mercoledì 16 novembre 2011

Chiesa di San Michele Arcangelo e Catacombe

La facciata, risalente al 1555, presenta linee semplici con quattro paraste ai lati del portale bicolonnato raccordate da un grande timpano triangolare. L'insieme è spezzato da due porte laterali sormontate da altrettanti finestroni ad arco ribassato. Il sagrato, restaurato con basole e ciottoli, rispetta il disegno originario. E' abbellito da una fontana marmorea rotonda.



Nella foto a lato è visibile il gruppo architettonico settecentesco composto da tre portali che immettono in un cortile scoperto antistante la Chiesa di San Michele Arcangelo. Il tempio fu costruito nei primi anni del '300 sopra una chiesetta ipogea, forse normanna e sottoposto a modifiche verso la metà del '500. Recenti restauri hanno restituito l'edificio alla pubblica fruizione ma non al culto. Dal 1870 rientra infatti nella disponibilità della Biblioteca Comunale. 

 



 Portale principale con fregio recante l'anno di costruzione: il 1555.


 






L'interno a tre navate risente delle sovrapposizioni stilistiche soprattutto nelle arcate, nelle colonne e nei capitelli. Gli archi in pietra che chiudono la navata di sinistra hanno forma ogivale mentre quelli di destra si presentano a tutto sesto e sono intonacati. Sul piano di calpestio alcune botole vetrate consentono di ammirare il vecchio pavimento (più basso) in calcarenite. In esso sono ben visibili i segni lasciati dal "fiume del maltempo", il Kemonia, in occasione di ricorrenti inondazioni del tempio. Sulle pareti longitudinali si può ammirare quel che resta dell'addobbo decorativo in marmi mischi. L'aula attualmente si presenta seminascosta dal gran numero di scaffali pieni di libri. Si parla di una prossima apertura alla città ed ai turisti.




La torre medievale antistante la Chiesa di San Michele ormai da qualche decennio e stata messa in sicurezza e restaurata ad opera della Sovrintendenza ai Monumenti. Il complesso si trova in Vicolo san Michele, attiguo alla Boblioteca comunale e nei pressi di Casa Professa.


CATACOMBE PALEOCRISTIANE

Le Catacombe in cui le prime comunità cristiane solevano seppellire i loro morti sono, probabilmente, coeve delle Catacombe di Porta d'Ossuna (IV-V Sec. d.C.), cui sembrano strutturalmente assimilabili. Vengono chiamate di San Michele Arcangelo in quanto si aprono nel sottosuolo dinanzi l'abside dell'omonima chiesa, con ingresso (cinquecentesco) in fondo al prospetto laterale destro. 
Gallerie, arcosoli polisomi, loculi, cubicoli, ripiani per mense rituali vennero scavati nel banco calcarenitico a ridosso del Fiume Kemonia le cui acque - interrate nel XVI secolo - ancora oggi, affiorano per capillarità in alcune camere sepolcrali.


Tracce di stucco sulle volte fanno pensare a possibili affreschi di epoche successive alle prime inumazioni.






Alcuni passaggi - compreso quello che accoglie la scala cinquecentesca - si presentano alquanto angusti, costringendo i visitatori (anche di  media altezza) ad abbassarsi per superarli.










La catacomba un tempo avrebbe accolto anche una piccola basilica ipogea, provvista di altari e nicchie. 



Le catacombe avrebbero ospitato - per qualche tempo - il sepolcro di Sant' Oliva, la cui salma fu trafugata da cristiani palermitani in quel di Tunisi ove la vergine venne uccisa dopo aver subito il martirio. In quella tomba - si narra - sarebbero stati nascosti anche oggetti di grande valore. Questa voce, suffragata dagli scritti di un autorevole ricercatore del '600, probabilmente, spinse ladri e vandali a danneggiare - nei secoli - il cimitero ipogeo alla ricerca dell'immaginario tesoro.

Nel XVI secolo nel medesimo complesso cimiteriale si sarebbe verificato un miracolo. Il sacrestano della soprastante chiesa, incaricato dal Vescovo di Palermo pro tempore, Giovanni Paternò, di rimuovere alcune bare dalla catacomba, si lasciò andare ad atti profanatori nella vana ricerca di preziosi. L'insuccesso non bastò a riportarlo sulla retta via: dipinse l'immagine della Santa Vergine su una parete, per poi gridare al miracolo. I fedeli, accorsi in gran numero, lasciarono copiose elemosine, tali da rendere ricco il furfante che prese la. fuga con il malloppo. A quel punto l'immagine di Maria cominciò a lacrimare. Il sacrista, sentita la notizia dell'evento prodigioso, fece ritorno per invocare il perdono. 







Le gelide acque del Fiume Kemonia si fanno strada nella calcarenite e si mostrano ai visitatori.




 



La catacomba, priva di luce elettrica, viene illuminata con le torce a batteria affidate alla guida e a qualche visitatore di buona volontà.



Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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