martedì 26 luglio 2011

Fulgore barocco: Chiesa di Santa Maria in Valverde

 

Lasciata la Chiesa di San Giorgio dei Genovesi, percorro Via Squarcialupo cullato dalle armonie che fuoriescono dalle finestre del Conservatorio Vincenzo Bellini. Uno sguardo estasiato agli altorilievi allegorici della Chiesa di Santa Cita ed ecco, ad angolo con Largo Cavalieri di Malta (già Piazza Valverde), apparire la rosea facciata, trapuntata di simbolici decori, di quello scrigno del barocco palermitano che risponde al nome di Santa Maria in Valverde.
La chiesa sorse nel trecento per officiarvi le funzioni religiose delle monache dell'attiguo convento carmelitano, risalente al XII Sec.. Il monastero, che dal XIV al XVI Sec. ospitò gli Agostiniani, per tornare poi ai Carmelitani, fu più volte ingrandito, ristrutturato ed infine, nei recenti anni novanta, demolito per sopravvenute esigenze urbanistiche. La rivisitazione dell'edificio di culto si deve all'estro di Mariano Smiriglio (1561-1636), magnifico interprete del gusto barocco. Il primo Architetto del Senato cittadino ne curò la progettazione a partire dal 1633. I lavori di ristrutturazione, già avviati un secolo prima e più volte interrotti per mancanza di fondi, ripresero con vigore grazie al sostegno economico del Marchese Camillo Pallavicino, facoltoso banchiere genovese con interessi in città, che si prodigò per rendere più confortevole la vita monastica dell'unica figlia.
Il progetto del ricchissimo apparato decorativo, prevalentemente marmoreo, fu affidato, sul finire del XVII Secolo, all'insigne Architetto del Senato palermitano, Paolo Amato (1634-1714). L'opera venne continuata nei primi anni del '700 dal trapanese Andrea Palma (1644-1730).
La chiesa, con il suo tripudio di marmi mischi, sculture, tele, affreschi, drappeggi che si rincorrono senza soluzione di continuità, è molto ambita dalle giovani coppie come spendida cornice in cui celebrare il loro matrimonio.


AULA: PARETE DESTRA

Manto decorativo della parete destra
dal quale emergono le coppie di colonne tortili
in marmo rosso che affiancano gli altari.




Altare dedicato a Sant'Antonio Abate.
La tela raffigura la Madonna e Santi.
Sull'Altare fa bella mostra di sè uno scudo in
pietra blu del Brasile.






SX: Altare di Santa Lucia (fine '600): particolarmente ammirato per le soluzioni prospettiche che conferiscono profondità all'insieme.
DX: la nicchia, sprofondata nelle volute barocche e circondata da puttini, che ospita la statua lignea di Lucia. Nelle mani della Santa i simboli del martirio: il piattino con gli occhi e la palma.




SX: Tela d'epoca con Santi, impreziosita dalla folgorante cornice di marmi mischi plasmati dal genio dell'artista.
DX: Sulla cantoria in legno e ferro battuto, un affresco con effetto trompe l'oeil.


AULA: PARETE SINISTRA

Gli addobbi marmorei del lato sinistro.




SX: L'altare del Crocifisso contornato da simboli della passione di Cristo.
DX:Crocifisso ligneo su reliquiario.




Altare dedicato alla Vergine del Carmelo.


Estasi di Santa Teresa.




PRESBITERIO



SX: Presbiterio semicircolare e abside progettati nel 1840 con gusto classico dall'abate Giovanni Patricolo (1789-1861). Catino dell'abside e volta dell'arco affrescati (con controversa attribuzione) dal fiammingo Guglielmo Borremans.
DX: Sull'altare maggiore: "Madonna del Carmine" (1642) del grande pittore monrealese Pietro Novelli (1603-1647).


SX: Zona presbiteriale con opere dal richiamo bizantino. Agli estremi dell'altare sono posti due Angeli in legno (Sec. XIX) nati dall'abile mano del palermitano Salvatore Bagnasco.
DX: Sull'altare maggiore un ostensorio in legno, proveniente dalla Cattedrale, realizzato da maestro intagliatore siciliano dell'ottocento.


VOLTA DELLA NAVATA

Sulla volta rimangono solo piccole zone
coperte con gli affreschi di Antonio Grano (1660-1718).



PARTICOLARI DELL'ADDOBBO
DECORATIVO PARIETALE



SX: Gli angeli ai lati degli altari recano oggetti
simbolo del Santo cui l'altare è dedicato.
DX: Figure allegoriche ed oggetti simbolici.




Fauno e Angelo che reca oggetto simbolo.



Nel tondo chiuso da ghirlanda in stucco
si distingue il Monte Carmelo.





CORO

La volta del coro presenta residui affreschi
di Antonio Grano (1660-1718)
con "Sant'Elia sul carro di fuoco"
e "La visione di Sant'Elia sul Carmelo".
Il coro, nella tradizione delle suore di clausura,
è chiuso da una grata dalle fittissime maglie,
che si eleva in simbolici raggi.


SOTTOCORO



Nel sottocoro l'affresco "Vergine in Gloria" (1750) di Olivio Sozzi (1690-1765).





Architetture dipinte nel 1750 da Olivio Sozzi (1690-1765) con la tecnica dell'illusione prospettica.



ESTERNO








SX:  I due prospetti della chiesa su via Squarcialupo e Largo Cavalieri di Malta. In fondo si intravede la Chiesa di Santa Cita.
DX: Portale barocco in marmo grigio (1691) disegnato da Paolo Amato (1634-1714). Tra le volute del timpano spezzato si staglia ben marcato lo stemma dell'Ordine Carmelitano nel quale si riconoscono i seguenti elementi: - il Monte Carmelo (di Haifa in Israele) ove nacque l'Ordine Carmelitano; - le tre stelle a sei punte che rappresentano i Carmelitani nel loro cammino verso Dio; - la Corona, in alto, che rappresenta il Regno di Dio; - la Croce di Terrasanta (quintupla) al vertice del Monte; - la palma ed il giglio a rappresentare i primi Santi dell'Ordine: Sant'Angelo e Sant'Alberto di Trapani.




Facciata principale disegnata nei primi anni dell'800 dall'Abate Mango.


Il campanile in pietra, strutturato
in tre ordini, fu realizzato nel 1730.







Foto e didascalie di Peppino C./zio-silen

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