sabato 21 agosto 2010

Chiesa di Santa Maria della Catena

"Regnando in Sicilia il Re Martino, furono tre infelici giovani condennati a morir sulle forche: e per eseguirsene la sentenza già eran condotti al patibolo, circondati dalla turba de’ Ministri della Giustizia. Eran già vicini alla gran piazza della marina, in cui dovean fare di loro stessi tragica scena a’ riguardanti concorsi, quando la Vergine, riguardando con occhi di pietà quegli sventurati; o ne fosse cagione la loro innocenza, ingiustamente di non commesso delitto incolpata, o il fervore delle preghiere, che commosse la clemenza della Gran Madre a protegerli, fece, che in un momento ricopertosi di folte nebbie il Cielo, si scaricasse un’improvvisa tempesta. Alla pioggia dirotta, al vento, che soffiava terribile, allo spesso balenar dell’aere, ai tuoni, e folgori spaventevoli, che assordavano il tutto, ognun de’ Ministri, non solo non ebbe pensiero di proseguire il cammino, ma atterrito cercò il dove fuggire, per ripararsi dall’imminente pericolo. Quindi tutti frettolosamente entrarono nella vicina Chiesetta dedicata alla Vergine, che dall’essere sul destro braccio dell’antico porto, avea allora il nome di S. Maria del Porto, e portaron seco i tre Condennati, che all’entrar della Chiesa concepirono viva speranza di scampare la morte; invocando in loro soccorso il potentissimo ajuto di Maria.
Non cessando però la tempesta, anzi vie più avanzandosi, non fu permesso a’ Ministri il partire in tutto il resto del giorno: onde furono astretti a restarsi la notte in quella Chiesa, e differire al seguente giorno l’esecuzione della sentenza. Quindi per ben custodirsi i Rei si raddoppiaron le guardie, e s’accrebbero a gl’infelici grosse catene. Ma potean anche con maglie di diamante incepparli, poiché era in vano spesa la diligenza; e non ad altro giovevole la loro vigilanza nel fortemente legarli, che ad accrescere maggiormente il prodigio, che doveasi operare dalla Santissima Vergine.
Mentre dunque avanzata la notte le guardie intorno a’ condennati profondamente dormivano, gli afflittissimi Tre, così carichi di catene, com’erano, si strascinarono innanzi l’altare di Maria, ove una sua Immagine s’adorava, e con lagrime copiose, e preghiere, tratte dal più profondo del cuore, supplicarono la pietà della Gran Reina, a degnarsi di soccorrerli in quella estrema calamità, a conceder loro lo scioglimento delle catene, e in dono la vita. Continuarono per buon tratto di tempo le ferventi preghiere, accompagnate da copiosissime lagrime i poveri Rei: onde il benignissimo cuore di Maria commosso a compassione, concesse loro la grazia; poiché nel mezzo della notte si sciolsero a tutti Tre le ligature, e gli caddero con maraviglia di sè stessi le catene d’intorno, senza che strepitassero alla caduta. A questa maraviglia s’aggiunse altro portento, e fu, che si spalancò da sè stessa la porta della Chiesa; e parve loro che uscissero dalla Sacratissima Immagine queste parole. Partite alla libera; nè v’opprima alcun timore di morte: a mia intercessione già il mio divino Figliuolo, che porto in braccio, v’ha sciolto dalle catene, e v’ha concesso la vita.
In vedersi restituiti alla libertà, e scampati dalla morte i non più infelici, ma fortunati Giovani, rese affettuosissime grazie all’amorevole Liberatrice, esiliata dal cuore ogni timidezza, non andarono in cerca di nascondigli per sottrarsi a’ Ministri della Giustizia; ma intrepidamente si diedero a scorrere per la Città, ed a piena bocca lodare la singolar pietà della Vergine; raccontando da per tutto il prodigio. Destati però all’aprir del giorno le guardie, vedendo nel pavimento le catene, e spalancata la porta della Chiesa, sopraffatti dal timore d’essere incolpati d’affettata trascuratezza nel custodire i delinquenti; e che averebbe ricaduto sul loro capo il gastigo preparato a’ condennati, uscirono sollecitamente da quel luogo per andare in traccia de’ fuggiti. Nè fu difficile il trovarli; poichè ben presto l’ebbero nelle mani: ed ancorchè sentissero della loro bocca il miracolo operato dalla Gran Madre delle misericordie, nulladimeno rilegati furono condotti al Presidente. Innanzi di esso raccontarono francamente il ricevuto favore; e alla narrazione d’un tanto prodigio commossi quanti si trovaron presenti, apriron mille bocche a benedire la gran pietà di Maria. Fu portata la notizia di questo avvenimento al Re Martino, e operò in sì fatta maniera il prodigioso racconto nel suo animo, che dichiarò d’un subito affatto liberi d’ogni pena i Tre condennati: giacchè erano stati aggraziati dalla Sovrana Imperatrice. Indi si portò con la Reina Consorte per venerare l’effigie di Maria, operatrice di sì alti portenti: e con esso loro tutti gli abitatori di Palermo; avendosi divulgato da per tutto il caso maraviglioso. Molti infermi concorsero alla Chiesa della Vergine, tratti e dalla fama del miracolo, e dal desiderio della sanità; e quante furono varie le infermità, che esposero sotto gli occhi benigni della Vergine, così altrettanto varie furon le grazie, che abbondevolmente dispensò la Gran Signora a beneficio de’ suoi divoti. Per questo gran miracolo perdè la Chiesa l’antico nome di S. Maria del Porto, e cominciò a chiamarsi della Madonna della Catena. In oltre in un Quadro, che oggi si vede collocato su la porta del sinistro lato della Chiesa, si delineò distintamente il miracolo, con sotto questa inserizione.

Anno Domini MCCCXCI.
Die XIII. Augusti.
Martino I. Siciliae Rege XIX. Martini Ducis Monti Albi filio, Joannis Aragonum Regis Fratre Nepote, ejusque uxore Maria, Friderici III. Filia regnantibus, Catenarum hoc singurale miraculum hujus tela pigmentiis adjectis, etiam hisce versibus expressum, sic Regiam Sicilia Panormum in admirationem induxit, ut istud Divae Mariae Templum à Catenis nomenclaturam, vel hodierna die conservarit.
Cùm malè tres fuerint Martini tempore Regis
Producti ad furcas, grandine, et imbre pluit.
Misit in hanc Mariae portus tun Virginis Aedera
Damnatos Vindex: labitur inde dies.
Nocte rogant Mariae nomen: cecidere catenae,
Atque soporatis omnibus, Aede meant.
Liberat hos veri Rex conscius: unde catenae
Virginis hoc templum non fine laude notant.

Fissa l’iscrizione sotto li 13 d’Agosto del 1391 il riferito miracolo..."

Così raccontava nel 1719 il Sacerdote palermitano Antonio Mongitore (1663-1747) nel suo lavoro letterario " Palermo divoto di Maria Vergine e Maria Vergine protettrice di Palermo", rendendoci edotti, tra l'altro, sulle origini del nome del Tempio. La memoria popolare tramandata da padre in figlio, tuttavia, con il conforto degli storici, fa risalire quel nome (altresì) ad una catena la cui estremità meridionale era ancorata alle mura della preesistente chiesetta normanna con l'intento di chiudere, quale misura difensiva, l'antico porto di Panormus (oggi Porto della Cala).

L'edificio di culto, le cui origini vengono collocate tra il XV ed il XVI sec. - progettista Matteo Carnalivari - presenta un gradevole prospetto in stile gotico-catalano. Stile che si ritrova anche all'interno tra elementi normanni (riconducibili ai resti di una Cappella dell'epoca di Federico II) e rivisitazioni rinascimentali.

Notevoli le sculture dei Gagini (Antonello e il figlio Vincenzo) che decorano la facciata, il portico e la Cappella della Madonna delle Grazie. Anche le tre navate presentano un apparato parietale ricco di pregevoli opere d'arte (soprattutto nelle Cappelle e nelle absidi) collocabili in varie epoche.

Gran parte degli affreschi sono opera di Olivio Sozzi (1690-1765).


Il portico a cinque arcate (due laterali) e la monumentale scalinata in origine realizzata a due rampe (successivamente modificata nella forma attuale) in seguito ai lavori voluti nel 1581 dal Vicerè Marcantanio Colonna per l'apertura del "Cassaro morto" con conseguente abbassamento del livello stradale.




SX: Particolare della facciata gotico-catalana. La lapide marmorea ricorda il miracolo della nave carica di frumento che nel corso della carestia del 1592, per intercessione della Madonna della catena, fece scalo inaspettatamente in città, sfamando così i suoi abitanti.
DX: Santa Caterina in preghiera con il suo simbolo: la ruota.



Portale principale.




Bassorilievo con Madonna e Bambino tra Santi e Angeli,
attribuito,
al pari degli altri due, alla famiglia Gagini .






Portale laterale sinistro
finemente decorato (Sec.XVI).
L'architrave del portale Sx
con il bassorilievo gaginesco (Sec.XVI).






Portale laterale destro.
Nel Fregio: Adorazione dei Magi: Decorazioni dei Gagini (Sec. XVI).












La volta a crociera del portico, il cui motivo
continua anche all'interno.




Le tre navate con archi laterali a sesto ribassato
e centrali a sesto acuto. I capitelli delle colonne sono
di mano gaginesca.




Pregevole fonte battesimale XVII Sec..
Si nota una delle basse finestre
aperte solo sul lato sinistro dell'aula
privo di cappelle.




 
SX: Particolare della volta a crociera centrale e di quella a botte laterale.
DX: Particolare della navata di destra in cui si aprono le cappelle.




 
SX: L'abside SX con Crocifisso ligneo e altorilievo raffigurante il Padre Eterno benedicente.
DX: Incoronazione della Vergine (Sec. XV).





SX: Particolare dell'altorilievo quattrocentesco.
DX: Particolare dell'altare dedicato all'Incoronazione della Vergine.










SX: Affresco sulla volta della Cappella dedicata all'Incoronazione della Vergine.
DX: La Vergine incorona Santa Brigida di Olivio Sozzi (Sec XVIII).



"Natività" (Sec. XVII)











 Volta della Cappella della Natività.



Opere presenti nella Cappella
di Santa Brigida (Sec. XVII)




 
SX: Catino dell'abside centrale con originale disegno a vele.
DX: Altare maggiore con stemma dell'ordine religioso dei Teatini e Tabernacolo in pietre nobili.










Cappella dedicata alla Madonna della Catena.
L'affresco illustra il miracolo.
Sui pilastrini il simbolo reale ed i ceppi.



Particolare del quattrocentesco affresco della
Madonna della Catena. Ai suoi piedi si
intravedono i condannati al patibolo imploranti.





 
Cappella Madonna della Catena: affreschi sulle pareti laterali




 
Santa Barbara e Santa Ninfa del Gagini (XVI Sec.)


 
Santa Oliva e Santa Margherita (XVI Sec.)


Affresco della volta di una Cappella.





SX: Sarcofago di epoca romana. DX: L'ingresso della Chiesa.


 
Prospetto settentrionale rivolto verso il Porticciolo della Cala.



Le absidi pentagonali finemente decorate.


Particolare dello splendido portale gaginesco sul fronte meridionale.





La Chiesa della Catena confina a nord-est con
l'ex Convento dei Padri Teatini (inizio XVII Sec.),

oggi sede dell'Archivio di Sato.





 
Il Portale barocco che orna l'ingresso dell'Archivio reca al centro del timpano spezzato un medaglione in marmo con il simbolo dei Teatini (Croce sul Calvario).


Il porticato del chiostro dell'ex Convento
che si apriva sulla Chiesa.
Sull'architrave del passaggio si legge:
"TEMPLUM DEO ET VIRGINI A CATENA".







Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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