sabato 3 dicembre 2011

Chiesa di Santa Cristina La Vetere



Per numerosi lustri, transitando in via Matteo Bonello, innanzi alle sbarre arrugginite del cancello che giorno dopo giorno chiudeva il Cortile dei Pellegrini (ubicato ad angolo con la Loggia dell'Incoronazione), mi sono chiesto quali segreti si nascondessero in fondo a quella stradina che si allunga per qualche metro all'ombra di poderose mura. Alcuni giorni addietro noto un cartello posto all'imbocco del vicolo che invitava a visitare la più antica chiesa della città: "Santa Cristina La Vetere". Da una più attenta lettura apprendo che quel varco finalmente si è aperto grazie all'encomiabile iniziativa dell'ITIMED Associazione Culturale Itinerari del Mediterraneo che da Novembre a Febbraio, tutte le domeniche dalle ore 10.00 alle ore 13.00, ha consentito e consentirà ai visitatori di ammirare il pregevole monumento normanno.
Colgo al volo l'occasione ed entro: i miei occhi increduli vedono ciò che altri
già novecento anni fa hanno visto.


 
Nell'immagine a SX il Vicolo dei Pellegrini, breve tratto della "Via Francigena"
che in origine partiva dalla Francia ( da quì il nome) per arrivare nei massimi
luoghi sacri del cristianesimo: Gerusalemme, Roma e Santiago de Compostela.
A DX: Portaletto cinquecentesco chiuso da semplice architrave.

La Chiesa fu voluta nel 1170 ca. dall'Arcivescovo Gualtiero Offamilio (al quale si deve anche la costruzione, qualche anno più tardi, della Cattedrale di Palermo) per farne mausoleo per le spoglie di Santa Cristina provenienti da Bolsena, da dove erano state traslate -si narra- contro il volere degli abitanti del centro lacustre. Quale sito dell'edificio sacro fu scelto (secondo la tradizione) il luogo lungo il fiume Papireto in cui approdò la nave che trasportava la Santa martire, divenuta patrona della città prima che si affermasse il culto di santa Rosalia.
La chiesetta venne gestita dai Cistercensi per qualche anno. Al tempo dell'Imperatore Enrico VI di Honenstaufen (1165-1197) entrò tra i beni della Cattedrale.
Nel 1570 ca., la Compagnia della Ss. Trinità, detta dei "Rossi" per la cappa di tale colore indossata dai confrati, ne acquisì la disponibiltà. Questi si prefiggevano di aiutare i pellegrini diretti in Terra Santa e verso altri luoghi di culto, ai quali offrivano ristoro, riparo e cure, per almeno tre giorni, presso l'attiguo Ospizio (ormai demolito) sorto a questo scopo nel rispetto degli obblighi propri della Confraternita.


I sacri resti della Santa titolare dell'antica chiesa normanna oggi riposano dentro la Cattedrale (nell'arca sorretta da angiolini), come pure quelli di San Mamiliano e delle altre Sante protettrici di Palermo: Santa Rosalia e Santa Ninfa.




Il grande arco a sesto acuto, realizzato con nudi conci
di tufo
(come il resto della fabbrica) assemblati
con maestria,
si trova sul prospetto occidentale.




SX: L'interno ha pianta a croce greca. In asse con l'ingresso si trova il cappellone  el XVI Sec.
DX: Altare cinquecentesco e Crocifisso.



Il cappellone opposto all'ingresso presenta la volta
a padiglione decorata con stucchi seicenteschi.




Volta a crociera dell'aula.




Gli archi a sesto acuto,
 nelle cui linee si riconosce
 la mano fatimita, sostenuti
 da quattro poderosi pilastri.



 
SX: Iscrizione su lapide di pietraposta sulla parete orientale.
DX: Portone di legno intagliato che separava la chiesa dai locali destinati al ricovero delle cavalcature.


Gli archi dell'ingresso con intradossi
e frontoni ornati da rosse croci




Si ritiene che i grossi pilastri dell'edificio,
prima
della trasformazione in chiesa,
sostenessero le
strutture ben più alte
di una torre per uso militare
che rientrava
nel Complesso dell'Arcivescovado Vecchio.



Il tabernacolo ricavato
nella parete occidentale.


 
SX: Nicchia (1586) che chiude la breve navata sinistra. Nell'intradosso è visibile l'affresco raffigurante San Pietro.
DX: Nicchia Sx: affresco con San Paolo.


Nicchia Sx: Lo Spirito Santo dipinto
nella
volta dell'arco con tecnica a fresco.


LAPIDI SEPOLCRALI



Nel pavimento sei lapidi sepolcrali con teschi a rilievo che testimoniano la sepoltura in quel luogo di alti prelati.





Una botola quadrata dal coperchio in marmo bianco, al centro del pavimento, conduce al vano ipogeo nel quale venivano tumulati i membri della Compagnia dei Rossi.




Sarcofago addossato alla controfacciata.




Ne pavimento della piccola navata di sinistra questa lapide reca le incisioni di elementi simbolici quali il teschio su due ossa incrociate, la clessidra e la berretta vescovile indossata dal teschio.




Dal Cortile dei Pellegrini si vedono in lontananza (oltre via Matteo Bonello) le plastiche forme barocche del portale in pietra della Chiesa dei Ss. Pietro e Paolo, conosciuta per la ricchezza dell'addobbo decorativo serpottiano.



Foto e didascalie di Peppino C./zio-silen

Questo Blog, fermo restando quanto puntualizzato nelle "avvertenze", consente la copia di proprie foto e scritti per uso esclusivamente personale e "non commerciale", CON OBBLIGO DI CITAZIONE DELLA FONTE (www.palermodintorni.blogspot.it).
Si ricorda che la violazione del diritto d'autore (copyright) è perseguibile a norma di legge.

2 commenti:

vanessa ha detto...

uno spettacolo! Pensare che ho sempre ignorato dove si trovasse questa chiesa! Sarò passata tantissime volte...Una continua scoperta.
Classica chiesa normanna.
So' che le croci dipinte nelle chiese normanne sono quasi sempre 12 nei punti delle strutture portanti, 12 come i 12 apostoli, rosse per il martirio e la regalità.
Splendide foto.

Leo Sinzi (zio-silen) ha detto...

Ringrazio Vanessa per il cortese contributo.
Effettivamente le dodici croci parietali, sempre presenti in ogni chiesa consacrata, evocano gli Apostoli, come pure le dodici colonne del Tempio di Gerusalemme sorto nel luogo della resurrezione di Gesù Cristo. Sono dette Croci di Consacrazione. Possono essere di varia forma e materia: legno, marmo, metallo, tessere di vetro nei mosaici. Sovente si trovano dipinte sulle strutture portanti, vicino l'ingresso (n.2), nel Presbiterio (n.2) e nell'aula (n.8). Vengono unte con il Sacro Crisma all'atto della Dedicazione dell'Altare e della Chiesa.