martedì 31 maggio 2011

Altavilla Milicia: Il Santuario della Madonna Lauretana e dintorni


Notte cupa e tempestosa. Le onde altissime frustano la roccia di Capo Zafferano. Una nave di pirati stenta a governare e rischia di colare a picco. L'ennesimo sobbalzo fa volare e capovolgere la tavola posta a copertura di un barile d'acqua potabile. Un lampo illumina l'immagine in essa dipinta: la Madonna nera. I corsari invocano l'intervento del loro Dio e ritengono di compiere un gesto a lui gradito lanciando tra i flutti quella sacra effige, qualcuno vorrebbe disfarsene consegnandola ai cristiani del luogo. La notizia del suo ritrovamento sulla spiaggia ai piedi del paesino di Altavilla, nei pressi della foce del torrente Milicia, ben presto fa il giro di borghi e campagne. La folla di fedeli pone la preziosa tavola su un carro trainato da buoi e in processione la conduce in paese dove viene custodita e venerata nella quattrocentesca chiesetta affacciata sul mare.


Una versione meno romanzata dell'episodio racconta invece di un vascello corsaro che nella giornata del 15 luglio 1636 veleggiava lungo l'orizzonte diretto a Palermo per l'ennesima razzia. Una  mareggiata costringeva i pirati a rivedere i loro propositi ed a riparare sulla costa di Altavilla. Mentre i palermitani, avvertiti del pericolo, si mobilitavano e correvano in soccorso dei milicioti, i pirati, prima di fuggire, si producevano in atti atroci e blasfemi, arrivando a colpire con la scimitarra la sacra tavola sulla quale restavano tre tagli (tutt'oggi visibili).
La ritirata dei pirati e la loro rinunzia a depredare borghi e città della costa palermitana fu vissuta dalle popolazioni come un miracolo della Vergine Nera.
Da quell'episodio nacque la devozione dei palermitani verso la Madonna della Milicia. Devozione che ogni anno viene manifestata con la partecipazione ai festeggiamenti della Santa Madre che si tengono tra il sei e l'otto settembre. La tradizione prevede che oltre ai milicioti la "vara" sia sospinta da rappresentanti delle borgate marinare palermitane che da est verso ovest sono: Acqua dei corsari , Bandita, Romagnolo, Acqua Santa, Arenella, Vergine Maria.


Il carro trionfale, a forma di vascello, trainato da buoi.
 Nei giorni della Festa percorre le vie del paese
 facendo rivivere l'episodio de corsari  che lasciarono 
il quadro sulla spiaggia miliciota.




 La "Vara"con la sacra immagine, portata in Processione l'otto settembre di ogni anno, durante il percorso viene rivolta per qualche istante verso Palermo, a ricordare l'antico episodio dei pirati barbareschi ed a chedere alla Madonna Nera la protezione per il Capoluogo.





La chiesa presenta pianta a croce latina e strutture-rifiniture di gusto ottocentesco. Le pareti longitudinali e quelle del transetto, prive di cappelle, sono interrotte da altari e nicchie con statue di Santi. L'andamento dell'abside è curvilineo raccordato al catino affrescato da uno stretto cornicione in stucco. La volta è a botte.



Pregiato Crocifisso i cui tratti bizantini sono stati offuscati dai ripetuti restauri. In origine era conservato presso la Chiesa di Santa Maria di Campogrosso di Contrada Chiesazza di cui rimangono solo alcuni resti.





SX: "Gesù battezzato da San Giovanni Battista" di Giuseppe Bagnasco ( 1831-851).
DX: "Resurrezione di Lazzaro" di Giuseppe Bagnasco (1831-1851).




"San Francesco di Paola" scultura (prima metà XIX Sec.)
attribuita allo scultore-pittore palermitano Giuseppe Bagnasco .





SX: "Assunzione in Cielo di Maria Vergine" del Guerrero (ispirata dall'opera del Tiziano).
DX: "Natività" affrescata sulla volta.



"Sposalizio della Vergine" affresco sulla volta, realizzato nel 1950,
chiaramente ispirato dalla famosa opera di Raffaello.




SX: Immacolata Concezione (statua lignea).
DX: Altare del Sacro Cuore di Gesù.La statua è stata realizzata nel 1906 dalla Ditta Zanazio Rosa & C. di Roma.


San Giuseppe con il Bambino Gesù
(statua lignea del 1911 della Ditta romana Zanazio).





Nell'abside, sopra l'altare maggiore, due angeli decorativi affiancano il trecentesco dipinto della Madonna nera. Nella foto sono visibili le scalette che conducono i fedeli all'altezza del quadro per l'adorazione.

Il dipinto della Madonna nera in trono con Bambino, San Francesco e una figura inginocchiata (committente?), di scuola giottesca, viene collocato temporalmente a cavallo tra il XIV ed il XV Secolo. Esperti poco romantici, tralasciando le origini leggendarie del quadro, affermano che la sacra effige venne donata alla chiesa miliciota, nel 1578, dalla devota Famiglia Galletti, proveniente dall'aristocrazia pisana. Realizzato su legno con il sistema della tempera all'uovo, misura 76,5 X 101,5 centimetri. Nei primi anni dell'ottocento in uno dei tanti interventi di restauro e manomissione, la Vergine assunse l'aspetto della Madonna di Loreto grazie al manto d'argento lavorato a sbalzo che la ricopriva interamente. L'ultimo restauro, avvenuto nel 1990, ha liberato l'opera di tutte le sovrastrutture poste nel tempo offrendola ai fedeli nel suo rigoroso aspetto originario. Recuperata peraltro la figura del committente coperta, con opinabile scelta, da diversi strati di colore.


Sull'altare maggiore: "Cristo risorto",
opera di Giuseppe Bagnasco

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SX:"Ultima cena" di Giuseppe Bagnasco (dipinto realizzato tra il 1831 ed il 1851).
DX:"Abramo si appresta al sacrificio del figlio Isacco". Autore: Giuseppe Bagnasco (1831-1851).



SX: Particolare degli affreschi del catino dell'abside
realizzati nel 1929 da Onofrio Tomaselli
("traslazione della Santa Casa di Nazareth
della Vergine Maria a Loreto e SS. Trinità")
e della Cupola con affreschi di Totò Bonanno (1996).


DX: "Cupola di luce" del pittore contemporaneo Totò Bonanno (1928-2002) che ha voluto illustrare l'episodio della Pentecoste. Sui pennacchi i quattro evangelisti con i rispettivi simboli: Giovanni (aquila), Matteo (angelo), Marco (leone), Luca (bue).








SX: Maria SS. Assunta (Ditta Zanazio Rosa & C. 1921).
DX: La Patrona di Palermo: Santa Rosalia dormiente (ala sinistra del transetto).





SX: Bambinello di Praga (ala sinistra del transetto) della Ditta Zanazio -1908.
DX: Maria Addolorata (Ditta romana di Zanazio Rosa-1918), sotto la teca in cristallo con il Cristo morto.



SX: Particolare della teca con il Cristo morto (statua in legno d'Ortisei di Luigi Santifaller- Bolzano 1954). Ala sinistra del transetto.
DX: Santa Lucia che reca in mano il piatto con gli occhi, simbolo del suo martirio (ala destra del transetto).



SX: "Annunciazione" sulla volta del transetto.
DX: "Maria presenta Gesù al Tempio di Gerusalemme", affresco sulla volta del transetto, a destra.



Sopra l'ingresso è visibile l'Organo Lugaro risalente al 1858 al quale nel 1969 è stato aggiunto un nuovo strumento fornito dalla Ditta padovana Ruffatti per un totale di 2600 canne circa.



Altavilla ed il suo Santuario visti dall'autostrada.









SX:  Il prospetto principale del Santuario dalle linee semplici e sobrie appena segnate da lesene nei due ordini. Il portale presenta un architrave sporgente sorretto da due colonnine con capitello ionico che incornicia lo splendido portone (1999) di Vincenzo Gennaro.
DX: Tra due piante di ulivo l'opera di Vincenzo Gennaro, scultore originario (1944) di Petralia Soprana. Il portone bronzeo reca all'interno " la Passione".


L'esterno del portone bronzeo con
"il Mistero dell'Incarnazione di Cristo".




All'esterno del Santuario (lato destro dell'ingresso) è esposto al pubblico un esauriente pannello informativo da cui lo scrivente ha tratto alcune delle notizie storico-artistiche che corredano questo post.




Bassorilievo in bronzo, sulla facciata principale,
con la Vergine e San Francesco (1954) del termitano
Filippo Sgarlata (1901-1979), scultore, medaglista e
Docente all'Accademia di Belle Arti di Palermo .




SX: Il Santuario visto dalla piazzetta dell'anfiteatro.
DX: All'imbocco della piazzetta dell'anfiteatro si trova questa edicola con l'effige della Madonna della Milicia realizzata con tecnica musiva.



Murales nell'anfiteatro.




 Il Paese visto dal belvedere




SX:  Le Madonie innevate viste dal belvedere di Altavilla Milicia.
DX: La torre d'avvistamento impropriamente denominata "Torre Normanna" viene collocata dagli studiosi al tempo della dinastia aragonese che governò la Sicilia tra la fine del XIII e l'inizio del XVI secolo. Le tre strutture presenti sulla costa altavillese nascevano dall'esigenza di contrastare le incursioni dei pirati provenienti dal nordafrica.


SX: Capo Zafferano visto dal belvedere.
DX: Sotto il belvedere si può ammirare una seconda torre di guardia di epoca aragonese.


SX: La piccola stazione ferroviaria sul mare.
DX: Un tratto dei sette chilometri di coste di Altavilla.




SX: Suggestiva immagine di Cala Sciabica in territorio altavillese.
DX: Un angolo della costa.


SX: La "Chiesazza" (ex Santa Maria di Campogrosso) risalente al tempo di Roberto il Guiscardo - Duca di Puglia, Calabria e Sicilia - della nobile famiglia normanna degli Altavilla, vissuto tra il 1025 e il 1085.
DX: La "Chiesazza" vista dalla circonvallazione di Altavilla Milicia.


Panorama visto dal Belvedere







Foto e didascalie di Peppino C./zio-silen

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1 commento:

Anonimo ha detto...

Complimenti, lavoro ben fatto.