sabato 19 novembre 2011

Chiesa di Santa Maria delle Grazie di Montevergine


La costruzione della Chiesa di Santa Maria delle Grazie di Montevergine fu avviata nel 1698, in sostituzione di un piccolo Tempio di fine quattrocento inglobato nel complesso monastico guidato dalla Badessa, di nobili natali, Luisa Settimo. Le Clarisse, nell'ultimo scorcio del XVII Secolo,  oltre ad ingrandire la loro Casa ottennero dalle Autorità ecclesiastiche le necessarie autorizzazioni per erigere la nuova chiesa. Del loro Monastero oggi  rimangono  tracce all'interno dell'Istituto Tecnico per Geometri "Filippo Parlatore", costruito al posto del demolito Convento, ed in un vicino vicolo.  Il progetto dell'edificio di culto venne affidato  all'Architetto gesuita Lorenzo Ciprì (m. 1703).
La foto di zio-silen mostra il secondo ordine del prospetto segnato da paraste scanalate e nicchie arricchite da mirabili rilievi decorativi. Rilievi realizzati nei conci di tufo assemblati in un gradevole insieme barocco. L'edificio chiude in altezza con la loggia dai sedici archi a tutto sesto, realizzata nel 1769 per consentire alle monache di spaziare con lo sguardo.



Nel medaglione dalla festosa cornice posto all'interno del timpano triangolare è visibile il rilievo con lo stemma del Secondo Ordine Francescano costituito dalle Clarisse: due braccia incrociate intorno alla Croce: uno, quello di Cristo ignudo e l'altro di San Francesco coperto con il saio, a rappresentare la conformità agli insegnamenti di Cristo.






Sull'architrave dell'ingresso, su Piazza Montevergini,
 spicca questo altorilievo recante l'emblema degli "Artigianelli".





La nicchia di destra ospita Santa Rosalia (Sec. XVIII)
che reca in mano il teschio e la croce
(simboli della Patrona di Palermo).





Nicchia di sinistra con la statua
di Santa Chiara (Sec. XVIII).




Nell'immagine, la facciata barocca - disegnata dall'Architetto del Senato palermitano Andrea Palma (1644-1730) che dopo la  scomparsa del Ciprì ne continuò l'opera: due ordini sovrapposti divisi da una  fascia marcapiano impreziosita in tutta la sua lunghezza da artistici rilievi e protetta da un agettante cornicione dalle linee spezzate. I decori settecenteschi dell'interno furono affidati a grandi artisti quali il Borremans e il Velasquez. Una Annunciazione di Pietro Novelli oggi si trova presso il Museo Diocesano. Nel tempo la chiesa è stata soggetta a diverse vicissitudini: sottratta al culto dalla ventata anticlericale che seguì l'unità d'Italia, venne vandalizzata e depredata, quindi destinata a scuola professionale (detta degli "Artigianelli"); in epoca fascista fu sede del partito; nel dopoguerra sede di Tribunale, poi di un Sindacato. Recenti lavori di restauro hanno consentito di salvare gli affreschi del pittore fiammingo per farne opinabile ambientazione dei lavori teatrali portati sulla scena da un gruppo di attori d'avanguardia, i quali hanno ottenuto dal Comune la disponibilità di quel luogo una volta sacro. Purtroppo le incombenti e mastodontiche strutture teatrali privano il visitatore della visione d'insieme del sottocoro, dell'aula, delle quattro cappelle parietali, dei due coretti e del mirabile cappellone centrale (rivisitato ed ampliato, nel 1802, da Luigi del Frago).




Nella foto, l'originale campanile a bulbo rivestito di maioliche dipinte.
 Autore il camilliano Giuseppe Mariani (1681-1731).




 Per visionare l'interno della Chiesa clicca QUI





Testo e foto di zio-silen

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