martedì 25 dicembre 2012

Chiesa di Santa Maria della Mercede al Capo



La Chiesa di Santa Maria della Mercede (ubicata in Via Cappuccinelle, quasi all'incrocio con Via Porta Carini) sorse nel 1482, per volere dei Padri dell'Ordine dei Mercedari, su un ampio terrazzo al quale si accede tramite uno scalone. I gradini si dipartono da un vicoletto che si inerpica tra le "putìe" del Mercato del Capo, nel Seracaldio (Sari-al-qadi), il quartiere del Qadi (Sultano) tra il IX e XI scolo d. C.. Il portale in pietra, con scarni bassorilievi decorativi sull'epistilio, presenta il timpano spezzato con un'edicola votiva che ospita la statua della Madonna. L'interno è strutturato in una sola navata che si chiude con un luminoso presbiterio. Conserva il magnifico simulacro ligneo della "Bedda Matri ra Miccè" (forma dialettale dallo spagnolo "Mercè"), realizzata nel 1813 dal palermitano Girolamo Bagnasco (1759-1832). La pala d'altare, seicentesca, rappresenta Il Padre Eterno con la Sacra Famiglia ed i Santi  Anna, Gioacchino, Rosalia e Raimondo (autore ignoto). Le statue in legno degli altari murali si fanno risalire, prevalentemente, al XIX Sec..
L'edificio di culto nell'ultimo scorcio de XVII secolo accolse la Confraternita intitolata alla Madonna della Mercede, tuttora operante.



Nella foto di zio-silen, il simulacro della Madonna della Mercede
 collocato nell'edicola votiva del prospetto. La vulgata vuole che
 la statua sia stata rinvenuta in acque marine da naviganti del Capo
 e riposta nella facciata della chiesa da dove "talìa" e protegge il Mercato.






L'interno a navata unica con cappelle murali
 divise da lesene di colore rossastro. L'edicola
che ospita la pala (Sec. XVII) dell'altare maggiore
è sormontata da un oculo che illumina il presbiterio.



 
Cappella della "Madonna della Mercede"



Nell'immagine la spendida statua della Madonna della Mercede realizzata - nel 1813, utilizzando legno di cipresso - dall'intagliatore palermitano Girolamo Bagnasco. La Vara con la "Bedda Matri ra Miccè" viene portata in processione l'ultima domenica di settembre, nel corso di una suggestiva cerimonia cui partecipano con sincero fervore migliaia di fedeli.




 
A destra dell'ingresso si può pregare
 questo simulacro ligneo
dell'Ecce Homo (Sec. XIX). 




 
Cappella del Crocifisso





 
Cappella di San Giuseppe






Altare con la teca del Cristo Morto





 
 Nella nicchia, in alto,  simulacro ligneo che rappresenta San Pietro Nolasco con lo schiavo liberato dalle prigioni musulmane. Girolamo Bagnasco (1759-1832) ne fu l'autore. Sotto:  Vergine dormiente.









Fondatore dell'Ordine religioso dei Mercedari fu lo spagnolo di natali francesi Pietro Nolasco al quale, si narra, nell'estate del 1218 apparve, in un "abito candidissimo" la Santa Vergine che gli ispirò l'Istituzione con la precipua finalità di riscattare i cristiani prigionieri dei musulmani. All'apparizione avrebbero assistito Giacomo I d'Aragona, che poi concesse il primo asilo ai frati in quel di Barcellona, ed il domenicano Raimondo di Penafort (Santo dal 1601) che contribuì all'edificazione dell'Ordine militare e cavalleresco (in origine). Nel 1690, dopo un lungo processo di trasformazione, divenne Ordine religioso mendicante.
Grande fu lo spirito di sacrificio dei Confrati, esteso al punto di consegnarsi ai pirati musulmani, che all'epoca razziavano le nostre coste, al posto degli schiavi cristiani disposti ad abiurare pur di riacquistare la libertà.
Simbolo dei Mercedari è uno scudo con la Croce della Cattedrale di Barcellona e le insegne di Giacomo I d'Aragona.
I frati indossano una saio bianco, per ricordare la purezza della Vergine, provvisto di cappuccio e di cintura di cuoio. Sul petto, sul quale, in onore della Santa Madre, scende lo scapolare bianco, spicca lo stemma dell'Ordine.





 
Il Coro (sopra l'ingresso) con l'organo in posizione centrale.






Stemma dell'Ordine dei Mercedari
all'interno del timpano della chiesa.






  Via Cappuccinelle: particolare del prospetto destro della Chiesa della Mercede.




Edicola votiva con "Gesù legato alla colonna" (1911).






Testo e foto di zio-silen

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