mercoledì 18 gennaio 2012

Oratorio di Sant'Onofrio


 

Un tempo dinanzi alla sobria facciata dell'Oratorio di S. Onofrio scorreva placido il Papireto, il cui nome deriva dalle piante di papiro che copiose si incontravano sui suoi argini. Oggi su Piazza Sant'Onofrio e su Via Panneria, che occupano un tratto dell'antico letto, scorre solo un fiume di lamiera.




L'Oratorio nacque nella seconda metà del '500, per volere della Compagnia di S. Onofrio risalente al 1548.
L'aula rettengolare,che nell'ottocento assunse sembianze classicheggianti, presenta l'altare maggiore sormontato da una nicchia fiancheggiata da lesene e capitelli in stucco. Alcuni arredi e statue lignee collocati nell'Oratorio e nell'Antioratorio si fanno risalire al seicento.


La tela sull'altare maggiore, attribuita a Giuseppe Salerno (1570-1633)
detto lo Zoppo di Gangi, racconta il momento
della morte del Santo eremita.


L'altare della parete sinistra realizzato
sfruttando lo spessore del muro.














Crocifisso ligneo posto sull'altare di Sx.




"Madonna con Bambino" sull'altare Dx.




DX: Nella volta, un affresco con S. Onofrio
in preghiera nel deserto.

 SX: Coro ligneo sopra l'ingresso.




 

SX: Statua in marmo di Carrara del Santo titolare, di scuola gaginesca.
DX: Venerato simulacro ligneo (Sec. XV) posto sulla "vara"
che i membri della Confraternita di Sant'Onofrio,
ogni 12 giugno, conducono in processione
per le vie del quartiere.


ANTIORATORIO

SX: Mater Dolorosa (nella nicchia). Accanto, Sant'Agostino, Vescovo e Dottore della Chiesa.
DX: Statua di Santa Rosalia patrona di Palermo.




Nicchia dell'Antioratorio che custodice il
Simulacro in cartapesta di Sant'Onofrio (1603),
opera dell'apprezzato artista non vedente
conosciuto come il Cieco di Palermo.




SX: Lapide sepolcrale datata 20 aprile 1627.
DX: Il teschio sopra le ossa incrociate
ad indicare la tomba di un alto prelato.
Si trova sotto le ante del portone dell'antioratorio.



Il semplice prospetto dell'Oratorio, chiuso in alto dalla loggetta
campanaria, si leva all'imbocco di via Panneria, così chiamata
per gli opifici che realizzavano panni.




Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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