mercoledì 23 giugno 2010

Il Lavatoio medievale di Cefalù

Da Corso Vittorio Emanuele, scendendo uno scalone  in pietra con andamento a chiocciola, si accede al lavatoio medievale, dove le antenate dei cefaludesi usavano  lavare i loro panni. Le signore sfruttavano il continuo scorrere dell'acqua per garantirsi quell'igiene così rara nel Medioevo. La struttura, rivisitata, per ragioni urbanistiche, nei primi anni del XVI Sec., sfrutta il corso di quello che una lapide posta su uno dei pilastri dell'ingresso indica come fiume Cefalino. Il rigagnolo, con sorgente su un altopiano a sud-ovest di Cefalù, dalle parti di Gratteri, venne interrato nel XVII Sec. Nel 1655 furono altresì realizzate le strutture con volta ad arco.
Cephalinus, secondo la leggenda, sarebbe nato dalle incessanti lacrime di una ninfa per aver provocato la morte del suo amore.
L'acqua affluisce da 22 bocche artisticamente lavorate e, dopo aver percorso il lavataio, raggiunge il mare attraverso due aperture ricavate nei brevi tunnel con volta ad arco.




Uno dei pilastri che sorregge il cancello in ferro battuto reca una
lapide marmorea, datata 1655, con versi dello Storico, Letterato
e Poeta Vincenzo Auria (1625-1710):  "Qui scorre Cefalino, 
più salubre di qualunque altro fiume, più puro dell'argento,
 più freddo della neve".
 Le sue sorgenti erano conosciute ed utilizzate sin dai tempi della
dominazione arabo-normanna.




L'acqua riempie il Lavatoio attraverso 22 "cannoli" con
fattezze di belva. Al culmine dell'arco una piastrella in ceramica
reca l'anno dell'ultima rivisitazione architettonica: il 1890. Al 1991
invece risale l'ultimo restauro curato dall'Azienda Turismo di Cefalù.
 



L'imponente scalone a chiocciola che da 
Corso Vittorio Emanuele conduce al Lavatoio.



Turisti ammirano e fotografano il Lavatoio.






Testo e foto di zio-silen

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