martedì 29 maggio 2012

Chiesa di Santa Maria della Grotta (oggi Biblioteca Regionale)


La Chiesa di Santa Maria della Grotta prese il nome dall'effige, dai tratti bizantini, donata da Carlo V (1500-1558) ai Gesuiti ed in origine  esposta nel vano ipogeo ("grotta") della loro Casa Professa.
Ubicazione:  Corso Vittorio Emanuele 431.
Costruzione: 1615
 La facciata, dai richiami barocchi, è ricca di elementi decorativi armoniosamente allocati nei due ordini. Questi sono inquadrati da lesene singole e binate. Il primo ordine presenta due finestre chiuse da artistiche cornici ricavate in rilievo nella pietra da taglio; il portale centrale, sormontato dal frontone triangolare, reca sui lati longitudinali capitelli da cui si dipartono volute ed elementi vegetali. Sopra l'architrave sono due mascheroni ad altorilievo con festoni laterali. Nel secondo ordine, la fascia marcapiano dal minuto ricamo a  bassorilievo precede il cornicione mistilineo. Stilisticamente originale la balaustra centrale che protegge il finestrone con arco a tutto sesto. Lateralmente spiccano due grandi volute e quattro mensole aggettanti. Il prospetto culmina nel timpano semicircolare e spezzato in cui è collocato lo scudo con il simbolo dell'Ordine dei Padri Gesuiti. Il coro retto da colonne, le cappelle e gli ornamenti parietali nel tempo furono dismessi per esigenze di ristrutturazione. La chiesa, agli albori del '700 venne decorata con stucchi  e affrescata da Filippo Tancredi (1655-1722): le  scene descrivevano episodi biblici. Gli eventi conseguenti all'allontanamento dei Gesuiti dall'Isola (1767) prima ed alla soppressione degli Ordini Religiosi  circa un secolo dopo, determinarono la sottrazione al culto dell'edificio ed il suo adattamento a locale d'accesso, da cui si diparte lo scalone monumentale, dell'attigua Biblioteca Regionale ( ex Collegio Massimo dei Gesuiti).



La chiesa è affiancata da un cartiglio con lapide marmorea, retta da due figure mitologiche e decorata con tralci di vite e frutti. Si fa risalire al 1705. Autore l'architetto del Senato palermitano Paolo Amato (1634-1714). Fu posta in occasione della sistemazione viaria del Cassaro con "novo marmoreo pavimento" (regnante Filippo V).



Particolare decorativo della lapide di Paolo Amato.



  
Altro particolare della targa commemorativa.




 Portale d'ingresso




Secondo ordine del prospetto



Cartiglio nel quale è inscritto lo scudo
 con l'emblema gesuita.



Sul fianco destro della Chiesa di S. Maria della Grotta si allunga per il Cassaro, imponente e sobrio, l'ex Collegio Massimo dei Gesuiti (1586). L'edificio, più volte sottoposto a revisitazioni di ambienti e strutture, successivamente all'espulsione dei Padri Gesuiti del 1767, divenne sede del Real Collegio Ferdinando e della Reale Accademia degli Studi. La Real Biblioteca, già corposa al tempo del ritorno dei Gesuiti (primi '800), dopo il trasferimento dell'Istituzione Universitaria nell'ex Casa dei Padri Teatini di Via Maqueda, iniziò l'opera di acquisizione di scritti, taluni molto antichi, che condussero la Biblioteca (divenuta) Regionale ad offrire, oggi, ai numerosi utenti la consultazione di oltre mezzo milione di volumi.









Foto e testo di zio-silen


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