lunedì 25 febbraio 2013

Duomo di Cefalù








Il fasciame  scricchiola sotto la sferza dei marosi; i venti impetuosi,  strappate le vele, spingono la nave contro gli scogli; un uomo, un sovrano, inginocchiato al centro del cassaro poppiero invoca l'intervento salvifico del Signore facendo voto di realizzare un meraviglioso Tempio nel luogo di approdo. La sua Fede  lo prende per mano e lo conduce sano e salvo fino alla spiaggia di Cefalù. Lì, Ruggero il normanno scioglie il suo voto e fa edificare una meravigliosa Chiesa che dedica al suo Salvatore. 

Fin qui la leggenda. Le cronache poco romantiche del tempo invece raccontano di un re (Ruggero II d'Altavilla n. 1095 m.1154) che  decise di costruirsi un grandioso sepolcro monumentale, da fare invidia, per la sua magnificenza, ai potenti della terra. Peraltro, consapevole del costante pericolo di attacchi nemici ed invasioni, volle che il sacro edificio fosse fortificato in continuità con quel baluardo naturale costituito dal promontorio della Rocca. Per realizzare il suo mausoleo il Re, oltre ad imporre il gusto normanno, si avvalse di maestranze locali e bizantine; chiamò anche architetti e manovalanza araba, riconoscendo il grande valore nell'arte e nall'architettura di quel popolo che dall'858 al 1063 occupò quelle terre, prima di essere cacciato da Ruggero I. Nel 1145, a quattordici anni dalla posa della prima pietra, fece realizzare per se stesso e per il padre Ruggero due imponenti sarcofagi di porfido (pietra pregiata riservata ai sovrani) che vennero collocati all'interno del Coro del Duomo. Federico II d'Altavilla, suo discendente, nel 1215, li fece trasferire nella Cattedrale di Palermo per custodire le proprie spoglie e quelle del padre Enrico VI di Hohenstaufen (1165-1197) figlio di Federico Barbarossa.




Il sarcofago dell'immagine a fianco - custodito nelle Cappelle delle Tombe reali, all'interno della Cattedrale di Palermo - è quello  che Ruggero avrebbe voluto per il suo eterno riposo in quel di Cefalù e che invece  Federico II, poco rispettoso delle volontà del nonno, destinò a se stesso.




 Il secondo sarcofago proveniente del Duomo
 di Cefalù ospita i resti di Enrico VI.



 La tomba palermitana di Ruggero II con due telamoni in marmo chiaro raffigurati in ginocchio mentre sostengono il sarcofago.



Il Duomo di Cefalù ai piedi della Rocca.



Una ventina di scalini, a far data dal 1851, portano da Piazza Duomo al Sagrato della Cattedrale. Una artistica cancellata, interrotta a tratti da pilastrini-piedistallo recanti statue di Santi, chiude l'area terrazzata.

La costruzione della Chiesa-Fortezza fu avviata nel 1131, al tempo dell' Arcivescovo Ugone, sui resti di una preesistente chiesa bizantina, della quale durante recenti lavori di restauro sono stati portati alla luce dei mosaici risalenti al VI secolo.. La Facciata, informano le guide che ogni giorno accompagnano frotte di turisti,  è opera di Giovanni Panittera, il cui nome, unitamente all'anno 1240, sarebbe inciso a fianco del finestrone centrale.

 
 
Le due torri, con bifore e monofore leggermenti rientranti, hanno struttura tipica delle torri difensive o di avvistamento. Differiscono nella fascia merlata di coronamento e nelle strutture cubiche dell'ordine finale sormontate da cuspidi. Quest'ultime, frutto di integrazioni quattrocentesche, peraltro assolverebbero una funzione simbolica: la cuspide di destra, richiamando nella forma piramidale la mitra vescovile, rappresenterebbe il potere ecclesiastico, l'altra a superfice poliedrica, il potere del Re.
Nel 1887, con opinabile scelta estetico-architettonica, venne collocato un orologio sul fronte ovest della torre meridionale; nel 1954 una diversa sensibilità ha portato alla sua rimozione ed al ripristino di quella parte del monumento normanno.



Le due torri svettano sopra i tetti di Cefalù.



 Il portico tra le due torri, realizzato da Ambrogio da Como e, dopo la sua scomparsa, dal figlio Antonino, risale agli anni 80 del XV secolo e presenta un inconsueto arco a pieno centro tra due archi a sesto acuto.



Il visitatore nell'accedere al tempio non può fare a meno di ammirare il portale di marmo bianco, affacciato ad occidente, riccamente decorato a leggero rilievo con motivi ad archi concentrici figurati.



La volta della loggia, realizzata nel 1740 tra le due torri a protezione della "Porta Regum", presenta struttura a crociera dalle aggettanti nervature


Capitelli della Loggia con decorazioni vegetali, figure umane ed insegne vescovili.



Il Duomo con le tre absidi rivolte ad oriente e l'imponente mole del "corpo traverso".



Il Duomo visto dalla spiaggia cefaludese.



Lo spazio interno, a croce latina, è tripartito in navate da due file di otto colonne (quattordici di dura roccia granitica e due di pregiato marmo cipollino) che sorreggono archi a a sesto acuto di gusto arabo. I capitelli e le basi di appoggio (provenienti da dismessi edifici) si fanno risalire dagli esperti al II secolo d. C.. Il Presbiterio, nel rispetto della tradizione, è sopraelevato di alcuni gradini dal pavimento della navata. Le  vaste pareti longitudinali, a differenza di quelle delle coeve Cappella Palatina di Palermo e Duomo di Monreale, sono spoglie di decori ed ornamenti; ciò viene imputato dagli studiosi allo scarso interesse per le sorti della Basilica da parte dei successori di Ruggero II.



 TRANSETTO

 Particolare del Sacrarium con l'abside decorato a mosaico.



 

Angelo dell'Annunciazione (metà XV Sec.) nella nicchia ricavata nel contrafforte sinistro che anticipa il Presbiterio. Identica nicchia  sull'altro contrafforte di destra custodisce il simulacro marmoreo della Santa Vergine.


Oltre la navata meridionale ed il transetto si apre la "Protesis" (locale in origine usato per prepararsi alla funzioni religiose e per le offerte dei fedeli) che accoglie la Cappella del SS. Sacramento. Sul contrafforte, in basso a destra, è inserito il monumento funebre del Vescovo Gussio (1659).



La Cappella del SS. Sacramento offre all'ammirazione di fedeli e turisti il magnifico altare frutto dell'estro degli argentieri palermitani che lo realizzarono negli anni 70 del XVIII secolo. Le pareti  presentano un addobbo decorativo in stucco realizzato nella sconda metà del'700. Sulla sinistra è addossato al muro uno dei tanti sargofagi che, con i monumenti sepolcrali, sono visibili all'interno del Duomo: ricordiamo quello che conserva le spoglie di Francesco Ventimiglia, Conte di Geraci e Collesano, che dal 1377 svolse le funzioni di Vicario del Regno di Sicilia con il nome di Francesco II. 


La statua del Vescovo Sergio che lo Scultore Leonardo Pennino (1765-1850) raffigurò in raccoglimento innanzi al SS. Sacramento.


 
L'ala destra del Transetto



 
In una mensola sul cornicione del Contrafforte di sinistra è collocata la statua di San Paolo con la spada simbolo del suo supplizio. Sul lato opposto: San Pietro.



   
L'immagine mostra l'arco che immette nel "Diaconico", locale sul lato destro dell'abside maggiore che nel rito orientale - voluto da Ruggero unitamente al rito latino - era destinato alla conservazione degli oggetti ed arredi per le funzioni religiose. Il vano absidato durante i lavori di restauro di fine '900 ha ripreso il nudo aspetto antecedente le decorazioni che ornavano le sue pareti.



 PRESBITERIO ED ABSIDE MAGGIORE

Per i mosaici che ricoprono buona parte delle pareti del "bema" (presbiterio-abside tipico dell'architettura cristiana d'oriente), furono chiamati da Ruggero II esperti bizantini, la cui tecnica per conferire brillantezza all'insieme consisteva nell'uso di smalto e pellicole d'oro che venivano applicate su tessere di vetro. I lavori iniziati probabilmente nel 1145 (anno in cui il Sovrano formalizza la sua decisione di fare della Basilica il suo mausoleo), furono conclusi  nel 1148 (indicato in una scritta che percorre la curva absidale) ed interessarono prevalentemente abside e relativo catino; la restante parte del presbiterio avrebbe avuto rivestimento musivo tra il 1148 ed il 1166. Il  manto complessivo è di circa 650 mq. Alcuni interventi integrativi e di restauro  vengono registrati nei secoli successivi. Si ricorda in proposito l'intervento del mosaicista palermitano Rosario Riolo nel 1857.



Affeschi e figure in stucco si alternano sul lato destro del Presbiterio.



Affreschi e figure in stucco sul lato sinistro del Presbiterio.



 
Nel catino dell'abside maggiore la maestosa figura del Cristo "Pantocrator" (Onnipotente) benedicente con la mano destra mentre con la sinistra regge il Vangelo aperto sul versetto, in lingua greca e latina, che recita: "Io sono la luce del mondo, chi segue me non vagherà nelle temebre ma avrà la luce della vita" (Giovanni 8,12). Nella fascia successiva, la Vergine Orante affiancata dagli Arcangeli Michele, Gabriele, Raffaele ed Uriele (riconoscibili dal globo crucigero); nella fascia centrale (da sìnistra a destra) i Santi Marco, Matteo, Pietro, Paolo, Giovanni, Luca; nella fascia di chusura  (da sìnistra a destra) i Santi Filippo, Giacomo, Andrea, Simone, Bartolomeo, Tommaso. Le figure sono immerse in un manto ininterrotto di tessere d'oro che, seondo tradizione bizantina, simboleggia la luce divina.



Nella foto di zio-silen, la volta a crociera del presbiterio con costoloni rivestiti di stucchi bianchi che disegnano vele all'nterno delle quali sono medaglioni affrescati da Ignazio Bongiovanni. Gli stucchi di gusto barocco, commissionati dal Vescovo Gussio, sono stati realizzati nella prima metà del '600 da Scipione Li Volsi da Tusa (1588-1667). Nel catino dell'abside, i luminosi mosaici duecenteschi che raffigurano quattro Cherubini (interno) e quattro Serafini  (esterno).




Croce in legno dipinto, realizzata attorno alla metà del XV sec. da Guglielmo da Pesaro. Nella faccia in atto visibile dall'aula è effìgiato Cristo risorto, al centro ed Angeli sui bracci; nei quattro capicroce sono dipinti gli Evangelisti. Nella faccia di recto è il Crocifisso con un serpente ed un pellicano sul capo; nel capocroce quadrilombato in basso  San Pietro, in alto il Padreterno con il Vangelo; sulla sinistra la  Vergine Maria.





 NAVATA SETTENTRIONALE (DX)


Colonnato che divide la navata centrale da quella settentrionale.



La foto  mostra un tratto 
della navata settentrionale.



Monumento funebre del Vescovo Gioacchino Castelli. Nella lapide si legge il 1788 quale anno del decesso.
Autore dell'Opera lo scultore Leonardo Pennino (1765-1850).



 Antichi capitelli  e colonne esposti in fondo alla navata settentrionale.



 Monumento funerario parietale  della navata settentrionale seminascosto dal fronte decorato a mosaico del dismesso ambone (XII Sec.).



Fonte battesimale romanico in lumachella grigia, roccia di cui è ricca la Rocca.



 NAVATA MERIDIONALE (SX)

All'inizio della navata di sinistra l'antica porta, ornata da un artistico portale in pietra, conduce nel Chiostro (1131- 1166) addossato a Duomo. All'occhio ammirato del visitatore si offre una sequenza di colonnine binate, di gusto normanno, sovrastate da capitelli con figure ed oggetti che richiamano scene bibliche, lungo un percorso cronologico-didattico che ad un tratto si interrompe per l'assenza dei due portici, una volta rivolti ad oriente ed a settentrione, distrutti l'uno da un incendio e l'altro abbattuto negli anni 50 del XX Secolo, forse per motivi strutturali.

Per chi ama le curiosità: nella foto (bordo sinistro) è visibile una delle due colonne con fusto di marmo cipollino.



Monumento funebre decorato con tarsie
 di marmo policromo e telamoni.


 
La splendida Madonna con Bambino (1533) opera del grande scultore rinascimentale Antonello Gagini  nato a palermo il 1478 e morto il 1536. Sul piedistallo un bassorilievo con Dormienza di Maria.


Questo sarcofago che reca a rilievo sul coperchio una mitra corredata di infule e, sul lato esposto, due medaglioni iscritti in cartigli e sovrastati da copricapo vescovili, inducono a pensare alla sepoltura di un Vescovo (il cui nome è risultato di difficile lettura).


Nella navata di sinistra, il sarcofago medievale in immagine ne conterrebbe un altro di epoca romana (alquanto malridotto) che conserverebbe le spoglie di Eufemia d'Aragona (m. 1359) che regnò sull'Isola come reggente in attesa della maggiore età del fratello Federico III (il Semplice) n.1342 m.1377, succeduto all'altro fratello Ludovico precocemente scomparso.


 
Tratto finale della navata meridionale.



 
Monumento funebre con decorazioni
 in marmi mischi.



TETTO  LIGNEO

 
Le capriate del soffitto ligneo, di epoca normanna,
 offrono a chi è dotato di buona vista delle parti dipinte.


  ORGANO

L'organo del XVIII Sec.
 nell'ala sinistra del Transetto.



CONTROFACCIATA

La pavimentazione del Duomo, oggi calpestata da innumerevoli turisti, risale alla seconda metà del '500.



 
Una delle vetrate (1985-2001) del pittore contemporaneo Michele Canzonieri chude la finestra ogivale che si apre al centro della controfacciata.


Il Sagrato, un tempo cimitero in cui le salme venivano sepolte nella sacra terra proveniente da Gerusalemme.



Piazza del Duomo.


A pochi passi dal Duomo la spiaggia, in cui secondo la leggenda approdò Ruggero, corre per chilometri lungo la costa cefaludese.


Dal Castello medievale sulla Rocca è possibile godere di una meravigliosa vista dall'alto del Duomo, della Cittadina e del suo mare. Il promontorio presenta numerosi resti di strutture urbanistiche realizzate dai bizantini che mossero alla conquista della Sicilia a partire dal 535 d. C.; ciò fa pensare che in quel tempo vi fu il  temporaneo abbandono della città costiera da parte dei suoi abitanti, incalzati da nuovi invasori, per insediarsi sulla montagna che offriva riparo con le sue pareti a strapiombo sul mare.



Nella foto di Leo Sinzi, il porticciolo di Cefalù al tramonto.



Il Duomo di Cefalù fa parte del Patrimonio dell'Unesco all'inerno dell'Itinerario Arabo-Normanno che si snoda tra Palermo, Monreale e Cefalù.




Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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