lunedì 26 marzo 2012

Cappella Palatina e Chiesa inferiore

La costruzione della Cappella Palatina, durata circa un decennio, fu avviata nel 1131, regnante il normanno Ruggero II che la dedicò a San Pietro. Il Tempio costituisce un magnifico esempio di armoniosa commistione tra arte normanna, fatimita e bizantina. In origine si presentava come un corpo di fabbrica separato dalla dimora reale ed offriva, a quanti ebbero la fortuna di ammirarle, le sue  architetture esterne disegnate da essenziali decori tipici degli edifici normanni. Le absidi erano rivolte ad oriente secondo l'uso di Bisanzio. Nei secoli, le esigenze logistiche dei vari sovrani portarono all'occultamento dei prospetti esterni entro nuove  strutture mirate all'ampliamento del Palazzo. 



ESTERNO

La Palatina nacque come Cappella privata dei Sovrani normanni. Questi avevano eletto a loro residenza palermitana il Palazzo (Sec.X-Sec.XVII-Sec.XIX) già dimora dei primi Emiri approdati in terra sicula. 




Cortile Maqueda (XVII Sec.), stile dai richiami classici: la loggia del secondo ordine accoglie la facciata e l'ingresso della Cappella Palatina.




L'ingresso della Cappella Palatina.



Immagini del prospetto esterno.




La foto di Leo Sinzi mostra gli archi ogivali del pronao che immette nella Cappella. Diverse immagini parietali furono dipinte nel 1506 per volere del responsabile religioso della Cappella, Giovanni Sanchez. Tali affreschi costituirono la base su cui realizzare, nel 1800, le opere musive attualmente visibili. Tali mosaici raccontano scene della vita di Re David e del figlio ribelle, Assalonne.



Sulla parete di fondo del pronao è rappresentato Re Ruggero II che porge al Ciantro (responsabile della Cappella) il documento autorizzativo (chirografo, cioè scritto e firmato dalla mano del Re) dell'attività religiosa in quel luogo. La scritta in basso colloca l'evento nell'anno 1140. Nell'immagine di destra: particolare delle decorazioni esterne realizzate nell'800 per volere di Ferdinando III di Borbone. Vi si riconosce lo stemma del sovrano sopra un cartiglio commemorativo.
 

Quadrone parietale del portico, datato febbraio 1800. Il personaggio in immagine rappresenta il Genio di Palermo (nume laico protettore della città o personificazione di Palermo) con animali simbolici (aquila-Palermo, cane-fedeltà ai Sovrani, serpente-nemici da schiacciare).
Nel medaglione legato agli artigli dell'aquila sono i ritratti dei committenti:  Ferdinando III  (detto "Re Nasone") - Re di Sicilia dal 1759 al 1816 e Re delle Due Sicilie dal 1816 al 1824 col nome di Ferdinando I -  e la reale consorte, Maria Carolina d'Asburgo. 



Su un muro del sito che probabilmente accoglieva il campanile della Cappella Palatina si legge questa "Epigrafe celebrativa (trilingue: latino, greco e arabo) che illustrava l'orologio voluto da Ruggero II". La traduzione dal latino recita: " Ruggero, signore e magnifico sovrano, ordinò la fabbricazione di questo orologio nell'anno dell'incarnazione del Signore 1142, nel mese di marzo, nella V indizione, nell'anno tredicesimo del suo felice regno".
 


INTERNO

Il piano del pavimento, tramite gradini, si va alzando nell'avvicinarsi alle absidi, secondo l'usanza bizantina. Spendido il ricamo della balaustra marmorea che separa il Presbiterio dall'Aula. Nella foto, a sinistra, è visibile la finestra realizzata laddove, al tempo dei re normanni, esisteva un palco, collegato agli appartamenti, dal quale i reali partecipavano al rito. Nel lato opposto si apre l'ingresso alla Chiesa Inferiore che per un periodo conservò i resti di Guglielmo I, detto il Malo, che oggi riposa in un sarcofago di porfido all'interno del  Duomo di Monreale, accanto al figlio Guglielmo II, il Buono.



Chiesa inferiore

 
  
Ingresso al nartece ed al sacello

La Chiesa Inferiore della Palatina - impropriamente detta Cripta - è titolata a Santa Maria delle Grazie. La costruzione, antecedente alla sovrastante Cappella, potrebbe risalire ai tempi dei condottieri normanni Gran Conte Ruggero d'Altavilla e Roberto il Guiscardo (l'astuto) che, nel 1072, liberarono la città dai saraceni. L'aula quadrangolare, d'impianto bizantino, presenta tre brevi navate ripartite da archi ogivali sorretti da due poderose colonne con capitelli di epoca diversa (quello di destra è di età romana, quella di sinistra medievale). Gli affreschi bizantini che decorarono pareti e volta a crociera sono andati distrutti nel tempo. Rimane solo una Madonna Odigitria di rara bellezza (vedi foto sopra). Lapidi dedicate ai vicerè Emanuele Filiberto di Savoia (morto di peste nel 1624) e Anello De Mura Guzman (+1677) si fronteggiano nel presbiterio: una inghirlandata d'acanto, simbolo di resurrezione, l'altra di melograne (il colore dei semi rimanda al sangue versato da Cristo ed alla redenzione) e alloro, simbolo di gloria. Due grate nel pavimento indicano un vano sepolcrale ipogeo. Contiguo al Sacrarium, chiuso da un cancello a battente, è il nartece (vestibolo) che precede un locale (sacello) con copertura a botte che nel 1166 custodì per un breve periodo le spoglie di Guglielmo I, il Malo. Un ambulacro (corridoio) circonda il complesso. Il Tempietto in origine fu corpo a sé stante: le finestrelle ogivali strombate e l'apertura retrostante la cinquecentesca pala d'altare  ne illuminarono  l'interno fino a quando vennero murate da nuove costruzioni.
 


Mosaici bizantini del cappellone centrale con il Pantocrator (catino absidale) che benedice alla greca e, nella fascia inferiore, Madonna in trono affiancata da quattro Santi.

Dal Catino absidale l'mponente figura di Cristo benedicente "Pantocrator" (Onnipotente) domina l'aula riservata ai fedeli. La medesima immagine, in ossequio al gusto bizantino, è riprodotta nel cielo della cupola.


Sulla parete semicircolare dell'abside si può ammirare questa splendida Madonna  affiancata da Santi.


Il "Santuario" strutturato secondo i canoni bizantini presenta pianta quadrata chiusa da archi colonnati  (questi prettamente islamici) che indirizzano l'occhio verso l'ariosa cupola con la figura di Cristo Pantocratore attorniato da quattro Arcangeli (reggono il globo crucigero) e quattro Angeli. Stesso stile fatimita per le nicchie angolari con i quattro Evangelisti.



Due Angeli (Michele e Gabriele) sui rinfianchi dell'arcata che introduce al Transetto. I tondi nell'intradosso, con scritte greche e latine, recano figure di Santi e Padri della Chiesa. Il Santuario si inserisce armoniosamente nella basilica a croce latina. L'impianto della Chiesa ben si prestava allo svolgimento di funzioni sia di rito latino sia di rito greco.


La fascia perimetrale, alla base della cupola, reca una lunga scritta che così si può sintetizzare: - ... Ruggero Re scettropossente fa costruire la Chiesa all'Arcipastore e Corifeo Pietro  nell'anno... 1143 della Incarnazione di Cristo -. Scritta quindi che ricorda la scelta di Ruggero, nell'anno 1143 (secondo il calendario bizantino?) di dedicare il Tempio a San Pietro.  Sotto, nei rinfianchi dell'arco ogivale, l'Arcangelo Gabriele e la Santa Vergine compongono "L'Annunciazione". Nella navata di sinistra si intravede la Madonna con Bambino chiamata "Vergine Odigitria" (appellativo di origine bizantina per "colei che indica la via")  e in quella di destra la "Natività". L'intradosso sommitale dell'abside maggiore porta la raffigurazione dell'Etimasia: trono recante alcuni simboli della Passione: la Croce, la corona di spine, il mantello blu che Cristo indosserà per farsi Giudice nel giorno del Giudizio Universale, la Colomba (Spirito Santo).

Vergine Odigitria e San Giovanni Battista


Absidi di dimensioni inferiori affiancano il Cappellone centrale. Quella in immagine mostra San Paolo e nello spazio inferiore S. Anna, S. Gioacchino e Maria bambina. In basso, la statua marmorea del Santo titolare della chiesa, realizzata nel 1726 dallo scultore Giovan Battista Ragusa. 


San Pietro in trono.



La Cappella che chiude la navata di sinistra presenta l'immagine di Sant'Andrea  (catino dell'abside) che nel XIV secolo sostituì quella, consueta nell'iconografia normanno-bizantina, di San Pietro. Sulla parete semicircolare: San Giuseppe e Gesù Bambino. Ben visibili, nella foto di Leo Sinzi/zio-silen, le lastre marmoree, disegnate da fasce musive, che rivestono la parte inferiore delle pareti lungo l'intero perimetro.



Gli archi a sesto acuto che tripartiscono l'aula sono retti da colonne di stili diversi che testimoniano la provenienza da edifici classici dismessi.

Nella parte dell'aula a ridosso del "Santuario" è collocato l'ambone con le sue originali colonne portanti. Il riquadro del parapetto più sporgente è in porfido omogeneo,  mentre la parte rientrante  è decorata con motivi circolari nei quali sono iscritte delle croci.
 

Decorazioni musive sul parapetto laterale del pulpito.
Sulla parete di fondo è la"Natività".


Innanzi all'ambone si offre allo sguardo ammirato dei turisti l'enorme candelabro (XII Sec.), alto 4 metri ca., che accoglie il cero pasquale: nel marmo sono scolpite figure umane, animali e vegetali e, sul basamento,  quattro leoni intenti a sbranare due bestie e due umani.


Parte sommitale del candelabro marmoreo che reca tre figure umane (rappresentati in diversi momenti generazionali) nell'atto di sostenere il cero pasquale.


La navata centrale reca episodi del Vecchio e Nuovo Testamento. Nei quadroni superiori, tratti dalla Genesi: "Creazione degli astri", "Creazione degli uccelli e dei pesci" "Creazione dell'uomo" (1141 e ss.). Nel pennacchio tra due archi ogivali "La vigna di Noè" ed "Ebbrezza di Noè".
Alcuni mosaici della navata centrale - da Caino che mente al Signore ad alcune scene della vita di Noè - sono il risultato di radicali restauri effettuati nel XIX Secolo.



Particolare dell'addobbo musivo dell'ala destra del Transetto con le scene più rilevanti del Nuovo Testamento destinate a favorire la meditazione di quanti sedevano nel Presbiterio. Tra gli altri, nella foto si riconoscono (dall'alto in basso) gli episodi dell' "Angelo che appare in sogno a Giuseppe avvertendolo dell'imminente strage degli innocenti", la "Fuga in Egitto", "Battesimo di Gesù", "Trasfigurazione", "Resurrezione di Lazzaro", ''Ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemmme".



Il grande Trono, sovrastato da due leoni, è posto al centro della parete corta che fiancheggia, sul lato sinistro, l'attuale ingresso. Lo spazio superiore accoglie le immagini di Gesù benedicente, assiso in trono e dei Santi Pietro e Paolo sovrastati dagli Arcangeli Michele e Gabriele. Alle spalle del Trono, a mezz'altezza, nel quadrato centrale, è lo Stemma adottato nel 1296 da Federico III che volle le insegne sveve accostate a quelle aragonesi. Infatti lo stemma è inquartato in Croce di Sant'Andrea, barre d'Aragona poste in alto e in basso, a destra e a sinistra le aquile affrontate di Svevia in Sicilia. Identiche insegne sono riprodotte, in alto a sinistra, nello spazio alle spalle di San Pietro.




 Decorazioni musive del Trono. La foto di zio-silen mostra
 i cinque gradini che volevano ricordare la posizione più
 elevata del Re, unto dal Signore, rispetto al popolo.



I mosici delle navate laterali raccontano la vita dei Santi Pietro e Paolo.  Il rivestimento musivo della Cappella Palatina è famoso per la sua brillantezza, dovuta ad una particolare tecnica che consisteva nell'uso di smalto e pellicole d'oro che venivano applicate su tessere di vetro.
 


Parete navata destra con addobbo musivo realizzato (al pari di quelli delle altre navate) sotto Gugliemo I, detto il Malo che regnò tra il 1154 ed il 1166: "Scene della Vita di San Paolo".



I mosaici della navata centrale (coevi di quelli del Duomo di Monreale), ordinati con criterio cronologico, assolvono, secondo gli autori, una funzione d'insegnamento verso i fedeli. La fascia superiore, partendo dall'angolo racconta: "Adamo ed Eva nell'Eden incontrano il serpente", "Vergogna di Adamo ed Eva", " Cacciata dal Paradiso", "Il lavoro di Adamo ed Eva".



A sinistra "Il sogno di Giacobbe". A destra "La lotta di Giacobbe con l'Angelo". Al termine l'essere celeste lo benedisse e gli diede il nome di "Israele" (Uomo che lottò con Dio).




Uno degli episodi della vita di San Pietro raccontati nella navata di sinistra.



"San Pietro risana un infermo"



Particolare del colonnato corinzio che divide le navate.



Nella foto sopra, altri esempi della rappresentazione musiva - realizzata da esperti bizantini e loro discenti siciliani a partire dal 1140 - nei quadroni della navata principale: "Separazione della terra dalle acque" "Creazione della terraferma", "Creazione degli astri". Sotto, nel pennacchio tra gli archi: "Cessato il diluvio Noè libera gli animali", "La vigna di Noè". Le varie scene sono immerse in un manto ininterrotto di tessere d'oro che, seondo tradizione bizantina, simboleggia la luce divina.



Il manto musivo della Cappella palatina si estende su una superficie di ca. 1200 mq. Le infiltrazioni di umidità, accumulatesi nei secoli, spesso hanno determinato il distacco di tessere dei mosaici. Gli ultimi restauri, definiti nel 2008, hanno curato, tra l'altro, la ricollocazione di circa diecimila tessere.
Nell'immagine, in basso, si intravede la Vergine Odigitria e Giovanni Battista.
 


La Navata di destra.
 

La navata centrale, presenta un meraviglioso soffitto a "muqarnas"(m.14X7), realizzato con legno di abete delle Madonie, che offre allo sguardo un armonioso inseguirsi di "stalattiti" sporgenti e "alveoli" rientranti. Venne completato con originali pitture che spaziano dal profano (raffigurati svaghi, delizie di corte e scene di vita quotidiana ricorrenti nell'iconografia fatimita) al sacro. Queste ultime, probabilmente, aggiunte da artisti cristiani durante i numerosi restauri effettuati nei secoli successivi (tra gli altri soggetti un "San Giorgio che uccide il drago").  L'opera si deve all'estro delle maestranze arabe, chiamate da Ruggero, che collaborarono con latini e bizantini nella costruzione e nell'addobbo della Chiesa.  Tutti, per volere di illuminati committenti, lasciarono tracce delle rispettive culture.



Il soffitto ligneo, spiovente, della navata di sinistra.





Altra immagine del soffitto ligneo laterale.




Particolare delle figure umane, vegetali 
ed animali dipinte nel soffitto ligneo.
 


Particolare della pavimentazione, con le tessere policrome del mosaico chiuse dall'intreccio di listelli di marmo, prevalentemente bianco.


Sobrietà prettamente normanna nel locale attiguo alla Cappella (restaurato nel '900) in parte adibito a Battistero.



Particolare della volta a crociera. La finestrella è di gusto prettamente arabo. 


Fonte battesimale con decorazioni musive.


La Cappella Palatina dal 3 luglio 2015 è assurta a Patrimonio dell'Unesco all'interno dell' Itinerario Arabo-Normanno che si snoda tra Palermo, Monreale e Cefalù.




Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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