lunedì 19 novembre 2012

Chiesa di San Martino delle Scale

 Questo medaglione con "San Martino e il mendicante"
 si trova nel muro di cinta,  sopra l'ingresso  al sagrato
 della chiesa.

La prima chiesa sulle colline di san Martino delle Scale, secondo tradizione, venne costruita per volere di Papa Gregorio Magno, attorno al 590, unitamente all'Abbazia benedettina rasa al suolo, alcuni secoli dopo, durante l'occupazione araba dell'Isola  (820 ca.). La rifondazione  si ebbe nel 1347 grazie ad uno sparuto gruppo di monaci benedettini  provenienti da un convento situato sulle pendici dell'Etna, in quel di Nicolosi. La compagine, sostenuta dall'Arcivescovo Emanuele Spinola, ebbe come guida Angelo Sinisio, religioso di grande fede e spirito organizzativo che  divenne Abate a partire dal 1352.  L'abnegazione dei frati ed il supporto economico del Sinisio,  appartenente ad una ricca famiglia, e di altri benefattori, nel tempo portarono  dei frutti: si pose mano a un edificio di culto (di cui rimane un portale e un'acquasantiera) e alle prime fabbriche conventuali.
Nel 1561 si cominciò a lavorare all'attuale chiesa, consacrata al culto nel 1602.
Con la soppressione degli Ordini religiosi, disposta dal nuovo Stato Italiano con legge del 7 luglio 1866, la vita della Comunità benedettina subì una battuta di arresto. Riprese il cammino alcuni anni dopo grazie all'ostinata opera di Frate Ercole Tedeschi.


Facciata dal sobrio stile tardo-rinascimentale
 appena disegnata da lesene in marmo grigio
 e cornicioni leggermente aggettanti.


Sul prospetto principale sono collocate quattro lapidi
marmoree con scritte che ricordano importanti eventi
 che hanno inciso sulla vita della chiesa e dell'Abbazia.Quella nella foto di sinistra reca il MCCCCCLXI (1561) come anno di inizio dei lavori di costruzione della chiesa.
A DX si legge il  MDLXXXV (1585)
 quale anno di ultimazione dei lavori.










Sul cornicione d'attico sono allocate le statue
 di due Santi Pellegrini rappresentati con il
 simbolico bastone. Forse  San Giacomo e San Rocco.



















Il campanile sul lato destro della chiesa. Tre ordini, sui quali si aprono finestre quadrangolari, chiusi dalla loggetta campanaria.
Sul campanile spicca questo orologio con la scritta "Carpe Diem" - Cogli l'Attimo,  locuzione estrapolata dalla riflessione di Orazio contenuta nelle sue Odi : " Dum loquimur, fugerit invida aetas: carpe diem, quam minimum credula postero" <Mentre parliamo il tempo invidioso è passato: cogli il giorno, confidando il meno possibile nel domani;. 
Escludendo per ovvi motivi l'interpretazione  più a buon mercato del famoso motto latino - quella, cioè, che una visione che rasenta l'ateismo indirizzerebbe verso l'edonismo, il piacere effimero, massimo ed immediato, nell'incertezza del futuro - qui, ritengo debba intendersi come invito a coltivare "oggi" comportamenti che permettano di vivere nella grazia di Dio. 










All'ombra del Campanile, un po' sacrificata  tra i corpi di fabbrica, la stupenda Fontana  con cui Ignazio Marabitti (1719-1797), scultore palermitano, ha voluto  rappresentare il Fiume Oreto. A DX: La Fontana vista frontalmente.





L'artistico portale sul lato destro del sagrato
 è sormontanto da  questo scudo incorniciato
in un cartiglio che reca, in rilievo, il simbolo
 benedettino (tre colli sormontati da una croce
 ed il motto PAX) e l'indicazione dell'anno 1650.




L'interno a navata unica con cinque cappelle per lato. Queste sono  separate da massicci pilastri che reggono archi a tutto sesto. Riguardo all'assenza di decorazioni, si narra che in origine i monaci avrebbero voluto abbellire pareti e volta con affreschi e stucchi secondo lo stile riscontrabile nella Cappella della Madonna della Consolazione ( a sinistra del presbiterio). I limitati fondi a disposizione però avrebbero indotto i religiosi ad indirizzarsi verso altre priorità dell'Abbazia.


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La parte della chiesa (sopraelevata rispetto al resto dell'aula)
 riservata agli officianti ed ai cantori. Al centro l'altare maggiore.



Il grande Coro, dai meravigliosi rilievi, si deve all'estro dei maestri intagliatori napoletani Giovanni Battista Vigilante e Nunzio Ferrara che, tra il 1591 ed il 1597, realizzarono ispirandosi ad analoga opera manierista presente nel capoluogo partenopeo. Presenta sessantotto stalli lignei ed un raffinato leggio centrale. Sulla parete destra del Coro tre dipinti di Paolo De Matteis: "San Mauro e il Re Teodoberto"; "San Placido, San Mauro e San Benedetto"; "San Martino con il Mendicante". Sopra il Coro di Sx tre opere dello stesso De Matteis: "San Benedetto e  Tolita"; "San Placido al martirio"; La cena dei bisognosi con San Gregorio".





Martino dona al mendicante metà del suo mantello.



L'Organo, realizzato da Raffaele della Valle nel 1594 venne  ristrutturato e ampliato da Francesco La Grassa due secoli dopo. Il meraviglioso strumento musicale, sottoposto a restauro nel 1981 e dotato di energia elettrica per il suo funzionamento, oggi è composto da circa quattromila canne che con il loro suono deliziano quanti hanno la fortuna di assistere ai concerti.


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Nella foto le armoniose linee che nascono dall'incrocio
 tra il presbiterio e i due transetti che costituiscono
 una caratteristica architettonica della chiesa.




L'ala  destra del transetto accoglie questo monumentale altare decorato con tarsie marmoree policrome ed  eleganti colonne di marmo rosso. Venne realizzato attorno al 1715 dal Frate Giuseppe Pampillonia - n.1673 m.1741 - (figlio del più conosciuto scultore Baldassare) ed autore, tra l'altro, del mirabile gruppo marmoreo della Fontana di San Benedetto che si trova nel Chiostro dell'Abbazia ed è raggiungibile attraverso la Galleria degli Abati."San Benedetto consegna le sue Regole agli Ordini religiosi e cavallereschi" Opera del 1635 del famoso pittore  monrealese Pietro Novelli (1603-1647).





 
Sul timpano mistilineo e spezzato sono collocate tre statue. La figura femminile al centro ricorda simili rappresentazioni della Misericordia. Alla sua destra l'Agnello (noto simbolo  sacrificale) e  il fuoco che solitamente sta a simboleggiare la vittoria della luce sulle tenebre. Alla sua sinistra un cartiglio con le parole: CHRISTIANA RELIGIO CONFIRMATA. Il mensolone di sostegno, sotto, reca la scritta: MAGNO PARENTI ET MAGISTRO e l'anno 1717.




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Nell'ala sinistra del Transetto: "San Martino e il Mendicante".Opera del 1608, alla quale, secondo gli esperti, lavorarono Filippo Paladini (1544-1614) e aiuti.



 
Sul timpano le figure allegoriche della "Carità" (al centro),
 della "Fede" (a destra) e della "Speranza" (a sinistra) con
 l'ancora (Cristo).


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La cupola ottagonale dalle sobrie decorazioni



 
I simulacri in marmo nero e bianco  e gli ovali con figure ad altorilievo,  furono  realizzati  dal Frate benedettino, novizio presso l'Abbazia dal 1725, Giuseppe Pampillonia (1673-1741).



Cappella della Madonna della Consolazione
(a Dx del Presbiterio) 



Madonna della Consolazione dai tratti gaginiani.



Adorazione dei pastoriSec. XVII) - "Pesentazione al Tempio" (sec. XVII)


 
Sulla volta della cappella questo affresco ottagonale con  Vergine in Gloria. Nella rappresentazione iconografica la veste rossa rappresenra l'umanità di Maria ed il manto azzurro che la ricopre la sua divinità.


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Cappella affiancata al presbitero (lato Dx)


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Nelle foto la volta del Transetto minore e l'orologio zodiacale. Nel braccio destro si apre l'ingresso alla Sacrestia in cui sono conservati le salme di quattro Santi -tra le quali quella del rifondatore (nel 1347) della Comunità benedettina di San Martino delle Scale, Angelo Sinisio- e più di mille reliquie.
La Sacrestia, unitamente alla Cappelle ed al Transetto, conserva la pavimentazione seicentesca.




Nel braccio destro del Transetto minore  si può ammirare questo splendido portale detto del Sinisio per affermare la sua appartenenza alla chiesa voluta nel  XIV secolo da Don Angelo. E' composto da 14 formelle che descrivono la Passione di Cristo.


 Sul lato sinistro del transetto - dirimpetto al Portale del Sinisio - è questo portone dipinto con 16 riquadri di cui 14 illustrano il percorso Mariano dalla Nascita all'Incoronazione e due (in basso) l'anno di realizzazione: il 1745.










 











Nel Transetto minore destro anche questa bellissima
 acquasantiera dell'epoca dei benedettini di Sinisio
 che reca un ovale a rilievo con San Martino e l'incisione dell'anno di realizzazione: il 1396.






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5° Cappella SX:
"Madonna con Sant'Anna e Santi Benedettini" (1727)
Tela del pittore fiammingo Guglielmo Borremans (1672-1744).











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Cappella del Crocifisso (4° SX). La tela rappresenta "Cristo che cade sotto il peso della croce". A destra "Adorazione di San Benedetto al Cristo deposto" (XVIII Sec.) Autore ignoto.



















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3° Cappella a Sx

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2° Cappella a Sx: "San Domingo De Silos" (XVII Sec.) del siracusano Mario Minniti (1577-1640).


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Cappella di San Gregorio Magno (1° SX))  al cui volere si fa risalire, nel VI secolo, la  costruzione dell'Abbazia. Dietro la cancellata si intravede il fonte battesimale.
Pala: San Gregorio Magno (1605)di Gaspare Vazzano o Bazzano, detto lo Zoppo di Gangi, da non confondere con il suo contemporaneo, Giuseppe Salerno che parimenti usava firmarsi "Zoppo di Gangi"


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Cappella
  dell'Epifania (1° Dx). Pala:  "Epifania"  XVII Sec. di Gaspare Vazzano  o Bazzano detto lo Zoppo di Gangi


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Cappella dei Sette Arcangeli (2° DX) i cui nomi, secondo il Pontefice Gregorio I, sarebbero: Gabriel,  Michael, Raphael,  Anael (o Uriel), Oriphiel, Samael, Zachariel.

  Pala: "I sette Arcangeli"  di Gaspare Vazzano (1562-1633)  detto lo Zoppo di Gangi

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 Cappella delle Sante palermitane (3° DX)
Pala: "Immacolata e Sante Vergini"  di Paolo De Matteis che ha rappresentato la "Patrona" di Palermo con l'abito dell'Ordine di San Benedetto e la croce di Malta sul petto. Ai piedi dell'Immacolata anche le altre Sante Protettrici di Palermo: Agata, Cristina, Ninfa e Oliva.


Particolare con due angiolini che reggono la piantina di Palermo.
Sotto si legge la firma dell'autore del dipinto.


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Cappella del Battista (4° DX)
Pala:  "Giovanni Battista predica nel deserto" (1608) di Filippo Paladini (1544-1614)


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Cappella di Santo Mauro (5°  DX)
Pala: "San Mauro e Re Teodoberto" (1607) di Gaspare Bazzano e aiuti.


Nella parte bassa del dipinto (sopra i quadretti con miracoli di San Mauro)
 si può leggere la firma dell'autore: "Zoppo di Gangi")


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Addossata alla controfacciata (lato Dx),
questa acquasantiera sorretta da un'arpia
e sormontata da una lapide in cui  viene
 ricordata la consacrazione al culto della
chiesa, avvenuta il 20 Maggio 1602.

Recentemente, in data 11 novembre 2012, 
dopo tre anni di chiusura per restauri, la chiesa
è stata riaperta ai fedeli, accorsi numerosi.
Presenti Autorità civili e religiose.







Foto e didascalie di Peppino C./zio-silen

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