martedì 7 febbraio 2012

Chiesa e Convento di Sant'Antonio da Padova o Sant'Antonino

 Il Santuario di Sant'Antonio da Padova, meglio conosciuto dai palermitani come Chiesa di Sant'Antonino, si trova nell'omonima Piazza, convulsa convergenza di quattro arterie: la via Maqueda con la Porta di Vicari a Nord-Ovest, Corso Tukory a Sud-Ovest, Via Oreto a Sud-Est e Piazza Giulio Cesare (che si allunga verso Via Lincoln) a Nord-Est.


Costruita a partire dal 1630, unitamente all'attiguo Convento, per volere dell'Ordine monastico degli Osservanti Riformati di San Francesco, costituì l'avamposto logistico e sanitario della grande Casa francescana sita sulle colline di Santa Maria di Gesù. Presenta navata unica aperta ai lati su cappelle alternate a cappelline intercomunicanti. Gli stucchi decorativi settecenteschi della volta a botte (tra cui il cartiglio al centro dell'arco) sono riconducibili all'abile mano del Sanseverino. L'antisacrestia dovrebbe custodire il dipinto di Gerardo Astorino (1624-1665) con la "Madonna della Misericordia" detta "La Savona", il cui culto seguì i commercianti provenienti dal nord-ovest della penisola che si erano stabiliti in città.







SX: Visitatori e fedeli vengono accolti dall'affresco del pittore fiammingo Gugliemo Borremans (1672-1744) che, nell'intradosso dell'arcata del sottocoro, racconta la "Gloria di Sant'Antonio"(1718).
DX: Nel coro sopra l'ingresso si staglia l'Organo settecentesco dai pregevoli intagli.




SX: Entrando nell'aula, la prima Cappella che si incontra sulla destra prende il nome dal dipinto sull'altare: "La Madonna dell'Aiuto". DX: "Santa Vergine di Betlemme o di Belèn", tradizionalmente ricordata come la "Madonna dell'Aiuto".


Edicola con "Cuore di Gesù" ( seconda cappella a Dx).



Altare barocco di San Francesco (terza cappella a DX).
 Affreschi nella volta della Cappella di San Francescoattribuiti al palermitano Giuseppe Cristadoro (1725/30-1808),allievo di Vito D'Anna.



 








Quadroni con scene della vita di S.Francesco ornano la Cappella dedicata al Santo di Assisi .



 
Il presbiterio squadrato ospita un coro ligneo seicentesco preceduto dall'altare maggiore.
Nella nicchia il simulacro in legno di Sant'Antonio da Padova con il Bambino Gesù. Autore: Vincenzo Piscitello (attivo verso la seconda metà dell'800).



SX: Cappella del Crocifisso DX: Reliquiario barocco e Crocifisso ligneo seicentesco, opera quest'ultima di Frate Umile da Petralia (Giovanni Francesco Pintorno (1600 ca. - 1639) i cui resti riposano nella medesima chiesa di Sant'Antonino. Altare in legno dai pregiati intagli.


Artistica teca con i simulacri di Santa Rosalia
e del cacciatore Vincenzo Bonello.



"La Cappella del Crocifisso ospita queste due tele (Sec.XVIII) raffiguranti due episodi della passione: "Fustigazione di Cristo legato ad una colonna" e "Flagellazione".




Decorazioni della volta della Cappella del Crocifisso.




 
SX: Il bellissimo altare maggiore di gusto neoclassico, ornato di bassorilievi lignei dorati. Angeli affiancano l'urna con reliquie di Santi posta sotto il tabernacolo. L'altare si puo collocare temporalmente nel periodo in cui i mille di Garibaldi sbarcavano in Sicilia. DX: Due angeli siedono sulla cornice del frontone che chiude l'edicola di Sant'Antonio sovrastata da una composizione in stucco (Sec. XVIII) con lo Spirito Santo circondato da angiolini da cui si dipartono raggi dorati.

I quadroni dell'abside dipinti a fresco da Guglielmo Borremans (1672- 1744) raccontano di Santa Teresa d'Avila che riceve la comunione da San Pietro d'Alcantara (SX) e del Mistero dell'Eucarestia.







 
SX: La volta a botte con i decori in stucco del Sanseverino.
DX: Tela con la Madonna del Rosario.




 
SX Altare barocco in legno (Sec. XVIII) della Madonna di Trapani. La teca centrale conserva piccolo simulacro della Vergine Assunta realizzato plasmando la cera.

DX: Magnifica "Madonna di Trapani" (1654) di Gaspare Guercio (n.1611, nel 1679 trovò sepoltura nella stessa Chiesa di Sant'Antonino). Sul basamento, figure simboliche realizzate a rilievo: a SX l'emblema dei francescani costituito da due braccia strette attorno alla croce.


Gli affreschi che ornano le pareti della Cappella della Madonna di Trapani vengono attribuiti a Giuseppe Cristadoro (1725/30-1808).





< "Immacolata Concezione", splendida tela
del grande pittore monrealese Pietro Novelli (1603-1647).


 
Nella Cappella dedicata all'Immacolata Concezione è possibile ammirare questo splendido paliotto, realizzato attorno al 1700 con tarsie marmorre policrome, che - come stile - richiama analoghe opere presenti nelle Chiese dell'Immacolata Concezione al Capo e San Francesco d'Assisi.



 
La barocca Cappella di San Giuseppe, ricca di angiolini, festoni, conchiglie e ghirlande in un alternarsi di bianco e oro.


Volta della Cappella di San Giuseppe
con decorazioni in stucco e affreschi.


 
Cappella del Bambinello di Praga (seconda a Sx).
L'altare in legno intagliato presenta analogie stilistiche
con quello della Cappella del Crocifisso.



 
Cappella del fonte battesimale (prima a SX) Sec. XVIII. In una nicchia, la statua di San Giovanni Battista
che, come il Fonte, risale al XX Sec.

Quadroni, negli spazi tra le cappelle illustrano, con tecnica a fresco, alcuni miracoli di Sant'Antonino. Furono realizzati in tempi diversi da Pietro Novelli (1603-1647) e Giuseppe Velasquez (nato a Palermo nel 1750 da genitori spagnoli e morto nel 1827) che forse lavorò anche sui dipinti precedenti che si erano deteriorati.




Miracoli di Sant'Antonio sulle pareti della navata.









Hecce Homo ( marmo - Sec. XVIII)

Mater Dolorosa (cera -Sec. XVIII)








Monumenti funebri dei Sacerdoti
Antonio Calcagna (m. 1773) e
Giuseppe Stella (m. 1758).










La Chiesa di Sant'Antonino è Parrocchia e Santuario dal 1930.

Al culmine del cancello d'ingresso in ferro battuto è il simbolo francescano:
due braccia strette intorno alla Croce : uno, quello di Cristo ignudo e
l'altro di San Francesco coperto con il saio, a rappresentare la
conformità agli insegnamenti di Cristo.

SX: La facciata con il portale dal timpano arcuato e spezzato, su cui si inserisce la grande finestra ad edicola.
DX: Sull'architrave del portale è collocato lo stemma araldico di Filippo IV d'Asburgo, Re di Sicilia e di Napoli dal 1621 al 1665 con il nome di Filippo III. La cattolica Casa regnante spagnola, tramite il Vicerè (dal 1632) Fernando Afàn de Ribera Duca D'Alcalà, contribuì con cospicue elargizioni di scudi al completamento del complesso monastico. (Le insegne dello stesso sovrano sono visibili anche sulle quinte del "Teatro del Sole - Quattro Canti").



 IL CONVENTO


Ingresso del Convento su Corso Tukory con le effigi marmoree di Sant'Antonio di Padova e San Pietro D'Alcantara. Quest'ultimo autore della riforma dei Francescani Scalzi e sostenitore della riforma dell'Ordine Carmelitano posto in essere da Santa Teresa D'Avila. Le due statue furono realizzate nel 1635 da Gaspare Guercio (1611-1679) per ornare la piazza che si apriva innanzi la chiesa.


SX: La facciata del Convento, interrotta dalla torre d'acqua, si allunga per centinaia di metri sulla Via Francesco Paolo Perez. In primo piano la parte ristrutturata.
DX: Parte centrale del prospetto meridionale in cui si riconoscono elementi decorativi neogotici.




Il portico del chiostro parzialmente ristrutturato.

La ventata anticlericale che seguì l'unità d'Italia determinò la soppressione degli Ordini religiosi e la sottrazione dei loro beni. Il Convento di Sant'Antonio da Padova nel 1866 venne affidato all'Esercito per acquartierare le truppe e per farne magazzini e forni che assicuravano i rifornimenti di pane a migliaia di soldati. I locali del complesso vennero stravolti e deturpati con modifiche ed integrazioni. L'immagine mostra la muratura di un tratto del porticato per farne alloggi.



< La volta a crociera del loggiato
meridionale a restauro ultimato.




L'ala del Convento ad angolo tra via Francesco Perez e Corso Tukory dal 1947 è tornata ad ospitare gli ^ Osservanti Riformati di San Francesco. La restante parte, nel 2004, è stata affidata all'Università degli Studi per farne un Polo linguistico e museale.


< Ampio corridoio sul quale si aprivano le celle dei monaci.




^ Arco a tutto sesto in conci di tufo.

< Scala che conduce ai locali del primo piano.




Archeologia industriale: macchinario per la panificazione. ^



< Capriate a sostegno dei tetti.




L'antico Convento dal 2004 è entrato nella disponibilità dell'Università di Palermo che, in raccordo con la competente Sovrintendenza, ne sta curando la messa in sicurezza ed il restauro al fine di creare un polo linguistico e un museo di archeologia industriale. Da adibire, altresì, a mostre ed iniziative culturali.


< Binari per carrelli, atti al trasporto
di farina e prodotti finiti, nei luoghi
un tempo dedicati a preghiera
e contemplazione.




^ Canne fumarie dei forni si levano verso il cielo.


Una vasta area ipogea creata dal Fiume Kemonia si estendeva sotto il complesso conventuale, interessando anche le zone limitrofe. Sfruttando queste cavità, si ritiene, sia stata realizzata la grande cripta - provvista di colatoi e vasche di raccolta degli umori cadaverici - che ospitò, tra le altre, le salme di artisti che lasciarono pregevoli opere fuori e dentro la casa francescana, quali Fra' umile da Petralia e Gaspare Guercio. Quest'ultimo, oltre che per la statua marmorea della Madonna di Trapani, viene ricordato per aver partecipato alla sistemazione della piazza antistante la chiesa. Lo spazio, di forma semicircolare era corredato di sedili perimetrali, statue ornamentali ed una Fontana, detta della Ninfa, in posizione centrale. Da qui dipartiva, in asse con il futuro Santuario ed estesa fino al mare, una larga via che prese il nome dal Vicerè dell'epoca (l'odierna Via Lincoln). Tale splendido esempio di talento architettonico venne in seguito distrutto in forza di opinabili scelte di sistemazione urbanistica: la stuttura a semicerchio venne demolita e con essa l'antica Porta di Vicari, nel 1783 fu aperta l'attuale Via Oreto; la Fontana della Ninfa smontata e rimontata a Piazza Alberico Gentili (1873); il tracciato di Corso Tukory comportò l'abbattimento della prima cappella a destra del Tempio seicentesco.






Foto e didascalie di Peppino C./zio-silen

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