lunedì 26 novembre 2012

Chiesa di Santa Maria dei Miracoli in Piazza Marina

La Chiesa di Santa Maria dei Miracoli fa splendida mostra di sè all'angolo meridionale di Piazza Marina, là dove lo slargo incontra  Via Lungarini. Secondo tradizione, il nome nasce dall'immagine  della SS. Vergine, dispensatrice di eventi miracolosi e pertanto oggetto di grande venerazione popolare, che attorno alla metà del '500 si trovava in quel punto, a ridosso di  un muro.




Il prospetto laterale su Via Lungarini presenta l'allineamento di tre finestre strombate ed incorniciate ad edicola. Si aprono nei tre spazi segnati da alte paraste sormontate da artistici capitelli. In chiusura, un cornicione leggermente aggettante si sviluppa lungo i tre prospetti.




 
 Immagine della chiesa prima del restauro.



 Immagine del prospetto laterale durante i lavori di restauro.





 L'oculo aperto sul lato sinistro dell'edificio di culto.





 La facciata rinascimentale. Anche qui, nella parte
 centrale del secondo ordine, è presente un oculo.
Sulla sommità il fastigio mistilineo.



Il portale principale, composto da due sottili paraste
 raccordate da un architrave, è affiancato da due
 ornamentali semicolonne parietali.




 Sopra il portale questo scudo su cartiglio dalle linee barocche
 reca la scritta: PORTENTIS E SIGNIS EXCELSUM FECIT
 ET COMPLEVIT.




Edificata, in stile rinascimentale, a partire dal 1547 ca. - regnante Carlo II e governante il Vicerè Juan De Vega (1547-1557) - grazie ai fondi raccolti dalla Confraternita di Santa Maria dei Miracoli di cui faceva parte Francisco Rombao, facoltoso aristocratico di origini spagnole di cui, ancora oggi, possiamo ammirare la nobile dimora nei pressi della chiesa. Venne completata nell'ultimo ventennio del XVI secolo per merito delle ricche donazioni  della Comunità Fiorentina di casa a Palermo che la ottenne in concessione per farne specifico luogo di culto per i suoi membri.




 Pala dell'altare maggiore.
Dell'immagine della SS. Vergine
 ritenuta miracolosa, nel tempo, si
 è persa ogni traccia.




L'interno presenta una architettura che ricorda il gusto bizantino (ancorchè spoglio e privo di mosaici) e normanno: pianta a croce greca con colonne che reggono l'armonioso rincorrersi di archi a tutto sesto. Le slanciate colonnine si raccordano alle arcate con raffinati capitelli e sovrastanti pulvini di appoggio.
Gli elementi decorativi delle colonne sono di scuola gaginiana, il cui stile è riconoscibile anche in opere successive alla morte di Antonello Gagini avvenuta il 1536.




 
Crocifisso dai richiami bizantini.
Dipinto su legno.




L'abside poligonale con lesene angolari ed il  catino a vele.
 



Bassorilievi nell'intradosso dell'arco che immette nell'abside:
 "Cristo risorto (sulla chiave di volta) e angiolini (sui cunei).
 


L'armonioso gioco delle arcate spinge lo spettatore
 a rivolgere lo sguardo verso l'alto.



La calotta quadrangolare del tiburio con le sue
 quattro finestre inonda l'aula di luce soffusa.



L'oculo di destra chiuso da un vetro policromo istoriato.




    Primo piano di una delle quattro colonne centrali.




Campana d'epoca innanzi all'ingresso
 lato SX, oggi tampognato.




Navata lato destro.




Particolare di uno dei capitelli corinzi con pulvino di raccordo. 
 Vengono attribuiti alla bottega dei Gagini.



Particolare decorativo della base di
una semicolonna parietale.





Foto e didascalie di zio-silen

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