giovedì 24 gennaio 2013

Piazza Marina: immagini

Piazza Marina, un tempo si affacciava sul mare della Cala, da qui la denominazione. Lo slargo, oltre a costituire un ottimo approdo dovette colpire favorevolmente il senso estetico di quanti, spinti dal vento, vi misero piede. I Saraceni, arrivati nell'anno 831, da quella spianata, circa un secolo dopo  (938), iniziarono a costruire il primo insediamento fortificato (dimora dell'Emiro) che prese il nome di Al Kalisah, l'eletta (oggi Kalsa). La piazza lungo il suo perimetro offre ai visitatori una serie di edifici la cui varietà di stili, legati all'epoca delle costruzioni, testimoniano dell'attrazione che nei secoli questo luogo esercitò su Aristocratici, Clero e Popolo.


 
La Piazza  come si presenta a chi arriva da Via Bottai. Al centro dell'immagine, il Teatro Libero che è ubicato laddove un tempo sorgeva l'atrio con loggiato attiguo alla cinquecentesca Chiesa di Santa Maria dei Miracoli.




Palazzo cinquecentesco che prende il nome dai primi proprietari: i Galletti, Marchesi di San Cataldo. I richiami neogotici dei prospetti e la merlatura di coronamento si devono all'estro dell'Architetto Tommaso Di Chiara che nel 1866 ristrutturò l'edificio.





 Visitatori al Mercatino domenicale 
di oggetti usati e antiquariato.





 Angolo nord-est di Piazza Marina con ristoranti e pub.






Due Telamoni decorano la facciata di Palazzo Villarosa (Sec XVIII).






Carrettini esposti al Mercatino.






Progettato da Giovan Battista Filippo Basile (1825-1891), il lussureggiante Giardino Garibaldi, al centro della Piazza, dal 1863 offre ai palermitani un'oasi ricca di circa sessanta diverse specie vegetali. Merita menzione il "quercus polymorpha", molto raro. 





La magnolia centenaria di Villa Garibaldi, 
con le sue enormi radici aeree. 




Il " Ficus macrophilla", inteso anche "Ficus magnolioides", visibile innanzi allo Steri, forse è l'esemplare più grande d'Europa.


Altra immagine dell'enorme Ficus 
nell'angolo sud-est della Villa.


 

All'ingresso della Villa un piccolo chalet 
dalle linee poco sicule ospita il custode. 





Palazzo Chiaramonte-Steri ("Osterio Magno" cioè Palazzo fortificato). Costruito da Manfredi Chiaromonte nel primo ventennio del '300. Per circa due secoli, fino al 1782, fu  sede del Tribunale dell'Inquisizione: nelle pareti del piano terra  graffiti, poesie, scritte dei carcerati costituiscono triste testimonianza di un periodo storico segnato dall' intolleranza e dall'oscurantismo. Pregevole il soffitto ligneo, istoriato, della Sala Magna o dei Baroni, (oggi sede di rappresentanza del Rettore dell'Università cittadina). In una grande locale del pianterreno si può ammirare la famosa "Vucciria" dipinta da Renato Guttuso nel 1973.
Sui prospetti imponenti ed austeri spiccano le caretteristiche bifore in stile "chiaramontano", in cui i gusti Arabo, Normanno, Romano e Gotico si intrecciano armoniosamente.





All'estremo lembo orientale di Piazza Marina si apre il varco d'accesso al Cortile del Palazzo delle Dogane, superato il quale lo sguardo cade su un piccolo edificio squadrato, dalle linee medievali, segnato da archi ogivali e protetto da una robusta cancellata in ferro battuto: la Cappella Chiaramonte detta anche di "Sant'Antonio Abate". Fu costruita da Manfredi I, nei primi anni del Sec. XIV, come tempio privato della sfarzosa dimora della sua famiglia: Palazzo Chiaramonte. L'uniformità dei conci di tufo della facciata è rotta dagli archi a sesto acuto che incorniciano la finestra del primo ordine e la porta d'ingresso. 




Il cinquecentesco Palazzo dei Conti Abatellis di Cammarata, con la sua campana sul cornicione d'attico, presenta sul fianco sinistro lo Steri e su quello destro i settecentesco Palazzo Del Castillo




Palazzo Del Castillo fu edificato nel '700 su commissione della Famiglia dei Marchesi di Sant'Onofrio che ne fece la propria dimora. Dal 1808 al 1936 fu prestioso albergo. Sotto le insegne del rinomato "Hotel De France" vide passare Edmondo De amicis, Francesco Crispi, Sigmund Freud e Joe Petrosino (quest'ultimo ucciso, nel marzo 1909, di fronte all'hotel, all'ombra della secolare magnolia di Villa Garibaldi). Entrato nella disponibilità dell'Ateneo palermitano venne adibito a "Casa del Goliardo" fino agli anni settanta. Oggi, restaurato, ospita ricercatori stranieri che operano temporaneamente presso l'Università.
 





Nella foto di zio-silen, il lato orientale dell'artistica cancellata che circonda la Villa. A sinistra dell'ingresso in immagine si trova il luogo in cui, il 12 marzo 1909, cadde il tenente della Polizia di New York, Joe Petrosino colpito da mano mafiosa.




La targa commemorativa apposta a ridosso della cancellata  di Villa Garibaldi (dirimpetto allo Steri) in data 12 marzo 2003.



Il Palazzo della Zecca si trova ad angolo tra  Piazza Marina e il Cassaro, con i due prospetti che  fronteggiano la Chiesa di San Giovanni dei Napoletani e la Chiesa di Santa Maria dela Catena. Edificato nel 1699, ospitò fino al 1836 (anno del trasloco a Napoli) le officine della Reale Zecca in cui si svolgeva il conio di monete timbri e sigilli del Regno. Successivamente accolse gli uffici della Cassa di Risparmio con conseguenti adattamenti dei locali: chiusi con pareti i terrazzi ed il loggiato interno. Rivisitato l'intero prospetto con eliminazione del portale del XVIII Sec.. Oggi è una delle sedi palermitane dell'Intendenza di Finanza.






Tra Piazza Marina (lato nord-ovest) e Corso Vittorio Emanuele, dirimpetto la duecentesca "Santa Maria della Catena", si erge seminascosta dagli alberi, la sobria facciata della Chiesa di San Giovanni dei Napoletani,  che deve il suo nome alla Congregazione della Nazione dei Napoletani residenti a Palermo, che si adoperò tra il 1525 ed il 1617 per farne la sua sede. Le tre navate sono divise da gradevoli colonne e capitelli che sorreggono le ariose arcate che si protendono verso la volta centrale con struttura a botte e le laterali a padiglione. Tra le mirabili decorazioni scultore realizzate in stucco nel 1744 da Procopio Serpotta (1679-1755) figlio di Giacomo, emergono per resa artistica le quattro "Virtù": Grazia, Verginità, Giustizia e Fertilità. Sopra la loggia d'ingresso era allocata una cantoria. Dal fondo della navata emerge l'abside corto affiancato da due cappelle. Sull'altare parietale, sulla destra dell'aula, si può ammirare la spendida statua cinquecentesca di San Giovanni.


La luminosa cupola della Chiesa di san Giovanni è protetta esternamente da mattonelle in ceramica  smaltate d'azzurro.





La Chiesa di Santa Maria della Catena, le cui origini vengono collocate tra il XV ed il XVI sec. - progettista Matteo Carnalivari - presenta un gradevole prospetto in stile gotico-catalano. Stile che si ritrova anche all'interno tra elementi normanni (riconducibili ai resti di una Cappella dell'epoca di Federico II) e rivisitazioni rinascimentali. Notevoli le sculture dei Gagini (Antonello e il figlio Vincenzo) che decorano la facciata, il portico e la Cappella della Madonna delle Grazie. Anche le tre navate presentano un apparato parietale ricco di pregevoli opere d'arte (soprattutto nelle Cappelle e nelle absidi) collocabili in varie epoche. Gran parte degli affreschi sono opera di Olivio Sozzi (1690-1765).





 Bancarelle del Mercatino dell'antiquariato
 che si tiene tutte le domeniche.






La Chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, progettata da Antonello Gagini attorno al 1530, ha subito, nel tempo, radicali rivisitazioni, nelle dimensioni e forme, imputabili a discutibili lavori di riassetto urbanistico. Il prospetto venne realizzato a fine '500, su progetto di Giacomo Gagini, dopo le modifiche apportate alla Chiesa per creare il cosidetto "Cassaro morto" (prolungamento dell'odierno Corso Vittorio Emanuele) che tagliò in due la spianata, sottraendo (a dispetto del nome)  Piazza Marina al mare.
All'interno realizzazioni del Gagini (Angelo dell'Annunciazione), del Fondulli (Annunciazione), un trittico cinquecentesco ed altre pregevoli opere.






Il Palazzo delle Finanze (1844) con l'architettura esterna palesemente neoclassica. Le colonne del pronao d'ingresso, con scanalature longitudinali, sono in stile dorico.



I contribuenti palermitani, prima di inerpicarsi per il monumentale scalone che conduceva agli uffici, non potevano esimersi dal lanciare uno sguardo d'ammirazione al monumento di Emanuele Notarbartolo (combattente con i Mille di Garibaldi, Sindaco di Palermo, banchiere, caduto per mano mafiosa nel 1893) scolpito da Antonio Ugo (1870-1956) e collocato nel pronao del Palazzo delle Finanze il 1 febbraio 1900.



 

Il Palazzo dell'Intendenza di Finanza visto da Corso V. Emanuele. L'edificio venne costruito  sui resti delle Carceri della Vicaria risalenti al XVI secolo. Si narra che il patibolo per i condannati a morte, eretto  nell'antistante Piazza, non venisse mai smontato. Il Palazzo è chiuso da lustri per restauri che tardano a venire.


Palazzetti ottocenteschi, sul fronte settentrionale,
realizzati su preesistenti costruzioni settecentesche
di cui rimangono alcuni elementi architettonici in tufo.


La splendida Fontana del Garraffo, opera del 1698 di Gioacchino Vitagliano (1669-1739). Inizialmente collocata nell'omonima piazzetta della Vucciria (dirimpetto alla seicentesca Chiesa di Sant'Eulalia dei Catalani) dal progettista, l'insigne Arch. Paolo Amato, venne spostata, nel 1865, in Piazza Marina, lato Cassaro. Il nome deriva dalla storpiatura dialettale del termine arabo Gharaff che vuol significare abbondanza d'acqua. La fontana presenta una composizione piramidale: vasca sovrastata da delfini, due ordini di conche ed in sommità la Dea Cerere in piedi sopra l'aquila che artiglia l'idra a sei teste. La Dea stringe in mano due simboli dell'abbondanza: spighe e cornucopia.




Il seicentesco Palazzo Fatta del Bosco con il candido prospetto ottocentesco. Il salone aperto sulle vaste terrazze presenta spendidi affreschi di Antonio Manno (1739-1810)


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Il mercatino settimanale offre ai potenziali acquirenti anche carretti sciliani realizzati ed istoriati da valenti artigiani palermitani.





All'angolo tra Piazza Marina e Via Bottai, stretto fra palazzotti di epoca più recente, è possibile ammirare la movimentata facciata barocca del settecentesco Palazzo Trabucco. Primo proprietario: Salvatore Trabucco della Torretta. Pregevole il portale con vasotti ornamentali e stemma nobiliare.






La Chiesa di Santa Maria dei Miracoli si trova all'angolo meridionale di Piazza Marina, là dove lo slargo incontra  Via Lungarini. Secondo tradizione, il nome nasce dall'immagine  della SS. Vergine, dispensatrice di eventi miracolosi e pertanto oggetto di grande venerazione popolare, che attorno alla metà del '500 si trovava in quel punto, a ridosso di  un muro. Edificata, in stile rinascimentale, a partire dal 1547 ca. - regnante Carlo II e governante il Vicerè Juan De Vega (1547-1557) - grazie ai fondi raccolti dalla Confraternita di Santa Maria dei Miracoli di cui faceva parte Francisco Rombao, facoltoso aristocratico di origini spagnole di cui, ancora oggi, possiamo ammirare la nobile dimora nei pressi della chiesa. Venne completata nell'ultimo ventennio del XVI secolo per merito delle ricche donazioni  della Comunità Fiorentina di casa a Palermo che la ottenne in concessione per farne specifico luogo di culto per i suoi membri. L'interno presenta elementi decorativi di scuola gaginiana.




Foto e didascalie di zio-silen

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2 commenti:

gianduiot ha detto...

Grazie Zio Silen per le belle foto. Sono stato da poco a Palermo per la prima volta nella mia ormai lunga vita e ne sono rimasto entusiasta. Le bellezze che ci sono in questa città basterebbero a riempire una regione! E poi ci sono persone come te....

Buon tutto!
Roberto

Anonimo ha detto...

uno dei miei posti preferiti!!! Piazza Marina è uno scrigno di tesori!