mercoledì 26 settembre 2012

Santa Rosalia sul Monte Pellegrino


Stamattina, invogliato dalla giornata serena, seppur sferzata dai venti di scirocco, decido di recarmi (con tre settimane di ritardo) in visita devozionale alla Santuzza, in quello che fu il suo eremo sul Monte Pellegrino. Buona parte dei miei concittadini, animati da maggior fervore, hanno reso omaggio alla Patrona  il  4 settembre , giorno dedicato alle solenni celebrazioni in occasione della ricorrenza della morte di Rosalia Sinibaldi da Quisquina, discendente dei re normanni. Morte che si fa risalire al 4 settembre 1160, mentre il 15 luglio, con il Festino, si ricorda il ritrovamento, nel 1624, delle sacre reliquie in seguito alla visione della popolana Gerolama Gatto.
Parto da Piazza Generale Antonio Cascino, che accoglie uno degli ingressi della Real Riserva di Ferdinando III di Borbone - Re di Sicilia dal 1759 al 1816 e Re delle Due Sicilie dal 1816 al 1824 col nome di Ferdinando I. Per evitare i rimbrotti del mio medico e di mia moglie, soffoco sul nascere l'dea di avventurarmi a piedi lungo i tornanti della "strada vecchia"  ed in groppa al mio fedele velocipede a quattro tempi mi incammino lungo la Via Pietro Bonanno.



uno sguardo ammirato al Tempietto all'inizio dell'ascesa per la vetta.





ed un'occhiata al porto ed ai cantieri navali, dai primi tornanti.





 Ogni tanto mi fermo per immortalare con la mia compatta macchinetta alcune immagini delle "ciampedde"  (pietre piatte) che da secoli lastricano l'"acchianata" usata dai palermitani sin da quando, a metà '600, venne realizzata la cosidetta "Scala Vecchia". Successivamente, agli inizi del  XVIII Secolo, fu aggiunta la "Scala Nuova" che comprendeva opere di alta ingegneria quali  taluni arcoponti.



A sinistra una selva di fichidindia fa da cornice al panorama della città.




Lungo i tornanti una sfilza di sacchi di plastica, in attesa di essere rimossi, contengono i resti dei beni di conforto che alcuni pellegrini con scarso senso civico sogliono abbandonare al loro passaggio. Costoro dovrebbero ringraziare le maestranze operanti nella Riserva Naturale Orientata di Monte Pellegrino e Favorita che con encomiabile spirito di servizio hanno ripulito ogni angolo in tempi brevi.



All'improvviso, tra la folta vegetazione, si staglia contro le nuvole sottili il Castello Utveggio, che svetta maestoso su un costone a mezz'altezza rispetto ai  606 metri del Gabel Grin (nome arabo del monte). Il maniero ospita il CERISDI (Centro Ricerche e Studi Direzionali) , al quale si accede dalla stradina laterale dedicata a Padre Ennio Pintacuda.





Incrocio un tratto della "Strada Vecchia" famosa anche per le scivolate dei poveri pellegrini prodotte dalla combinazione ciottoli-cera.






Ad un certo punto la stradina in pietra offre alla vista questa graziosa Cappelletta.






Uno scatto al panorama di Palermo  poco prima dell'arrivo in vetta.




Il Santuario nella roccia.




 
Lapide marmorea apposta sulla facciata della chiesa.







L'entrata della grotta-eremo assurta a Santuario. Tale luogo, in epoca punica, ospitò gli altari eretti in onore della Dea della fertilità: Tanit, consorte del Dio Baal. Ancora oggi, culti diversi dal cristiano convergono in quegli spazi: alcuni Tamil dello Sri Lanka, insediatesi a Palermo, vi si recano in pellegrinaggio per pregare la Dea della reincarnazione che in alcuni tratti iconografici viene identificata con Rosalia.




La Santuzza venerata dai Palermitani e non solo. Il simulacro della Santa in estasi (1625) è opera dello scultore fiorentino Gregorio Tedeschi. Il Sovrano Carlo III volle un manto d'oro per la statua della Santa (1748).






Dal sagrato del Santuario l'occhio percorre la vallata e il mare fino a Isola delle Femmine che si intravede in fondo.





Il piazzale sottostante il Santuario offre ai pellegrini la possibilità di rifocillarsi e di acquistare souvenirs.




L'imponente scalone che alcuni fedeli in segno di penitenza usano percorrere in ginocchio.





Inoltrandomi nella stradina che sale oltre il Santuario  arrivo al Piazzale della Statua di Santa Rosalia. Il belvedere offre la mirabile visione dell'intero golfo palermitano chiuso ad ovest dal promontorio che ospitò la Vergine Eremita (Monte Ercta per i Greci) ed a est da Capo Zafferano.





La statua della Santuzza scruta il mare a protezione dei naviganti. Il piedistallo purtroppo e stato imbrattato da mano incivile e blasfema.




Particolare del simulacro del Piazzale. L'opera del 1964 (committente: Card. Ernesto Ruffini) si deve allo scultore Benedetto De Lisi (1898-1967) figlio di Domenico e nipote del più famoso Benedetto. Resti di una più antica statua della Santuzza - datata 1880 ca. -, ed in particolare il volto, si narra che siano stati incastonati in una nicchia naturale dell'alto costone rivolto verso il mare.




Un angolo del Piazzale della Statua.





La Via Monte Ercta (per la vulgata:"la panoramica") dal Santuario mi conduce a Mondello. I suoi tornanti consentono di anmmirare il borgo balneare ed il suo mare.




Lo Stabilimento liberty visto da Monte Pellegrino.





Testo e Foto di zio-silen

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2 commenti:

Carmelo C. ha detto...

Non è il solo ad avere i rimbrotti del medico-moglie, spesse volte dimentico anch' io e capita di fare 100 metri di corsa per prendere l'autobus , altro che Berruti,il mio commento è: sono ancora vivo .Divertente il commento dell'acchianata.

zio-silen ha detto...

Beh, caro Carmelo C.,
fino a quando dimostriamo questo spirito siamo sicuramente ancora vivi.

Grazie e un saluto


zio-silen