realizzata da maestri argentieri palermitani su disegno dell'Architetto del Senato cittadino Mariano Smeriglio (1561-1636). 


 Nell'ovale sopra l'altare l'immagine della Patrona dipinta
 da Giuseppe Velasquez (1750-1827).


Altro simulacro della Patrona di Palermo - opera del 1655 di Gaspare Guercio (*1611 +1679) - si può ammirare sulla balaustra (lato Corso Vittorio Emanuele), ove si accompagna alle altre sante protettrici della Città: Agata, Cristina, Ninfa, Oliva.






Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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