giovedì 20 settembre 2012

Mura puniche al Papireto


In Corso Alberto Amedeo, quasi nascosto alla base del muro di sostegno di uno degli edifici che fanno parte del Quartiere Militare di San Giacomo o degli Spagnoli (attuale sede del Comando Legione Carabinieri Sicilia), è possibile ammirare uno dei tratti meglio conservati di quella che fu la cinta muraria punica.
L'imponente opera già dal VII Sec. a. C. fu eretta per proteggere l'originario nucleo fenicio (Paleopoli - Città antica) di quello che i Greci, nell'VIII Sec. a. C., chiamarono Panormos (Tutto Porto). La Paleopoli sorgeva nella parte più elevata (lato monte) della piattaforma calcarenitica sita tra i fiumi Kemonia e Papireto. Essa si innalzava progressivamente sino a raggiungere i trenta metri ca. sul livello del mare. 
Autori delle possenti strutture  furono i colonizzatori, di cultura fenicia, provenienti da Cartagine, aiutati di buon grado dalla popolazione indigena (Siculi) e di altre etnie, dedite al commercio, parimenti approdate in quell'area; ciò al fine di creare una barriera difensiva attorno alla città.
Alcuni studiosi collocano la paleopoli  in una zona corrispondente, approssimativamente, a quella che oggi insiste tra Via del Bastione, il Palazzo Reale, Piazza della Vittoria (nell'angolo nord-est di Villa Bonanno sono visibili i resti delle mura che, secondo l'uso di quelle popolazioni, dividevano la Paleopoli dalla Neopoli), il Complesso Militare San Giacomo e L'Arcivescovado.





Le Mura Puniche in immagine correvano lungo il Fiume Papireto (oggi interrato) al fine di  proteggere a settentrione l'agglomerato urbano. Furono realizzati in conci di calcarenite, materiale proveniente dalla sponde del vicino Kemonia. Perfettamente assemblati, resistettero per secoli ai tentativi di invasione.





Testo e Foto di zio-silen

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