venerdì 12 novembre 2010

LA GANCIA (Santa Maria degli Angeli) - L'interno


Scarpinando sui basolati vicoli del rione Kalsa, può capitare di imbattersi in un imponente edificio dalle linee austere e poco appariscenti allocato ad angolo tra la via Alloro e Cortile della Gancia. Si tratta della Chiesa di Santa Maria degli Angeli detta " La Gancia" per via del ricovero per ammalati che, nella seconda metà del quattrocento, venne realizzato dai francescani del Convento di Santa Maria di Gesù, piccolo borgo alle porte di Palermo. All'ospizio, dopo varie vicissitudini, si aggiunsero - per intercessione di Papa Giulio II - la Basilica e l'annesso Convento. L'esterno, con i suoi prospetti dai conci squadrati e spogli,  non lascia intuire all'ignaro visitatore quali tesori d'arte si possono ammirare appena varcata la soglia: si spazia dalle tele di Pietro Novelli, Vincenzo da Pavia, Lo Zoppo di Ganci, Olivio Sozzi, Vincenzo Bongiovanni, agli affreschi di Filippo Tancredi, Antonio Grano, Gugliemo Borremans, alle sculture di Antonello Gagini e Ignazio Marabitti, agli stucchi di Giacomo e Procopio Serpotta. Chi non fosse ancora soddisfatto può estendere la sua visita al vicino Monastero dei Frati Minori, oggi parzialmente occupato dall'Archivio di Stato, con il suo portico cinquecentesco affrescato con l'albero genealogico e scene della vita dei monaci, il pozzo in stile barocco, il loggiato del '400, l'Oratorio dei Terziari Secolari ricco di pregevoli stucchi.
Alcuni affreschi e stucchi, da tempo attaccati dall'umidità che affluisce copiosa, corrono il rischio di scomparire. Auspichiamo un urgente intervento delle competenti autorità per scongiurare la tragedia della perdita di tali tesori dell'umanità.








Presbiterio ed abside: l'altare principale ricchissimo di
decorazioni dorate e marmi policromi.




 
Stucchi con  "Santa Maria degli Angeli (XVI Sec.)" e San Francesco attribuiti a Giuliano Mancino e Bartolomeo Berrettaro (morto nel 1519). Splendido il tabernacolo in pietre nobili, ornato di statuette dorate.



La Santa Madre consegna a Francesco
le regole dei frati minori


Presbiterio:  quadroni attribuiti ad Antonio Grano (1660-1718)  recanti "Ultima cena" e "Mosè guida gli ebrei alla terra promessa".



Angeli assisi sul cornicione
reggono oggetti simbolici
( gruppo di stucchi nell'abside).
Sulla volta del presbiterio:
Gloria di San Francesco. Affresco
attribuito ad Antonio Grano.



< Ala Sx del transetto: "Sacra Famiglia e San Francesco".




 
Quadrone con affresco nell'ala sinistra del transetto
(dirimpetto la Cappella dello Sposalizio).
L'immagine racconta il miracolo di "Santa Chiara e la Pisside". ^
La Vergine è raffigurata con l'abito francescano marrone ed il
velo nero a simboleggiare la sua consacrazione a sposa di Dio.
Chiara con le sue preghiere e l'esposizione dell'ostensorio,
che emanava una luce accecante, costrinse alla fuga Federico II
ed il suo esercito che da tempo assediava Assisi, scongiurando
la violazione del Convento delle Suore Damiantine
(Clarisse dopo la morte della Santa) di San Damiano.





Ala destra del transetto. Sopra la porta: Madonna di Loreto (Sec. XVI).



Nel transetto, sarcofago che accoglie le
spoglie di un membro della nobile Famiglia
Quinones ( Sec.XVI) sovrastato dalla
raffigurazione, a bassorilievo, della morte.
Sul pavimento una serie di lapidi sepolcrali.




SX: Nel transetto di destra si apre la Cappella della Madonna di Guadalupe, di proprietà della Spagna,da tempo chiusa per restauro.
DX: Particolare dell'apparato decorativo (stucchi di giacomo Serpotta) della Cappella della Vergine di Guadalupe. Le pareti (in atto non visibili) dovrebbero ospitare due tele settecentesche di Vincenzo Bongiovanni.




Lo stemma dei sovrani spagnoli dell'epoca.


Transetto: "La Madonna di Guadalupe appare a Juan Diego",
di Vincenzo Bongiovanni che operò a cavallo tra il XVII e il XVIII Sec.



CAPPELLA DELLO SPOSALIZIO

Nel transetto, a sinistra del presbiterio,
si apre la splendida Cappella dello Sposalizio.




"Cappella dello sposalizio" con stucchi
dei Serpotta e affreschi di Filippo Tancredi.
Nella lunetta in alto, altorilievo in stucco
di Giacomo Serpotta (1656-1732).


< "Lo Sposalizio della Vergine" apprezzata tela di
Vincenzo degli Azani da Pavia (morto il 1557).





L'Imperatore Augusto ha in visione la  Sibilla Cumana
 di Giacomo Serpotta (1656-1732).





Angeli del Serpotta



Volta della Cappella magnificamente affrescata.





SX Il Monachino, famoso stucco di Giacomo Serpotta, posto ad ornamento della parete destra della Cappella dello Sposalizio confinante con il presbiterio. DX: Angiolino serpottiano assiso sul cornicione della cappella.



Il grano (SX) e l'uva (DX), simboli eucaristici.



"Estasi di San Francesco" di Antonio Grano.



< Gloria di Santa Elisabetta (Sec. XVIII). Autore incerto.


^ "Elemosina di Santa Elisabetta
d'Ungheria" (Sec. XVIII).
Autore incerto.


Angelo e Vergine della "Annunciazione" (XVI Sec.).
di Antonello Gagini (1478-1536).



"San Pietro D'Alcantara" (1645 c.a)
di Pietro Novelli, detto
Il Monrealese (1603-1677).



 
SX: La Vergine appare a San Francesco, attribuito a F. Tancredi.
DX: San Francesco riceve la Comunione da Gesù,
attribuito a F.Tancredi (1655-1722).





Sacra Famiglia con Sant'Anna
e San Gioacchino (autore ignoto XVII Sec).



SX: Statua in legno raffigurante Santa Filomena con il simbolo del martirio tramite annegamento (altri ne seguirono).  Si narra che la corda che la legava all'ancora si spezzò  miracolosamente, salvandola.
DX: Simulacro marmoreo di San Giovanni di Nepomuk (XVIII Sec.). Martire boemo - vissuto tra il 1345 ca. ed il 1393 - ucciso per annegamento dopo esere stato gettato dal Ponte Carlo IV nel fiume Moldava di Praga dal re Venceslao IV per essersi rifiutato di rivelare i segreti, appresi in confessione, di Giovanna di Baviera, consorte del sovrano stesso. Si narra che il suo cadavere galleggiante emettesse raggi di luce. E' ritenuto patrono dei confessori. nonchè protettore dei ponti (nei cui pressi solitamente si trova in immagine) dagli effetti di piene ed esondazioni.
Il similacro marmoreo, risalente al 1722, è opera dell'ingegno del frate domenicano e architetto Tommaso Maria Napoli (*1659 +1725) e fu realizzata per volere di Otokar von Starhemberg, "Responsabile" del
Castello a Mare  perchè facesse bella mostra di sè su un piedistallo al centro del contiguo slargo. Colà posta, con fede, per preservare la struttura dai marosi ed altre calamità. Alla Gancia è pervenuto nel 1860.


Quadroni tra le arcate di sinistra con Santi Francescani
dipinti da A. Grano e F. Tancredi.



La Vergine con Santi Francescani:
tela attribuita ad Olivio Sozzi (1690-1765).



SX: San Giacomo della Marca contesta le impiccagioni: affresco attribuito a F. Tancredi.
DX:San Francesco benedice dal Cielo: Affresco attribuito a Filippo Tancredi.


Crocifisso ligneo (XVI Sec.)




 SX: Cristo tra gli angeli ascende al Cielo.
DX: Affresco: La Veronica asciuga il volto di Gesù.


Cappella di Sant'Antonio da Padova,
con abbondanza di marmi mischi decorativi
e splendide colonne tortili ad incorniciare
la nicchia con il Santo.







 SX: Pulpito cinquecentesco della bottega di Antonello Gagini. Nel riquadro al centro: Cristo al Limbo e Resurrezione.
















SX: l'Evangelista Luca con il bue (simbolo di mansuetudine) e Giovanni con l'Angelo.
DX: gli evangelisti Giovanni con l'aquila, simbolo di acuta visione trascendente e Marco con il Leone. 



Cappella dell'Immacolata Concezione
con altare del '700 decorato a mischio
e sontuose colonnine dorate.





SX: Filippo Tancredi (1655-1722): "Giuditta e Oloferne".
DX: "Ester e Re Assuero" di Filippo Tancredi (1655-1722).



Altare riccamente decorato con marmi mischi.
Nella nicchia la Vergine SS. del Rosario di Pompei.



SX: "Cristo al Limbo" di Antonello Gagini (XVI Sec.).
DX: San Michele Arcangelo opera della bottega del Gagini.


Cristo in croce conforta la Santa Vergine (Sec. XVIII)


Parete destra della navata affrescata da Filippo Tancredi
e Antonio Grano con immagini di Santi Francescani.



Santa Elisabetta d'Ungheria e Sant'Antonio da Padova di Antonio Grano.



"San Diego" di Filippo Tancredi (1655-1722) e  "San Pietro D'Alcantara" di Antonio Grano.



Cappella del Bambinello della Gancia, venerato dai fedeli in quantoconsiderato miracoloso.
.


Altra immagine del Bambinello della Gancia.



"L'Annunciazione" Sec. XVII






Ai lati dell'Annunciazione David e Isaia.
Stucchi di autore incerto (gli esperti si dividono
tra Giacomo Serpotta e Gaspare Firriolo).



 Affresco sulla parete destra della Cappella
del Bambinello: "Adorazione dei pastori"(Sec. XVIII).
Sulla parete di sinistra: "Adorazione dei Magi" (Sec. XVIII).


Sarcofago seicentesco sorretto da due leoni.
Sopra di esso, tela del XVII Sec. che illustra la
crocifissione dei SS. Martiri Giapponesi.



Santa Clara e "San Ludovico" di Antonio Grano.



"San Bernardino" di Filippo Tancredi.



Altare in marmi policromi con "Natività " attribuita a
Vincenzo degli Azani da Pavia (morto il 1557).
Nella teca di pregevole fattura è conservato
l'Ecce Homo realizzato in legno (XVIII Sec.).




Mirabile "Madonna" nella nicchia dorata e Formella con "Madonna con bambino" di scuola gaginiana.



Cappella di San Francesco. Altare decorato
con marmi mischi. La statua del Santo,
in legno, risale al XVIII Sec.



 
SX: "Visitazione": decorazione a tarsie di marmi policromi sull'intradosso dell'arco della Cappella di San Francesco.
DX: Fuga in Egitto della Sacra Famiglia: decorazione a tarsie di marmi polocromi.


Affresco con figure allegoriche.








SX: Ecce Homo risalente al '700 su mirabile altare barocco riccamente decorato in marmi mischi.
DX: Madonna di Monserrato tra Sant'Agata e Santa Caterina di Alessandria (1528) di Antonello Crescenzio il Panormita (1467-1542).


San Francesco battezza alcuni saraceni,
dipinto attribuito ad Antonio Grano (1660-1718).



Acquasantiera (Sec. XVI).


Maestoso e raffinato organo realizzato
da Raffaele della Valle (1615)
al centro del coro sopra l'ingresso.










SX: Soffitto ligneo costituito da formelle con una
stella al centro di ognuna di esse (Sec. XVI).
DX: L'ingresso





 
Foto e didascalie di Peppino C./zio-silen


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2 commenti:

Anonimo ha detto...

Come può la statua in legno di s. Filomena essere del XVII sec. se tale santa nel XVII era assolutamente sconosciuta? La devozione a s.Filomena ebbe inizio soltanto con il ritrovamento del suo presunto sepolcro nel 1802 nelle catacombe di Priscilla a Roma. Prego dunque correggere la didascalia alla foto della suddetta statua.

zio-silen ha detto...

Ringazio l'anonimo commentatore per aver rilevato il refuso inerente la datazione della statua di santa Filomena.
Refuso, forse, inconsciamente determinato dal ricordo di una Santa Filomena i cui resti furono rinvenuti, nel 1527, nella Basilica di San Lorenzo in Loliolo a Sanseverino Marche.

Tengo cmq a precisare che questo Blog, curato da un estimatore del patrimonio artistico palermitano (e non solo), non pretende di avere valore di scienza esatta (vedi "avvertenze") ma solo l'ambizione di proporsi (nel suo piccolo) quale spunto per Quanti - animati da identica passione - volessero intraprendere un percorso mirato di approfondimento e conoscenza.

Qualora venissero rilevate altre sviste, prego di segnalarmele.

Cordialmente