mercoledì 27 aprile 2011

Ricordando Eugenio Montale: "Meriggiare pallido e assorto"




In questa triste epoca di decadentismo politico e sociale in cui l'uomo, impotente, soccombe agli eventi, ricordiamo con un brivido la splendida poesia di Eugenio Montale.



(Da Ossi di seppia - 1925)

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d'orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.


Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano
a sommo di minuscole biche.


Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.


E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.



(Eugenio Montale)




Postato da zio-silen

1 commento:

Gio' ha detto...

Un solo commento: musica tradotta
in versi.

Complimenti a zio Silen per ricordarci questi capolavori.