mercoledì 16 novembre 2011

Chiesa di S. Maria degli Agonizzanti


La Chiesa è ubicata in Via Giovanni da Procida, un vicoletto che unisce via Roma a Via dei Calderai. Nacque nel 1630 grazie ai lasciti ed ai fondi elargiti da munifici donatori alla Confraternita di Santa Maria degli Agonizzanti, i cui membri godevano di grande ammirazione in quanto con preghiere e digiuni si prefiggevano di salvare dagli inferi le anime dei condannati al patibolo e di quanti, agonizzanti, non avevano potuto ottenere l'assoluzione per i loro peccati. Tale Confraternita in precedenza era stata ospitata, in momenti successivi, presso la Chiesa di San Girolamo e presso la Chiesa di San Nicolò di Tolentino.
Sotto l'edificio di culto scorrono, interrate, le acque del Fiume Papireto.
Nel 1784 furono ultimati i lavori di ampliamento e modifiche diretti dall'insigne Arch. Antonio Interguglielmi (m.1822). La facciata di gusto classico settecentesco presenta un grande timpano semicircolare che si diparte dalla fascia marcapiano. Al suo interno è appoggiato un cartiglio retto da angiolini. Aggettanti paraste con capitelli corinzi disegnano verticalmente gli spazi esterni ed interni. La zona absidale reca affreschi che raccontano momenti della vita della Santa Vergine, opera di Elia Interguglielmi (1746-1834) - fratello del già citato Antonio - che firmò anche le tele sugli altari laterali. Le decorazioni dell'altare maggiore si devono alla raffinata arte dello scultore palermitano Ignazio Marabitti (1719-1797). I quattro Dottori della Chiesa che ornano la navata sono opera di Gaspare Firriolo (seconda metà XVIII Sec.). La Chiesa di S. Maria degli Agonizzanti era uno dei pochi edifici di culto dell'area urbana corredati di Cripta sottostante, con accesso situato alle spalle dell'altare maggiore (vi riposavano le salme dei confrati), ed Oratorio sovrastante.
La chiesa, causa rischio crolli, per un decennio è stata sottratta al culto e chiusa al pubblico.




SX: Secondo ordine dell'edificio con il grande frontone semicircolare che si diparte dalla fascia marcapiano.
DX: La Chiesa emerge tra i palazzotti
di Via Giovanni da Procida.




Il portale d'ingresso in stile classico. All'interno del timpano triangolare
è visibile un medaglione in stucco con l'emblema mariano.

 
L'aula, con volta a botte, è a navata unica. Quattro sono le cappelle parietali e due le cantorie con parapetto ligneo. Le paraste scanalate sono sormontate da capitelli dorati.


 
 L'arco di trionfo che immette nel presbiterio reca in 
sommità un cartiglio dorato circondato da angiolini.


 
Al centro del catino absidale è una nuvola in stucco bianco da cui emergono testine alate rivolte verso l'Occhio di Dio raffigurato come l'Occhio che tutto vede inserito all'interno di un triangolo raggiante dal vago richiamo al simbolismo massonico.




L'abside curvilinea reca gli affreschi monocromatici di Elia Interguglielmi. L'altare composto da marmi policromi è decorato con rilievi di Ignazio Marabitti. Al centro del paliotto marmoreo, in un ovale di marmo bianco, è l'Agnus Dei. La pala dell'altare maggiore, seicentesca,  rappresenta un agonizzante che riceve conforto dalla Vergine titolare e dal Bambino incoronati d'oro (le due corone sarebbero un dono papale (XVIII secolo) quale riconoscimento alla Chiesa sul Papireto del titolo di "Madre" di analoghe Comunità religiose costituitesi  in tutta la penisola per il sostegno spirituale degli agonizzanti).


Questo quadro - forse una copia di quello custodito presso il Museo Diocesano - rappresenta una impiccagione, con alcuni confratelli della Compagnia del SS. Crocifisso - detta dei Bianchi per il colore del saio con cappuccio - che pregano per l'anima del condannato. Sul patibolo è il boia intento a gravare col suo peso sulla testa dell'impiccato ed in basso il suo aiutante (il cosidetto "tirapiedi") che abbracciate le gambe del malcapitato ne agevola il trapasso spingendolo verso il basso. In alto, nell'angolo destro  della tela, si riconosce la Santa Madre Misericordiosa che, con  il Bambino ed un Angelo, accoglie un'anima riconciliata con Dio, mentre uno spirito non pentito viene allontanato dall'Arcangelo Michele. Sullo sfondo due edifici definiscono la location nel Piano della Marina (odierna Piazza Marina):  la Vicaria (carceri del XVI secolo), e la Chiesa di San Giovanni dei Napoletani riconoscibile dalla  loggetta campanaria a tre archi.
Il collegamento tra le truci esecuzioni fronte mare e la Chiesa della Madonna degli Agonizzanti c'è, anche se nel dipinto non si vede. La Confraternita di S. Maria degli Agonizzanti, infatti, annoverava tra i compiti "statutari" quello di accompagnare con i propri riti le persone avviate alla forca verso la fine della propria esistenza terrena. Si racconta che nei tre giorni precedenti l'esecuzione - confidando nel pentimento del reo - i membri della Compagnia attuavano il sacrificio dell'astensione dal cibo ed elevavano suppliche alla Madre di Dio affinchè intercedesse per la salvezza della sua anima. Le ore notture erano scandite da lugubri rintocchi di campane in numero pari a quello dei condannati. Nel momento esatto dell'impiccagione (i Confrati venivano avvertiti da una sorta di telegrafo umano che - collegando la Marina alla loro Sede - trasmetteva la notizia passandola di bocca in bocca) un sacerdote alzava il Santissimo Sacramento per propiziare la "buona morte", quindi impartiva la benedizione a quanti si erano adoperati in tal senso con le loro preghiere.



I dipinti sugli altari laterali sono opera di Elia Interguglielmi. Raffigurano Maria bambina con la madre, Santa Anna e Santa Rosalia nella grotta alle pendici del Monte Quisquina.



La parete longitudinale di sinistra accoglie la cappella con il Crocifisso ligneo dell' '800. Alle cui spalle è il reliquiario. L'altra Cappella, in immagine, accoglie la tela con San Giuseppe ed il piccolo Gesù, dipinta da Elia Interguglielmi.


 
Quattro nicchie accolgono i Dottori della Chiesa. Scultore: Gaspare Firriolo, attivo a Palermo nella seconda metà del '700.









 Al centro delle pareti longitudinali sono due passaggi verso attigui locali sovrastati da altrettante cantorie con parapetto ligneo dagli artistici intagli.


 
 Il Coro, sopra l'ingresso, presenta un gradevole  parapetto
 decorato a rilievo con festoni dorati e testine alate.



 Addossati alla parete d'ingresso sono una lapide del 1630 ed una teca con il simulacro dell'Ecce Homo.


AGGIONAMENTO DEL 06/03/2016: La Chiesa di S. Maria degli Agonizzanti, dopo un lungo periodo di chiusura, è stata riaperta a turisti, fedeli, appassionati d'arte e curiosi grazie all'encomiabile iniziativa di un gruppo di persone, particolarmente sensibili, che hanno dato vita al Progetto Zyz che si prefigge il recupero e la libera fruizione dei monumenti cittadini dimenticati.






Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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